(con il contributo di Mario Savo)* – Nel panorama contemporaneo delle arti marziali miste femminili, la 31enne lottatrice argentina Ailin “Fiona” Perez (vive e si allena a Sunrise in Florida) rappresenta sicuramente per certi versi un unicum, capace di polarizzare giudizi e attrarre l’attenzione dei media per quanto mostrato dentro, ma anche fuori dall’ottagono. Capace di unire un character pubblico esuberante e di forte impatto mediatico a una presenza all’interno dell’ottagono solida e aggressiva, la peso gallo sudamericana si trova oggi di fronte al classico crocevia della carriera. La sfida che la vede opposta alla forte 35enne brasiliana (originaria di Belo Horizonte nel Minas Gerais) Norma “The Immortal” Dumont rappresenta molto più di un semplice snodo nei ranking di categoria: è un vero e proprio test di maturità tecnica, un banco di prova dove la pura foga agonistica non sarà sufficiente e dove la gestione scientifica della performance diventerà la sola variabile in grado di spostare gli equilibri. Le due atlete (combattano nella divisione dei pesi “gallo”) sono praticamente speculari a livello di score record personale: 13-3-0 per la Dumont (n.4 della divisione – negli ultimi 5 match ha perso solo l’ultimo), 13-2-0 per la Perez (n.5 del ranking e con 5 vittorie consecutive).
In programma la UFC Fight Night (#121) alla T-Mobile Arena di Las Vegas nella notte italiana di domani (domenica 27 settembre). Il main event è la sfida Raul Rosas Jr. (Mex), con uno score record impressionante (12-1-0) vs. Raoni Barcelo (Bra) preceduto, sempre nella divisione “bantamweight” (ma a livello femminile), appunto da Ailin Perez (Arg) vs. Norma Dumont (co-main event della serata organizzata in Nevada). In totale 12 match (5 di main card e 7 di prelims). Ben 10 atleti su 24 saranno americani. L’unico atleta europeo è il polacco Robert Bryczek opposto al brasiliano Rodolfo Vieira nella middleweight division.
Analizzare la figura di Ailin Perez attraverso le lenti della scienza dello sport significa superare la superficie e i “numeri” per addentrarsi nelle dinamiche profonde del combattimento. Un’analisi approfondita delle sue recenti uscite, a partire dall’emblematico scontro con la rivale Karol Rosa, rivela infatti una discrepanza fondamentale: da un lato, una capacità straordinaria di imporre la propria forza e la propria volontà nella prima metà dell’incontro; dall’altro, la persistenza di precisi vizi posturali, inefficienze cinetiche e squilibri energetici che contro un’avversaria strutturata e disciplinata come Norma Dumont potrebbero trasformarsi in trappole letali.
L’efficienza metabolica e il dilemma del dispendio energetico
Dal punto di vista della fisiologia dell’esercizio, le arti marziali miste rappresentano una delle discipline più complesse in assoluto. Si tratta di uno sport a carattere intermittente ad altissima intensità, dove la capacità di alternare sforzi a predominanza anaerobica lattacida e alattacida a brevi fasi di recupero attivo richiede un sistema di trasporto e riutilizzo dei substrati energetici perfetto.
Nel caso di Ailin Perez, uno dei primi dettagli che balzano all’occhio dello specialist della performance è la gestione della clearance del lattato nei momenti di transizione tra un round e l’altro. Durante la prima ripresa del match contro Karol Rosa, l’argentina ha mostrato il suo classico approccio esplosivo, imponendo un ritmo forsennato basato sull’occupazione aggressiva del centro del ring. Tuttavia, analizzando attentamente la seconda metà della prima ripresa e le battute iniziali della seconda, si nota una decelerazione fisiologica marcata.
Questo calo non è riconducibile a una generica mancanza di fiato o a una preparazione carente in termini assoluti, quanto piuttosto a un’inefficienza nel ripristino delle riserve fosfageniche e nella rimozione dei metaboliti ad acidità sistemica. Quando un atleta accumula una spesa metabolica elevata nei primi tre minuti di gara senza riuscire ad attivare un idoneo recupero nella fase aerobica attiva, la conseguenza immediata si riflette sul sistema neuromuscolare. Nei rientri di guardia, Perez tende progressivamente ad abbassare le braccia e a rallentare la velocità angolare delle schivate, diventando un bersaglio decisamente più statico a centro ottagono, sfruttando inoltre tanto i takedown e la monta a terra come “momenti morti” per riprendere fiato, come fossero “clinch” pugilistici.
