Lo stile di fighting di Luca Borando, sotto la lente di ingrandimento, in attesa delle prova del DWCS.

(con il contributo di Mario Savo)* – Il match-making nel professionismo delle arti marziali miste non perdona. Non lascia spazio ai sentimentalismi e mette a nudo, nell’arco di pochissimi minuti o addirittura secondi, ogni singola falla strutturale che si nasconde dietro un record immacolato. Il prossimo 29 settembre, Luca Borando (25enne fighter originario di Casalvolone in provincia di Novara) è chiamato a confermare il proprio status nell’ottagono di Dana White’s Contender Series (DWCS) contro il temibile peruviano Ian “El Specimen” Escuza. Un test decisivo, un vero e proprio spartiacque per le sue ambizioni di vertice. Per capire come Borando si approcci a questo fondamentale appuntamento, è necessario fare un passo indietro ed esaminare da vicino la sua ultima prestazione: la vittoria contro Leandro Camargo dello scorso 4 luglio a Cage Warriors, un match risolto con un TKO nella prima ripresa.

Se a una prima lettura superficiale un finale così rapido potrebbe far pensare a una serata priva di spunti di riflessione tecnica, un’analisi approfondita condotta sotto la lente della scienza della performance sportiva, della prevenzione e della biomeccanica rivela una realtà molto più complessa. Un incontro di poco superiore ai due minuti non offre grandi dati sulla tenuta sulla lunga distanza, ma diventa una miniera d’oro per valutare parametri fondamentali: l’efficienza della potenza alattacida, la qualità del reclutamento neuromuscolare, la compostezza della catena cinetica durante la fase di finissage e la capacità di gestione dei livelli di arousal in situazioni ad altissima intensità emotiva.

Dall’esplosività dei primi secondi fino al momento dell’interruzione arbitrale, l’incontro contro Camargo ha mostrato luci abbaglianti, ma ha anche lasciato intravedere piccoli margini di miglioramento su cui lo staff tecnico (sarà seguito dall’head coach Lorenzo Borgomeo) e atletico di Borando (si presenta negli States con uno score di 9-1-0) sta lavorando duramente. In vista del match con Escuza (30enne fighter originario di Lima in Perù con uno score di 7-0-0), un avversario dotato di tempi di reazione eccellenti e doti da incontrista di primissimo ordine, ogni minimo dettaglio biomeccanico e fisiologico potrebbe fare la differenza tra una vittoria per KO e un drammatico ribaltamento di fronte.

Il profilo fisiologico: potenza alattacida e capacità di ripetizione degli sforzi

Analizzando la prestazione del 4 luglio sotto l’aspetto del condizionamento fisico, emerge immediatamente il dato relativo alla risposta neuromuscolare. Borando è entrato nella gabbia con una prontezza d’azione impressionante, aggredendo lo spazio centrale e imponendo una frequenza di colpi elevatissima. Fisiologicamente, questa modalità d’attacco chiama in causa in maniera quasi esclusiva il sistema anaerobico alattacida, dipendente dalle riserve di adenosina trifosfato e fosfocreatina presenti nei miociti.

Il reclutamento delle fibre muscolari a contrazione rapida è stato pressoché istantaneo. La velocità d’uscita dei colpi e l’accelerazione nelle fasi di accorciamento della distanza hanno dimostrato un’eccellente capacità di espressione della forza reattiva. Tuttavia, il professionismo contemporaneo richiede che l’atleta sia in grado di sostenere tale livello di erogazione di potenza non solo per una singola accelerazione, ma a cluster ripetuti nel tempo, la cosiddetta Repeated Sprint Ability.

La preparazione atletica orientata al match del 29 settembre non può limitarsi a mantenere inalterata questa capacità di impatto devastante, ma deve garantire che il motore aerobico sottostante sia sufficientemente sviluppato da permettere un rapido ricondizionamento del sistema fosfageno tra un’azione e l’altra. Se Ian Escuza dovesse riuscire ad assorbire l’impatto iniziale e a portare la contesa oltre la metà del primo round, Borando dovrà evitare l’accumulo di sottoprodotti metabolici che ridurrebbero la reattività muscolare e la stabilità delle articolazioni.

Dal punto di vista della prevenzione degli infortuni, un approccio basato esclusivamente sull’esplosività nasconde insidie da non sottovalutare. Quando un atleta esprime massima forza in frazioni di secondo, i carichi di lavoro che si scaricano su tendini, legamenti e articolazioni sono enormi. Nei cambi di direzione repentini e nei tagli d’angolo visti contro Camargo, le forze di taglio a livello del complesso caviglia-ginocchio e le sollecitazioni sulla catena posteriore richiedono una rigidità muscolare controllata, in grado di proteggere le strutture capsulo-legamentose senza sacrificare la fluidità del movimento.

Il reel di Mario Savo dedicato alla caratteristiche di Luca Borando in attesa del match al DWCS

Biomeccanica e stabilità: l’analisi tecnica della fase d’attacco

Spostando il focus sull’analisi puramente tecnica e tattica del ring, il KO ottenuto su Camargo offre spunti di grande interesse per quanto riguarda la gestione del baricentro e la compostezza della guardia. Nel momento in cui Borando ha percepito la possibilità di chiudere il match, ha sferrato in clinch pochi colpi pensati e potenti prima di andare a terra e cercare di alzare il ritmo con ripetuti pugni al volto a frequenza elevatissima. È proprio in questa fase, definita comunemente finissage, che si nasconde il maggior rischio tattico.

