Sabato 4 luglio salirà, sul ring del Pala Tiziano di Roma (nell’ambito delle celebrazioni per i 110 anni della FPI – Federazione Pugilistica Italiana), il 31enne boxer capitolino Francesco Faraoni (score: 8-1-0, di cui 2 per K.O.). L’occasione è la sfida per il titolo italiano dei “medi” all’interno della card di “Roma Boxing Night“. Ad attenderlo il 27enne tarantino (di origini cubane) Giovanni Rossetti (18-4-0, di cui 7 per K.O.) da sempre seguito dal maestro Aldo Quero. Entrambi puntano a conquistare, in quello che sarà il penultimo match (previsto tra le 22 e le 22:30) della kermesse organizzata dalla TAF di Edoardo Germani e dalla De Carolis Promotions, la cintura di campione italiano della categoria.
Per Faraoni è il secondo assalto, dopo la sconfitta con Christian Mazzon a Milano (lo scorso mese di marzo), al termine di un match, ancora oggi, oggetto di forti polemiche tra gli addetti ai lavori (sia per il verdetto finale di split decision, sia per il controllo anti-doping saltato per ragioni sanitarie). Per questa occasione ha puntato molto sullo sparring di qualità e sulla forte attenzione anche per quanto riguarda gli aspetti nutrizionali affidandosi ad uno specialista del settore.

D: Faraoni, che tipo di preparazione ha portato avanti in vista della sfida del prossimo 4 luglio?
Sicuramente una preparazione molto dura. Ai primi di maggio ho scelto di trasferirmi, per alcune settimane, a Riga in Lettonia per fare sparring con Michael Eifert, pugile tedesco di ottimo valore, che ha combattuto, di recente (lo scorso mese di maggio), contro il campione russo Dmitry Bivol nella categoria mediomassimi impegnandolo in diverse fasi del suo incontro. Ero lì con altri due atleti ucraini e, dopo le prime sedute, il suo maestro, originario proprio di Riga, mi ha chiesto di restare preferendomi anche agli altri due colleghi.
D: Cosa le ha dato questa esperienza a livello internazionale?
Sicuramente tanta consapevolezza. Mi sono allenato con uno dei big del pugilato mondiale attuale e questo mi ha arricchito anche in termini di crescita personale.
D: Cosa ha imparato sotto il profilo tecnico?
Certamente il maestro del campione tedesco (il lettone Dmitrijs Siholajs) ha un’impostazione di lavoro tipica della scuola pugilistica russa. E’ una boxe molto tecnica, in linea, abbiamo fatto tanto lavoro condizionato. Ai pugili russi in generale riconosco grandi qualità tecniche e fisiche anche rispetto ad altre scuole.
D: Che caratteristiche ha invece il suo prossimo avversario?
Rossetti è sicuramente un pugile tecnico, molto pulito come stile di boxe. In più ha una esperienza internazionale. Lavora spesso con entrambe le mani e riesce, in molte fasi del match, ad essere anche veloce nei colpi e negli spostamenti.
D: Guardando, per un attimo, al suo prossimo futuro, dove si vede tra tre anni?
E’ una domanda che mi faccio spesso, perchè mi piace organizzarmi mentalmente nella vita come nel lavoro. Lo stesso provo a replicarlo nella boxe. Nel caso specifico, però, sto cercando di muovermi step by step. Obiettivo dopo obiettivo. Ecco perchè questa sfida per il titolo italiano è molto importante per me. Solo dopo mi potrei concentrare su un percorso di profilo internazionale, non prima. In questo percorso, e ci tengo a sottolinearlo, sono da sempre al mio fianco i miei due maestri storici (Luigi Ascani e Italo Mattioli, nda) del Team Boxe Roma XI, per me veri e propri “padri” pugilistici, con il supporto di Giovanni De Carolis (attuale direttore tecnico delle nazionali FPI). Con i miei due maestri ho iniziato ben 21 anni fa. Averli pertanto tutti e tre al mio angolo, sabato prossimo, mi scalda il cuore.