In vista dello scontro con Norma Dumont, questa dinamica assume un peso specifico rilevante. La Dumont fa della costanza di rendimento, del controllo della distanza e del timing di sbarramento le sue armi migliori. Per l’atleta argentina, dunque, la priorità assoluta in fase di condizionamento fisico risiede nell’incremento dell’output cardiaco eccentrico e nell’ottimizzazione delle capacità di tolleranza al lattato. Soltanto garantendo una pulizia metabolica rapida ed efficace durante i sessanta secondi di pausa tra i round, la Perez potrà mantenere invariata la reattività nei rientri di guardia, evitando di offrire alla brasiliana l’opportunità di trovare la misura dei colpi d’incontro.
Biomeccanica del takedown e rischi della compensazione lombare
L’aspetto più intrigante dell’analisi tecnica di Ailin Perez riguarda senz’altro il suo arsenale di grappling e, nello specifico, le modalità di esecuzione degli abbattimenti. Sebbene la lottatrice argentina sia in grado di portare a terra molte delle sue avversarie grazie a una straordinaria aggressività e a una forza fisica fuori dal comune, l’osservatore attento non può fare a meno di notare alcune criticità profonde nella sua catena cinetica.
Nel corso della seconda ripresa della sfida contro Karol Rosa, è emerso con chiarezza un difetto strutturale ricorrente: l’inizio della fase di affondo per il takedown non avviene attraverso un corretto e preventivo abbassamento del baricentro guidato dalla flessione d’anca e di ginocchio, bensì tramite un’estensione rigida della colonna lombare, accompagnata dall’inclinazione del busto in avanti.
Questa alterazione del pattern motorio di base crea due problemi enormi da un punto di vista biomeccanico e preventivo. In primo luogo, spingere e penetrare la guardia avversaria caricando il peso prevalentemente sulla cerniera lombo-sacrale sottopone i dischi intervertebrali a uno stress da taglio notevole, riducendo drasticamente la forza di spinta prodotta dai grandi muscoli della catena posteriore, quali i glutei e gli ischiocrurali. In secondo luogo, lasciando la testa al di fuori dell’asse verticale di gravità del corpo e non spezzando correttamente il livello con le anche, la Perez espone costantemente la zona del collo alla risposta immediata dell’avversaria, sia essa una difesa mediante uno sprawl aggressivo o una presa di sottomissione in ghigliottina.
Norma Dumont possiede una delle difese dai takedown più solide dell’intera divisione, basata su un baricentro naturalmente basso, un ottimo utilizzo delle leve corporee e un solido background nelle arti lottatorie. Tentare di portare a terra la Dumont affidandosi alla sola forza bruta, con una postura estesa e lombare, significa condannarsi a un impatto contro un muro di gomma. Per Ailin Perez, il lavoro di correzione biomeccanica in vista di questo match deve necessariamente focalizzarsi sul ripristino della corretta cinesi d’ingaggio: l’abbassamento del livello energetico e spaziale deve nascere dalla cerniera dell’anca, mantenendo la colonna vertebrale neutra e la testa allineata sopra il bacino. Solo in questo modo la forza reattiva del suolo potrà trasferirsi integralmente lungo la catena cinetica, trasformando l’attacco in un’azione penetrante e al contempo protetta da contromisure immediate.
La gestione del clinch: forza isometrica contro efficienza strutturale
Un altro capitolo fondamentale nella disamina analitica del match contro la Rosa e del profilo generale di Ailin Perez risiede nel lavoro a parete e nell’in-fighting. L’argentina ama trasformare i match in battaglie d’attrito, portando l’avversaria a ridosso della gabbia per fiaccarne la resistenza e per lavorare con un grinding continuo fatto di brevi colpi e tentativi di sbilanciamento.
Tuttavia, c’è una netta differenza tra l’imposizione di un dominio strutturale e il consumo energetico passivo. Durante le fasi di clinch contro la parete, la Perez tende a rimanere ingaggiata in contrazioni muscolari isometriche prolungate, spingendo costantemente con la parte superiore del corpo per mantenere schiacciata l’avversaria. Fisiologicamente, la contrazione isometrica prolungata oltre un determinato margine temporale occlude i vasi sanguigni all’interno del tessuto muscolare, limitando l’afflusso di ossigeno e provocando un affaticamento locale precoce a carico dei muscoli stabilizzatori delle spalle e del tronco.
Dal punto di vista della tattica applicata, la Perez spende un quantitativo sproporzionato di energia muscolare per ottenere guadagni posizionali minimi. Nel clinch moderno delle MMA, l’efficienza non si misura sulla quantità di forza pura impressa contro l’avversario, ma sulla capacità di controllare gli snodi articolari principali (la testa, il bacino e i gomiti) sfruttando i principi fisici della leva e del trasferimento di peso.
