Prima di avvicinarsi alle MMA, Di Chirico ha praticato football americano come linebacker nei Grizzlies di Roma. Dopo il 2011 ha iniziato ad allenarsi nelle mixed martial arts, trovando presto una forte connessione con questa disciplina.
Nel 2016 il debutto ufficiale nella UFC, conquistando rapidamente l’attenzione degli appassionati italiani di combat sports. E’ rimasto nella promotion statunitense, con sede a Las Vegas/Nevada, per sei anni, affrontando avversari di livello mondiale nella divisione dei pesi “medi”.
Ha chiuso la sua carriera da “pro” con un record ufficiale di 13 vittorie e 7 sconfitte (ha combattuto in sei diverse promotion, prima di debuttare in UFC). Nel suo palmarès compaiono 6 vittorie per KO/TKO e 4 per sottomissione, dimostrando un repertorio tecnico di ottimo livello. In UFC ha conquistato 4 successi sostenendo, nel complesso, 11 incontri ufficiali.

La carriera nell’Olimpo delle MMA: la UFC
Tra i risultati più significativi della sua carriera va ricordata la vittoria per K.O., al R1, contro Joaquin Buckley (americano del Missouri) nel gennaio 2021, uno degli upset più clamorosi del circuito a stelle e strisce. Altre vittorie degne di nota includono i match contro Julian Marquez (statunitense originario di Kansas City), Oluwale Bamgbose (nigeriano naturalizzato americano) e Garreth McLellan (atleta sudafricano), confermando la sua competitività contro l’élite dell’epoca dei pesi medi UFC.
Il suo ultimo incontro nella promotion è stato in occasione di “UFC Fight Night #Paris” il 3 settembre 2022, quando è stato sconfitto dal russo Roman Kopylov. Poco dopo ha annunciato il ritiro dalle competizioni professionistiche di MMA tramite un messaggio sui social.
Di Chirico ha combattuto principalmente come striker (con base ortodossa), combinando pugni tecnici e calci con solide capacità di lotta a terra. La sua versatilità lo ha reso un atleta completo, capace di ottenere vittorie in diverse maniere, anche se la UFC è stata teatro di sfide molto dure contro avversari di prima fascia.
Dopo il ritiro, Di Chirico ha continuato a restare nel mondo delle MMA come allenatore e punto di riferimento del “Gloria Gym” di Roma, palestra/centro di formazione, che ha contribuito a fondare (è localizzata a Prati a poche centinaia di metri dalla RAI di viale Mazzini), diventata, negli anni, uno dei punti di riferimento per le arti marziali miste tricolori. Negli anni più recenti è stato anche coinvolto in attività collaterali legate alla disciplina, come commentatore tv (seconda voce tecnica) e protagonista di iniziative editoriali e audiovisive (in diversi podcast molto seguiti dai fan di combat sports) dedicate alla sua esperienza agonistica e ai retroscena della carriera in UFC. Oggi è un affermato formatore e head-coach di mma.

“TheDailyCage” lo ha incontrato, di recente, proprio all’interno della sua palestra, intervistandolo sul presente/futuro delle mixed martial arts, con particolare attenzione allo “stato dell’arte” del mercato italiano. Ne è uscito un quadro interessante con molte luci, ma anche qualche ombra.

Tra le luci vi è la notizia-bomba del lancio di una nuova promotion di mma (il progetto è denominatoAURA FC), il prossimo 1° marzo a Roma (all’Acquario Romano) assieme alla “voce” tv storica delle mixed martial arts, il commentatore bolognese Alex Dandi.

D: Partiamo subito dalla tua storia e dal progetto “Gloria”
Dopo una serie di esperienze importanti all’estero (con particolare riferimento all’attività di fighting in UFC e di training con l’allora mio allenatore in American Top Team) ho sentito forte il desiderio di far crescere questo sport (le MMA) nel mio Paese. Ho sentito che era la mia missione. Ho iniziato così a lavorare con un altro maestro in quella che è stata la palestra che ho fondato. Poi ci sono stati dei problemi, che tendo a definire “ambientali”, ma non per altro, perchè forse l’Italia è un luogo, dove al di là del settore specifico di riferimento, si tende troppo a litigare. Poi i rapporti si logorano e non ci sono più le condizioni giuste per andare avanti. Ripeto è un peccato, ma, forse, è una caratteristica atavica del nostro Paese.