D: E a livello internazionale quali sono i suoi punti di riferimento?
Uno per tutti è sicuramente Roy Jones Jr…Pugile spettacolare, fortissimo (ha una mano enorme grande quanto la mia testa, nda), istrionico e dal grande talento. Non a caso lo chiamavano “Captain Hook”. Stiamo parlando di una leggenda del pugilato mondiale (ha vinto in carriera titoli mondiali in quattro diverse categorie di peso). Poi chiaramente ve ne sono anche altri.
D: Ad esempio Ben “The Surgeon” Whittaker?
Certo il pugile inglese è già una leggenda (tra l’altro ha vinto nelle ultime ore nel suo debutto negli Stati Uniti contro Richard Rivera al Barclays Center di Brooklin a New York, nda). Bravissimo a schivare. Nessuno è più bravo di lui.

D: E in Italia chi è il più forte nello “schivare” sul ring?
Per mobilità di tronco (e non solo) sicuramente Dario Morello.
D: Torniamo a parlare di futuro. Le piacerebbe lavorare nel cinema o in tv?
Svelo un fatto che pochi conoscono. Se non ci fosse stata la preparazione per il titolo italiano lo scorso 7 marzo sarei potuto entrare all’ultimo “Grande Fratello”. E’ chiaro che per poterlo fare dovrei essere libero mentalmente e a livello di allenamenti. Certamente tv e cinema mi affascinano come mondi e mi piacerebbe molto provare questa esperienza. Come dico sempre: il più è sempre meglio del meno. Sono aperto a nuove esperienze e visioni, ma devo avere tranquillità per potermi esprimere al meglio anche in questi due nuovi ambiti.
D: Parliamo dell’ultimo match di marzo con Christian Mazzon. Al di là del risultato finale cosa le ha lasciato dentro come esperienza?
Può sembrare assurdo, ma al netto della sconfitta quel match mi ha dato e lasciato tanto, perchè mi ha arricchito a livello interiore. Ho capito che posso crescere ulteriormente e, quindi, mi sento più forte a livello personale (come pugile e come uomo). Quel risultato mi ha spinto a migliorarmi, dandomi anche forza e stimolo in tutti quelli che sono i miei progetti futuri. Al di là del risultato, ripeto, e delle polemiche che sono nate nel post match, mi ha fatto molto piacere che a Milano in occasione dell’ultimo TAF tanti appassionati di boxe, soprattutto lombardi, mi abbiano avvicinato e si siano complimentati con me per la condotta del match e post sfida. Del tema in esame però non voglio più parlare perchè la mia testa è concentrata solo sul mio prossimo avversario e sul sogno del titolo nazionale dei “medi”.
D: La sera del 4 luglio, quando salirà sul ring del Pala Tiziano, cosa le passerà per la testa?
Tante emozioni. La gente che mi sta seguendo o scrivendo e che, magari, sarà lì presente al Pala Tiziano mi spingerà a fare bene. Mi stanno trasferendo un’energia assolutamente positiva. E’ come se mi passassero davanti agli occhi dei frame e questi frame sono portatori sani di energia.
D. E suo fratello, il kickboxer Mattia, sarà al suo fianco?
Sì, certo, come sempre (Mattia per la cronaca combatterà a Rosolini, in provincia di Siracusa, la sera del 25 luglio in un match di kikcboxing, nda).
D: Come vede questa esplosione di influencer nel mondo della boxe?
Sicuramente molti di loro hanno attratto tanta gente nuova avvicinandola al nostro sport e questo è un fatto positivo. Devo anche dire che lo sviluppo agonistico di alcuni di loro non sempre però è avvenuto all’interno di regole predeterminate, seguendo le dinamiche severe di routine (già a partire dagli allenamenti in palestra) dei pugili “pro”. Ancora oggi apprezzo le loro esibizioni, perchè sono una promozione fortissima per la nostra disciplina, ma un conto è una esibizione, un conto è un match con un pugile professionista che vive all’interno delle regole della Federazione e delle diverse organizzazioni di governo del pugilato.