Contro Norma Dumont, atleta dotata di una struttura fisica imponente e molto abile nel gestire la distanza corta senza andare in affanno respiratorio, la Perez non potrà permettersi il lusso di regalare watt di potenza in contrazioni muscolari sterili. Il piano d’azione ideale dovrà prevedere una transizione rapida tra l’ingaggio e lo stacco, ovvero l’utilizzo di controlli asimmetrici ai polsi e al collo per creare finestre d’attacco efficaci senza rimanere incastrata in una lotta d’usura a parete che finirebbe per impoverire proprio la sua riserva di carburante per i round finali.
La dimensione psicofisiologica: regolazione dell’arousal e disciplina del piano di gara
Accanto ai fattori puramente fisici, organici e meccanici, la prestazione in uno sport da combattimento ad altissimo livello è inevitabilmente condizionata dalla sfera psicologica e dal controllo dello stato di attivazione neurovegetativa, comunemente definito arousal.
Ailin Perez è un’atleta che trae una carica enorme dalla componente emotiva del combattimento. Quando l’inerzia del match è a suo favore, l’adrenalina agisce come un catalizzatore positivo, permettendole di mantenere un’aggressività e una pressione psicologica soffocanti. Il rovescio della medaglia si manifesta tuttavia quando l’avversaria riesce a spezzare la sua sequenza di attacco o a colpirla con precisione nei rientri.
Sia nell’incontro con Karol Rosa sia in altre fasi della sua carriera, si è notato come di fronte alle difficoltà o agli scambi sfavorevoli la Perez tenda ad abbandonare la disciplina del piano di gara prestabilito per lasciarsi trascinare nel cosiddetto fight mode emotivo. In questo stato di alterazione iper-adrenergica, il focus visivo dell’atleta si restringe, la capacità di elaborare le informazioni ambientali e i suggerimenti dell’angolo crolla vertiginosamente e l’esecuzione delle tecniche diventa rigida, prevedibile e guidata dalla foga anziché dal calcolo strategico.
Nel contesto della sfida con Norma Dumont, la tenuta psicofisiologica della Perez rappresenterà il vero ago della bilancia. La Dumont è un’atleta estremamente metodica, capace di frustrare gli attacchi disordinati delle avversarie grazie a un jab costante e a una gestione dello spazio priva di fronzoli. Se la Perez dovesse cadere nella trappola della frustrazione di fronte ai primi colpi d’incontro o alla difficoltà di completare un takedown al primo tentativo, il rischio di scompaginare del tutto la propria struttura tattica diventerebbe altissimo.
La preparazione per questo incontro deve quindi includere un lavoro mirato sulla regolazione dello stato di attivazione, attraverso tecniche di respirazione diaframmatica tra un round e l’altro e protocolli di focalizzazione visiva guidata. Mantenere la calma all’interno della tempesta, conservare la lucidità tattica per tutti i quindici minuti della gara e accettare i momenti di stallo senza farsi prendere dalla frenesia rappresentano i prerequisiti psicologici indispensabili per permettere al talento e alla forza fisica dell’argentina di esprimersi al cento per cento.
Strategia complessiva e prospettive per il futuro
L’incontro che attende Ailin Perez contro Norma Dumont non è soltanto un evento atteso per gli equilibri della divisione al limite dei 61 chilogrammi, ma è la prova del fuoco per il suo intero team di preparazione atletica, medica e tattica. L’analisi svolta evidenzia in maniera inequivocabile che il potenziale dell’atleta sudamericana è enorme, ma attualmente imbrigliato da errori di esecuzione e di gestione energetica che un’avversaria di primissima fascia saprebbe sfruttare a proprio favore.
Per uscirne vincitrice e proiettarsi definitivamente verso la conquista della vetta del ranking UFC, la Perez dovrà mostrare una versione ampiamente riveduta e corretta di se stessa. L’obiettivo primario non sarà quello di stravolgere la propria natura aggressiva — che rimane la sua risorsa di marketing ed agonistica più grande —, bensì quello di canalizzarla all’interno di un telaio scientificamente strutturato.
L’ottimizzazione dei sistemi di recupero energetico per evitare i crolli di guardia nei rientri, la correzione della cinematica dei takedown con la preferenza accordata alla flessione dell’anca rispetto al compenso lombare, il passaggio da un clinch muscolare a uno basato sulla biomeccanica delle leve e, infine, il controllo ferreo delle emozioni sotto pressione rappresentano i quattro pilastri di questo processo di trasformazione.
Se Ailin Perez e il suo staff saranno stati in grado di tradurre i dati emersi dai match passati in indicazioni pratiche durante il camp d’allenamento, la sfida contro Norma Dumont potrà trasformarsi nella consacrazione definitiva di un’atleta completa, capace di abbinare allo spettacolo mediatico l’eccellenza della performance sportiva e della scienza applicata alle arti marziali miste.

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.