Ho deciso così far nascere “Gloria”, la mia attuale palestra e progetto di vita (professionale). L’allora mio socio (Riccardo Carfagna, ndr) si è poi staccato ed è partito con un suo nuovo progetto e altri soci nel 2019. E’ stato un periodo un pò particolare, perchè ero molto concentrato sulla mia attività da “pro” e, quindi, per due anni, non ho dedicato al progetto “Gloria” il tempo che meritava, come invece sto facendo attualmente. Poi tutto è ripartito, nel 2022, al termine della mia carriera da atleta “pro”. Inizialmente, devo essere sincero, non volevo riaprire con la scuola. Sono iniziate le prime lezioni di privati e da lì sono arrivati tanti ragazzi giovani che mi hanno chiesto di potenziare questa parte del progetto. E’ la parte più bella e che mi piace di più, sono sincero.

Adesso il mio braccio destro è Giuliano Pennese. E’ il mio braccio destro. Alleniamo insieme i ragazzi di “Gloria Fight Center“. Nel futuro voglio ampliare questa attività, prendere una palestra più grande a Roma e formare giovani atleti per l’insegnamento. E’ una parte di studio delle tecniche, che, in uno sport vasto come le mma (non a caso l’acronimo sta per mixed martial arts), serve assolutamente. La mia filosofia è quella del “dojo”, dove il maestro lavora, in modo maniacale, sui fondamentali, e, ogni volta, l’allievo impara sempre qualcosa di nuovo. La nostra palestra è focalizzata su tre corsi di allenamento di base: combat, preparazione atletica e ginnastica correttiva.
Il mio più grande orgoglio è sullo stile comportamentale di chi la frequenta: c’è un ambiente unico, bello, i ragazzi sono tutti educati e rispettosi. Questo mi lusinga tanto, perchè l’ambiente è importantissimo e i valori sono fondamentali. Spesso, in altre situazioni, vedo troppi conflitti o atteggiamenti narcistici anche se nella gabbia si ottengono magari risultati di valore.
Credo, piuttosto, nel lavoro di squadra, in un gruppo di lavoro affiatato e in grandi valori etici e sportivi. Oggi gestisco una cinquantina di ragazzi, che, potenzialmente, hanno tutti la possibilità di combattere nella gabbia. Da noi si impara sbagliando, si impara anche perdendo. Confrontandomi con altri, magari anche più bravi, posso arrivare, poi, a competere.

D: Chi è il tuo alfiere? Abbiamo visto ad esempio Dell’Otto vincere, nelle mma, ad Oktagon al Pala Pellicone di Ostia.
Da noi non esistono alfieri, perchè tutti sono uguali. In questo momento Daniele Dell’Otto (nella foto sopra) è uno dei ragazzi di cui ho ampia fiducia e stima. E’ partito già all’epoca della mia prima esperienza con il collega Carfagna e adesso fa anche formazione con i giovani. Vuole vivere di sport e sta facendo delle mma la sua professione. E’ molto bravo a insegnare; studia ogni lezione che fa, mentre io sono più empirico in fase di insegnamento.

Ad Oktagon ha combattuto e vinto contro un fighter molto forte fisicamente (al R3, per sottomissione, contro Kevin Sowe nella cat. di peso fino a 84 kg., nda). Il prossimo 1° marzo combatterà ad Aura Fighing Championship #1 (AURA FC) all’Acquario Romano (casa dell’Ordine degli Architetti di Roma). E’ il mio nuovo progetto su cui credo tantissimo. L’Italia ha bisogno di promotion e di far combattere giovani atleti. E’ uno dei motivi per cui ho scelto di entrare nella FIGHT1 di Carlo Di Blasi. Oggi i miei atleti, a rotazione, combattono tutti. Prima inspiegabilmente ciò non avveniva. Ho delle mie idee, ma le tengo per me.

D: Quindi, anche per te, la UFC è il modello di riferimento?
Sicuramente. Nessun’altra promotion si avvicina ai suoi numeri. Però pensa se, in un ipotetico futuro, la UFC non riuscisse a gestire al meglio le sue attività. Immagina se fallisse. Si fermerebbe tutto, perchè nessun altro soggetto imprenditoriale, oggi, è in grado di promuovere questo sport a questi livelli e con questo volume di denaro. Fa bene quindi a spingere forte sul lato commerciale per due ordini di motivi: nelle altre promotion questo surplus non è così visibile e, probabilmente, in caso di fallimento ci sarebbe la scalata di altri format emergenti di combattimento: uno per tutti è lo street fighting. Quindi la UFC fa benissimo a portare avanti questa strategia fondamentale per tenere in piedi (bene) una vera e propria industria delle mma.