D. Può spiegarsi meglio?
La boxe è una disciplina stupenda che ti insegna a rispettare i valori dello sport e soprattutto il tuo avversario. A combattere e convivere con le tue paure. Una grande maestra di e per la vita. E’ uno sport che ti porta a superare anche i tuoi limiti e a gestire tante emozioni diverse tra loro. Però non è uno sport per tutti, se parliamo di boxe professionistica e, soprattutto, non è un gioco, né si può farlo passare come un divertimento da provare. Per arrivare a fare pugilato “pro” bisogna seguire un percorso molto serio con il proprio maestro e puntare sempre alla tutela della propria salute. Non è un divertimento, ci si può anche fare male. Apprezzo l’aspetto promozionale che stanno portando nel nostro settore gli influencer o gli youtuber. Massimo rispetto per il loro lavoro, però quando sfidano i big della categoria c’è anche la possibilità di farsi male, perchè la boxe “pro” è per una élite e non per tutti. E non si può salire sul ring solo per fare hype o per crescere in termini di follower.
D: E del fenomeno Jake Paul cosa pensa?
Mi complimento con lui per le idee che riesce a mettere in campo, riunione dopo riunione, per i nuovi fan che sta riuscendo ad attrarre e anche per l’impegno che ci mette nella preparazione dei match (non a caso ha sotto contratto alcuni dei migliori coach, preparatori atletici e nutrizionisti). Lui, sicuramente, sta facendo una vita da pugile e si può permettere anche i migliori specialisti del settore. Sta dando inoltre la possibilità a tanti giovani pugili di combattere in scenari importanti. Opportunità uniche per molti di loro e questa è una cosa bellissima.

D: Come vede invece lo stato di salute della boxe ”pro” italiana?
In questi ultimi anni ci sono state molte novità e tanti giovani pugili italiani hanno deciso di intraprendere la carriera professionistica. Prima tutto girava attorno ai gruppi sportivi militari ed io stesso sono un prodotto di questo mondo (Faraoni infatti arriva dal gruppo sportivo Carabinieri con il quale ha disputato ben 130 match da amateur).
Prima per molti pugili la carriera finiva con il dilettantismo. Adesso non è più così. Sono veramente tanti i “colleghi” che percorrono convintamente questa strada e lavorano ogni giorno per raggiungere i loro sogni sportivi.
I risultati più importanti li avremo entro i prossimi 10 anni, ne sono più che certo. Perchè sta cambiando la mentalità e l’approccio a questa professione e ci sono diversi nuovi promoter anche loro molto giovani (è il caso di The Art of Fighting di Edoardo Germani) che stanno investendo nel prodotto boxe. Certo, se guardiamo all’Europa, in questo momento Germania e soprattutto Inghilterra sono avanti rispetto al nostro Paese. La Gran Bretagna è una sorta di “seconda America” e se notate ci sono anche importantissime promotion inglesi che stanno lavorando a grandi eventi di boxe in tutto il mondo (Matchroom Boxing, Queensberry o ancora Boxxer, solo per citare le più importanti, nda).
D: Per concludere: come ha visto Michael Magnesi nell’ultimo match che valeva un titolo iridato interim “superpiuma” WBC?
E’ stato bravissimo perchè, pur non avendo vinto, è riuscito ad essere sempre molto competitivo e, in alcune fasi del match, è stato anche pericoloso. Sicuramente il suo avversario, il beniamino locale Ryan Garner è partito subito con una boxe di attacco molto intensa anche perchè non voleva sfigurare davanti al suo pubblico e quest’ultimo lo ha ripagato con un tifo caldissimo. Sembrava il tifo di una partita di calcio. In molti casi e soprattutto quando si combatte in Inghilterra il pubblico fa la differenza e trascina il proprio idolo. Mi auguro nel futuro di assistere alle stesse scene anche in Italia per i nostri atleti.









