Sabato notte 11 luglio, a Las Vegas (Nevada/USA), l’ottagono della UFC infatti ritrova uno dei suoi protagonisti più iconici della sua giovane storia. Dopo esattamente cinque anni di assenza, Conor McGregor (oggi anche co-owner della promotion americana di bare knuckle conosciuta con la sigla “BKFC”) torna finalmente a combattere per la gioia dei fan delle mixed martial arts. L’ex campione del mondo in due categorie di peso (“leggeri” e “piuma”) affronta l’americano Max Holloway nel main event di UFC #329, in un rematch (all’interno della divisione “welterweight”), che arriva 13 anni dopo il loro primo incrocio, vinto dall’irlandese (originario di Dublino) nel 2013 (in UFC Fight Night #26), per decisione unanime, quando entrambi erano ancora all’inizio della loro ascesa sportiva.
È un ritorno (dopo la sconfitta subita, nel luglio 2021, per mano di Dustin Poirier), che va oltre il semplice risultato sportivo. Per la UFC rappresenta il rientro dell’uomo che più di ogni altro ha contribuito a trasformare le MMA in uno spettacolo globale, capace di attirare milioni di spettatori e di infrangere record di pay-per-view (ricordiamo che “UFC Freedom 250″, secondo i dati forniti da Paramount+, è stata seguita da 34 milioni di spettatori in tutto il mondo).

Ma il McGregor del 2026 (sopra in foto con l’imprenditore italiano Gabriel Rapisarda – a sx – durante l’ultimo evento “BKFC” tenutosi a Roma nell’inverno 2025) è inevitabilmente diverso da quello che dominava la scena: arriva dopo il gravissimo infortunio alla gamba, un lungo stop, problemi fuori dalla gabbia e cinque anni senza combattere. Tutti interrogativi che rendono questo appuntamento uno dei più attesi degli ultimi anni.
Dall’altra parte c’è Max Holloway, uno dei fighter più rispettati della sua generazione. A differenza dell’irlandese, l’hawaiano non ha mai smesso di competere ai massimi livelli e arriva a questo incontro con un’attività e una continuità che potrebbero rappresentare un vantaggio decisivo. Holloway, però, ha scelto di non alimentare le provocazioni del rivale, limitandosi a una frase che sintetizza il sentimento di molti appassionati: “Basta che si presenti sabato sera”. Quasi a non credere nella tenuta fisica del suo prossimo avversario.
Negli Stati Uniti il ritorno di McGregor domina il dibattito mediatico. ESPN, Yahoo Sports e Sports Illustrated parlano di uno degli eventi più importanti dell’anno per la UFC, sottolineando come il fascino commerciale dell’irlandese resti intatto nonostante il lungo stop. L’attenzione, però, è accompagnata da una buona dose di scetticismo: gran parte della stampa americana si chiede se il “Notorious” sia ancora in grado di competere ai livelli che lo hanno reso una vera e propria leggenda.
Il tema ricorrente sui media statunitensi è proprio questo: McGregor resta la più grande attrazione della UFC, ma il vero protagonista sarà il cronometro. Cinque anni sono un’eternità negli sport da combattimento, e nessuno può sapere quale versione dell’irlandese entrerà nell’ottagono. Se ritroverà anche solo parte della sua esplosività, il ritorno potrebbe riaprire scenari impensabili fino a pochi mesi fa. Se invece dovesse uscire sconfitto, potrebbe essere il capitolo finale della carriera del combattente che ha cambiato per sempre il volto delle arti marziali miste.

L’analisi tecnica del match di sabato
Conor McGregor costruisce gran parte del suo gioco sul timing e sulla precisione del pugilato. Mancino naturale, è probabilmente uno dei migliori counter striker mai passati in UFC: aspetta sempre l’errore dell’avversario, gestisce la distanza con il suo caratteristico movimento laterale e colpisce con il sinistro d’incontro, il colpo che ha deciso alcuni dei combattimenti più importanti della sua carriera. Nei primi due round resta uno dei fighter più pericolosi al mondo, grazie a un’esplosività fuori dal comune e a una straordinaria capacità di leggere le intenzioni dell’avversario.
Il punto interrogativo riguarda però la tenuta atletica. Lo stop di cinque anni, il grave infortunio alla gamba e un’attività agonistica molto limitata rendono difficile immaginare quale possa essere oggi il livello della sua condizione fisica. Storicamente McGregor ha inoltre sofferto i combattimenti molto lunghi e ad alto ritmo, nei quali il consumo di energie diventa determinante.
Max Holloway rappresenta invece quasi l’opposto. L’ex campione hawaiano ha costruito la sua carriera sulla continuità, sul volume di colpi e su un cardio eccezionale. Non cerca quasi mai il colpo del KO alla prima occasione: preferisce aumentare progressivamente il ritmo, logorare l’avversario con combinazioni continue e costringerlo a combattere sotto pressione per tutti i cinque round.
Le statistiche raccontano bene questa differenza di filosofia. McGregor vanta un record di 22 vittorie e 6 sconfitte, con 19 successi arrivati prima del limite, a testimonianza della sua straordinaria potenza offensiva. Holloway presenta invece un record di 27 vittorie e 9 sconfitte ed è tra i leader nella storia della UFC per numero di colpi significativi messi a segno, segno di una continuità offensiva praticamente unica.
Dal punto di vista tattico il piano di McGregor appare abbastanza chiaro: cercare di controllare il centro dell’ottagono, rallentare il ritmo e trovare il sinistro risolutore nei primi minuti dell’incontro. Più il match si prolunga, maggiori diventano invece le possibilità di Holloway, che cercherà di aumentare il numero degli scambi, mettere pressione costante e portare l’irlandese fuori dalla sua zona di comfort.
L’aspetto mentale potrebbe pesare quasi quanto quello tecnico. McGregor combatte con il peso mentale di cinque anni di attesa e con la necessità di dimostrare di appartenere ancora all’élite mondiale. Holloway, al contrario, arriva senza la pressione del ritorno: conosce il proprio valore, è rimasto stabilmente ai vertici della categoria e può sfruttare proprio la continuità agonistica come arma principale.
Sulla carta il pronostico pende leggermente dalla parte di Holloway per condizione atletica, ritmo e continuità negli ultimi anni. Ma quando dall’altra parte della gabbia c’è Conor McGregor, il pronostico resta sempre aperto: pochi fighter nella storia delle MMA infatti possiedono la sua capacità di cambiare un combattimento con un solo colpo (è un “one punch fighter”).