D: Nel mondo l’organizzazione di mma chi può provare a competere con gli americani?
Oggi il punto di riferimento mondiale è la UFC. Già la PFL/Bellator, che segue al secondo posto, è molto distante sotto il profilo degli introiti commerciali.
Per me solo One FC, sta provando a proporre qualcosa di alternativo in termini di business e su altri mercati (l’Asia). Ma cresce anche Oktagon MMA, la promotion ceca (nella foto sopra) specializzata solo in mixed martial arts.
D: Come vedi questo sport nella percezione della gente?
Le MMA stanno crescendo, ma ci deve essere anche un cambio culturale forte. Come addetto ai lavori ti posso assicurare che c’è ancora, purtroppo, una visione negativa quando si parla di mma. E’ sicuramente sbagliato, ma è ancora così, per questo anche i numeri delle persone potenzialmente interessate non sono così elevati.

D: Come te lo spieghi?
E’ brutto dirlo, ma il caso di cronaca nera collegato ai gemelli Bianchi (in riferimento all’omicidio di Willy Monteiro Duarte, a Colleferro, nel settembre 2020, nda), dai media subito appiccicato addosso al mondo degli sport da combattimento ci ha fortemente penalizzato. Non immagini quanto tempo, periodicamente, investo per far capire, ai genitori dei ragazzi, che le mma non sono risse da strada o, peggio ancora, un qualcosa di violento. Chi si approccia a questa disciplina ed entra in una palestra, che sia la mia o di altri, deve sapere che lo fa in modo sicuro in un ambiente costruito su valori sportivi. Non esiste la violenza nelle mma, ma quel caso di cronaca ha fatto sì che molti giovani si allontanassero e scegliessero altri ambienti sportivi. Poi, un discorso a parte, è anche quello dei carichi di allenamento. Tutto deve essere rapportato al livello di impegno: un conto è allenarsi da dilettante, un conto è l’atleta professionista. Sono due mondi diversi fra loro.

D: Fai riferimento ai protocolli di allenamento?
Ma certo. Io, ad esempio, sono contrario ai protocolli di allenamento degli atleti russi nelle mma. Sono troppo duri, intensi e non replicabili nel nostro Paese. Solo i russi, e atleti di altre poche nazioni, possono reggere cinque allenamenti al giorno. Da noi non è possibile. La crescita del fighter, soprattutto quello “pro”, deve avvenire con costanza e sotto il controllo vigile degli allenatori e dello staff medico, mettendo la salute del ragazzo al primo posto, anche se questo può, in determinati momenti, rallentare il progresso agonistico dello stesso. Con la salute non si scherza. Da noi, al “Gloria Fight Center”, valori etici e tutela della salute sono non solo valori fondanti, ma soprattutto imprescindibili e irrinunciabili. Faccio un ultimo esempio: un atleta disidratato, per quella che è la mia visione, non può fare i guanti. I guanti li sposti più avanti, perchè la salute dell’atleta viene prima dell’allenamento di quel giorno.
D: Tornando indietro cosa cambieresti nella tua vita di atleta?
Probabilmente avrei fatto qualche camp in più all’estero (come atleta) e avrei fatto partire prima il mio progetto, perchè è importante avere una “casa” dove migliorare le proprie tecniche di allenamento soprattutto in un ambiente comfort, dove ti senti tranquillo, rilassato e protetto. Poi, a fine carriera, ad esempio, sono rimasto senza squadra e, come spiegavo prima, la “squadra” è fondamentale per raggiungere determinati traguardi sportivi.
D: Al netto di Marvin Vettori, unico italiano attualmente in UFC, chi vedi bene come futuro prospect?
Abbiamo avuto tanti talenti, ma molti di questi, poi, non sono esplosi o si sono comunque fermati, per tutta una serie di ragioni tecniche. Vedo bene, però, Stefano Paternò (30enne atleta milanese con 19-4-1 nelle mma) e Dario Bellandi (campione livornese, pesi medi CW in carica con uno score di 9-1 – sotto in una locandina di un precedente match), che combatterà, tra l’altro, il prossimo 21 febbraio 2026, a Dublino, in Cage Warriors #200. Ancora oggi non capisco come mai Paternò, probabilmente il nostro atleta tricolore più completo, non sia riuscito a debuttare in UFC. E’ inspiegabile. Un altro è Mario Mingaj (il 30enne di Villamagna ha perso, di recente, in un match di Dana White’s Contender Series), perchè è un ragazzo estremamente determinato. Lo conosco molto bene e, credetemi, ha fatto tanti sacrifici per arrivare fin qui. Mi dispiace moltissimo.