L’analisi video del match evidenzia come, durante la sequenza finale d’attacco, l’impeto offensivo abbia portato Luca a sbilanciare leggermente il tronco in avanti, superando la verticale ideale definita dalla base d’appoggio. Questo fenomeno, molto comune negli atleti aggressivi dotati di spiccata potenza d’impatto, comporta due problemi sostanziali. Il primo è di natura biomeccanica: la perdita di allineamento del tronco riduce l’efficienza della catena cinetica, facendo sì che parte della forza generata dalle gambe e dal bacino si disperda prima di arrivare alle nocche. Il secondo problema è di natura strettamente difensiva: uno sbilanciamento in avanti espone il mento a possibili colpi d’incontro e compromette la traiettoria di rientro degli arti superiori in fase di copertura.

Contro Leandro Camargo, visibilmente scosso dalla potenza dei colpi ricevuti, questo sbilanciamento non ha prodotto conseguenze negative. Tuttavia, la proiezione dell’incontro del 29 settembre richiede una valutazione molto più severa. Ian Escuza fa della precisione d’incontro e del timing i suoi punti di forza principali. Affrontare un avversario con queste caratteristiche significa che ogni singola fase d’attacco deve essere eseguita mantenendo la base d’appoggio sempre ampia e stabile, permettendo un pivoting d’uscita immediato nel caso in cui l’attacco non vada a buon fine.

L’ottimizzazione del gesto tecnico in vista del prossimo match deve quindi concentrarsi sulla capacità di erogare la massima forza mantenendo la colonna vertebrale neutra e la guardia destra rigorosamente in posizione di protezione durante l’uscita dai colpi d’attacco. L’obiettivo biomeccanico è raggiungere una condizione di stabilità dinamica che permetta a Borando di condurre l’azione offensiva senza mai concedere angoli di contrattacco puliti.

La dimensione psicologica: controllo dell’arousal e lucidità tattica

Un altro aspetto fondamentale emerso dalla breve quanto intensa sfida del 4 luglio riguarda la sfera psicologico-cognitiva. Risolvere un match in poco più di due minuti richiede un livello di attivazione emotiva e fisiologica elevatissimo. Il concetto di arousal, ovvero lo stato di allerta generale del sistema nervoso centrale, gioca un ruolo determinante nelle prestazioni di combattimento.

Contro Camargo, Borando ha mostrato un killer instinct fuori dal comune: una volta intuita la difficoltà del proprio avversario, ha convertito immediatamente la pressione in un attacco senza soluzione di continuità. Se da un lato questa ferocia agonistica rappresenta una qualità indispensabile per un finisher di alto livello, dall’altro lato presenta un sottile confine con l’over-excitement, ovvero il superamento della soglia ottimale di attivazione.

credit photo – @websiteDWCS – homepage

Quando l’arousal supera il punto di efficienza massima, si verifica un restringimento del campo visivo periferico e una parziale riduzione della capacità di elaborazione delle informazioni tattiche in tempo reale. In un match di 2 minuti questa iper-attivazione può risultare vincente se l’avversario crolla sotto la prima scarica di colpi; tuttavia, contro un atleta esperto e in grado di gestire i momenti di difficoltà come Escuza, la perdita di lucidità cognitiva potrebbe rivelarsi fatale.

La preparazione mentale per il 29 settembre deve quindi concentrarsi sull’autoregolazione dello stato emotivo. L’atleta deve essere in grado di attivare la massima aggressività motoria mantenendo al contempo una temperatura cerebrale bassa, una condizione descritta negli studi di psicologia dello sport come stato di flusso o esecuzione fredda. Tecniche di respirazione diaframmatica tra le fasi d’ingaggio, unite a un self-talk strutturato, consentono di modulare il tono simpatico e parasimpatico, preservando le risorse cognitive per le scelte tattiche cruciali che potrebbero presentarsi nel corso dei round.

La tabella di marcia verso il 29 settembre: il modello di prestazione integrato

La vittoria su Camargo ha confermato che Luca Borando possiede le doti atletiche e la potenza necessarie per competere ai livelli più alti della categoria. Tuttavia, l’avvicinamento al match del 29 settembre contro Ian Escuza richiede un passaggio di livello ulteriore: la transizione da un approccio puramente istintivo a un modello di prestazione totalmente integrato e scientificamente programmato.

L’integrazione tra condizionamento fisico, prevenzione, analisi biomeccanica e psicologia dello sport rappresenta l’unica strada percorribile per garantire la costanza dei risultati al vertice delle MMA moderne. Il lavoro svolto dallo staff di Borando in queste settimane si sta concentrando esattamente su questo: perfezionare la macchina da combattimento senza snaturare l’istinto e l’esplosività che lo rendono uno degli atleti più spettacolari del panorama attuale.

Se l’atleta riuscirà a coniugare la devastante potenza alattacida mostrata il 4 luglio con una gestione più composta del baricentro e un controllo granitico dell’arousal, il match contro Ian Escuza potrebbe segnare la definitiva consacrazione di Luca Borando. L’ottagono del 29 settembre fornirà il verdetto definitivo, ma una cosa è certa: la preparazione scientifica e la cura ossessiva del dettaglio atletico hanno gettato le basi per una prestazione di assoluto rilievo. Poi ci saranno i tifosi tricolore a sostenerlo, perchè un altro italiano in UFC non è più solo un sogno.

Lo sport scientist/analista sportivo Mario Savo

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.

Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri.

In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

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