E’ stato un match spettacolare, elettrizzante e duro, oltre ogni aspettativa, in ciascuno dei cinque round di questo main event, che metteva in palio il titolo “ad interim” lightweight conteso dal 37enne Justin “The Highlight” Gaethje (veterano a stelle e strisce con 27 vittorie e appena 5 sconfitte) e dal giovane leone di Liverpool, il 31enne Paddy “The Baddy” Plimbett (fino a poche ore fa imbattuto con 7 vittorio su 7 in Ultimate Fighting Championship). La bellezza di questa sfida è stata nell’intensità: sin dai primi secondi i due fighter hanno sempre attaccato rinunciando alla tattica o a strategie di attesa o contenimento. Un match totalmente a viso aperto (senza troppo tatticismi), molto in linea con sfide epiche, che, negli anni passati, hann0 fatto la storia di questa spettacolare promotion a stelle e strisce.
Unica grande differenza tecnica è stata la guardia tenuta sempre molto alta dall’americano rispetto all’inglese, che, però, alla fine, ne ha pagato le conseguenze finendo persino all’ospedale per una TAC di controllo alla testa (voluta dagli organizzatori di UFC).
Alla fine ha vinto lo “sfavorito” della vigilia, l’americano Gaethje, ha mandato due volte al tappeto il britannico e anche quando poteva finalizzarlo a terra, mostrando grande fair play, gli ha dato sempre la possibilità di rialzarsi. Mai, fino ad oggi, Plimbett aveva subito, nella sua carriera, così tanti colpi al corpo e al volto (oltre 190). Nel contempo, però, ha fatto registrare il suo primato personale per i colpi portati a segno nei confronti dell’avversario (oltre 150). Nel complesso, dopo Las Vegas, lo score record di “The Baddy” si cristallizza su 23 successi e 4 sconfitte (il ragazzo di Liverpool arrivava tra l’altro da 9 vittorie consecutive).
Alla fine, per decisione unanime dei giudici, ha vinto meritatamente il campione dell’Arizona, che ha dominato l’opponent in 4 round su 5. Solo il 3° infatti poteva essere assegnato al fighter inglese. Plimbett, che era arrivato a questo match da favorito, ha dimostrato di avere un arsenale di colpi precisi e duri (anche se l’americano è stato ancora più preciso e perforante a livello di esecuzione), ma anche e soprattutto tanto coraggio. Il volto del britannico, pieno di lividi e le ferite subite, testimonia la battaglia che c’è stata, stasera, alla T-Mobile Arena di Las Vegas nella sfida titolata di questo incredibile e indimenticabile UFC #324. Il campione di Liverpool ha dichiarato. post match. che non ci trova nulla di strano, nè di poco dignitoso, nell’aver perso per mano di Gaethje, che considera una leggenda dell’ottagono UFC (non ha caso questo era l’11° main event a cui ha partecipato in carriera).
Già si pensa alla sfida titolata Gaethje vs. Topuria
Adesso la stampa specializzata, ma soprattutto i fan. lo vorrebbero come sfidante ufficiale per il titolo iridato, in occasione di UFC White House, in programma il prossimo 14 giugno a Washington D.C.. Il nome dello sfidante è già sulla bocca di tutti: l’ex campione del mondo (nella stessa categoria) il georgiano-spagnolo Ilia Topuria. Per chi come “The Highlight” Gaethje, questa sera, era dato per spacciato e vicino al ritiro, è una occasione incredibile di rilancio in chiave UFC.
Un’ultima annotazione: questo main event è stato il match “perfetto” per gli amanti dello striking (in attacco ma anche in difesa). Una risposta ben chiara alla monotonia (purtroppo) del wrestling e del grappling nella gabbia. Lo striking è spettacolo, fa restare incollati i fan agli schermi tv o ai cosiddetti second screen (i mobile device o i tablet) e soprattutto avvicina un pubblico molto più vasto di non specializzati. Può far storcere il naso ai puristi delle arti marziali miste, ma per diffondere questa disciplina, così spettacolare ed emozionante, servono proprio atleti con le caratteristiche di Justin Gaethje e Paddy Plimbett. Come ha dichiarato stasera un emozionato Jack Brunelli: “What a Fight!“. D’altronde, visto lo spettacolo, come dargli torto.