D: Ma cosa manca, alla fine, ai nostri atleti italiani per esplodere?
Sono sincero. Vedo in giro troppo “narcisismo”. Si sentono tutti forti in allenamento, durante gli sparring, ma, per me, quello che conta è il combattimento nella gabbia. Il resto non conta. E’ lì che bisogna trovare la propria affermazione. Bisogna però avere la voglia costante di confrontarsi. Non è sui social che si vince, bisogna rendere là sopra durante il match.
Il cambio di strategia della UFC “benchmark” del mercato

D: Come commenti questi contratti non rinnovati (spesso con atleti russi) da parte di UFC nelle ultime settimane?
Sono sincero l’ho sentita, l’ho anche letta, ma la dovrei approfondire di più per darti una risposta esaustiva. Sicuramente il nuovo accordo con Paramount+ (7,7 miliardi di dollari in 7 anni) può aver portato UFC alla rinegoziazione dei contratti con gli atleti, che, già ai miei tempi, prevedevano dei bonus in termini di punti percentuali grazie alla pay-per-view. Poi, forse, ci può essere qualche problematica anche a livello di management.
D: E il fatto che questi atleti, molto forti nella lotta, non siano considerati “spettacolari”?
Dispiace che ci possa essere una visione di questo tipo, perchè, nella realtà, nella lotta in piedi e a terra c’è un mondo variegato (oltre che assolutamente spettacolare). E’ una parte stupenda del combattimento. Certo, oggi, il livello tecnico dei match della UFC è molto cresciuto e la lotta pesa al 60/70% nell’ economia del gameplan di molti fighter. Agli italiani, ad esempio, contesto un pò di gap soprattutto nella lotta in piedi. Subiscono troppe proiezioni durante i match. Dovrebbero investirvi di più in fase di allenamento e sparring. C’è da dire che bisognerebbe lavorare anche per una crescita più progressiva della carriera agonistica. Spesso vedo degli score record positivi troppo veloci, poi arriva il primo match duro e la carriera dell’atleta improvvisamente si ferma.

D: Tornando alla presenza di questi campioni russi molto forti nella lotta, come si possono contrastare durante il match?
Per chi come me ha studiato ossessivamente questo sport, basta un particolare e cambia tutto. C’è sempre la soluzione tecnica. E’ sufficiente persino un movimento fatto bene con l’anca e ti trovi di nuovo in vantaggio. Il russo Petr Yan, che nasce striker e si è allenato benissimo nella lotta, sia in fase offensiva che difensiva, ha dimostrato nel rematch di dicembre (UFC #323), contro il georgiano Merab Dvalishvili, molto più forte di lui nella lotta (perchè la fa da bambino), che, con le giuste tecniche difensive, si può contrastare l’opponent e poi vincere il match.
Prima di difendersi a terra, come ha fatto, ad esempio, il forte sudafricano Dricus Du Plessis contro l’imbattuto ceceno, naturalizzato emiratino, Khamzat Chimaev (15-0-0), sempre in UFC (nell’evento titolato n.319), bisogna imparare a difendersi in piedi (per non andare appunto velocemente a terra). Quando ho visto quel match mi sono veramente arrabbiato, soprattutto con il suo coach di lotta. Ha sbagliato strategia. Il sudafricano è stato bravo nella parte di attacco della lotta, ma assolutamente carente in quella difensiva. Il suo allenatore dovrebbe fare un serio esame di coscienza.
Il futuro di Alessio Di Chirico nelle MMA italiane
D: Chiudiamo con il futuro. Che progetto c’è dietro Aura FC #1?
E’ un progetto in cui fortemente credo. Ho chiesto ad Alex Dandi (storica voce tv delle mma), che ha già ideato Venator FC e ICF (Italian Cage Fighting), di essere al mio fianco in questa nuova iniziativa. Partiamo con una location stupenda, che è l’Acquario Romano (vedi sotto il video esplicativo della struttura), uno spazio per eventi unico nel cuore della Capitale (è un complesso monumentale di forme ellittica oggi sede dell’Ordine degli Architetti e della Casa dell’Architettura di Roma, nda). Il desiderio concreto è riuscire a fare una programmazione costante e la presenza di importanti sponsor conferma la bontà del progetto. Mi piace poi molto il nome “Aura”, anche perchè piace soprattutto nell’universo della Generazione “Z”. Pensa solo a quanto sia evocativo, come immagine, nel manga nipponico Dragon Ball (è il rilascio visibile del “Ki”, una proiezione di energia che circonda il personaggio, come una fiamma gassosa, nda), tanto caro proprio ai più giovani.
Prevediamo una fight card molto ricca, con più di 20 match tra “ama” e “pro”. La mia idea è dar vita ad una promotion, tutta tricolore, che dia la possibilità agli atleti, nel corso dell’anno, di combattere, con una certa continuità, e sono sicuro che molti si avvicineranno a noi, perchè toccheranno, da subito, la serietà e la bontà di questo progetto. Nel primo anno vorrei organizzare almeno due eventi, ma a regime punto a farne quattro su base stagionale.
E’ un qualcosa che sento dentro, perchè la crescita delle mma in Italia, come spiegavo, all’inizio di questa intervista, è una missione per me. Ed ecco perchè sto investendo sul progetto “Gloria Fight Center”.










