(con il contributo di Mario Savo)* – Quando un atleta d’élite sale nella gabbia di un’organizzazione prestigiosa come Cage Warriors, la preparazione scientifica alle sue spalle diventa il vero fattore differenziante. In vista della sfida che vedrà Simone “Lo Squalo Bianco” Patrizi incrociare i guanti gialli con l’irlandese Dylan Logan (per un match della divisione “lightweight”) sul prestigioso ottagono di Cage Warriors a Roma, è fondamentale analizzare il profilo prestazionale del fighter romano (al suo ultimo match della carriera) non attraverso il consueto filtro del tifo, ma con l’occhio clinico e rigoroso della scienza applicata allo sport. Ricordiamo che Patrizi, tra i fighter più popolari del progetto Aurora MMA di Lorenzo Borgomeo, ha 32 anni e uno score record personale, nel settore degli sport da combattimento, di 7-6-0.
La valutazione integrata di un atleta di questo livello richiede una visione a trecentosessanta gradi, capace di coniugare la preparazione atletica alla prevenzione degli infortuni, passando per la biomeccanica articolare, la gestione delle catene cinetiche, l’osteopatia e la massoterapia sportiva. Comprendere come il corpo di Patrizi risponda agli stimoli ad altissima intensità e quali siano le sue catene miofasciali dominanti permette non solo di apprezzarne le qualità tecniche, ma di decodificare l’architettura biologica che gli consente di esprimere una imprevedibilità decisamente disarmante all’interno della gabbia.
Reattività neuromuscolare e propriocezione nello “Striking“
Osservando le prime fasi degli scontri di Simone Patrizi, appare immediatamente evidente la sua eccezionale capacità di lettura dello spazio-tempo. Dal punto di vista neurofisiologico, quello che allo spettatore comune appare come un semplice riflesso felino è in realtà il risultato di una straordinaria efficienza della via spino-talamica e di una velocità di conduzione assonale ai massimi livelli. Quando Patrizi prende il centro della gabbia, il suo sistema nervoso centrale processa una quantità enorme di informazioni visive e propriocettive, calcolando la distanza di ingaggio e riducendo il tempo di latenza motoria a frazioni di secondo.
Questa reattività neuromuscolare si traduce in una gestione impeccabile dei micro-movimenti della testa e del tronco. Attraverso un’attenta analisi della postura di Patrizi nei momenti iniziali dello scambio, si nota un tono posturale profondo estremamente reattivo, sostenuto dalla muscolatura stabilizzatrice del rachide e del core. Gli estensori e i flessori del collo lavorano in perfetta sinergia per dissipare le forze d’impatto in caso di scontro, mentre la catena cinetica crociata anteriore permette una rapida transizione dal footwork difensivo all’esplosione offensiva. Ridurre il tempo di reazione motoria significa anche prevenire microtraumi cervicali e micro-lesioni muscolari da decelerazione improvvisa, un aspetto cruciale nell’ottica della prevenzione infortuni e della longevità atletica di un professionista.
Il reel del perfomance scientist Mario Savo su “The White Shark”
Biomeccanica dell’asse corporeo e trasferimento delle catene cinetiche
Una delle caratteristiche distintive di Simone Patrizi risiede nella sua stabilità strutturale durante le fasi di pressione prolungata subita. Dal punto di vista biomeccanico, un colpo efficace o una proiezione riuscita non nascono mai dalla sola forza segmentale degli arti superiori o inferiori, bensì dal corretto trasferimento di energia lungo le catene cinetiche, partendo dal contatto dei piedi con la superficie della gabbia fino al punto di impatto e lo stesso si può dire per l’applicazione di forze contro l’avversario in situazioni di clinch a parete o contro tecniche di finalizzazione a terra.
La gestione dell’anca e della cintura pelvica è l’epicentro della performance in un fighter di MMA. Un’adeguata stabilizzazione dell’articolazione sacro-iliaca, consente a Patrizi di scaricare tutta la forza di reazione al suolo lungo la catena miofasciale posteriore e obliqua. Questo meccanismo garantisce la massima efficienza meccanica senza disperdimento energetico e, al contempo, protegge le strutture meniscali e i legamenti crociati del ginocchio da sollecitazioni in torsione pericolose. Quando il fighter mantiene l’asse corporeo centrale perfettamente allineato rispetto al proprio baricentro, non solo la potenza aumenta in modo esponenziale, ma il rischio di alterazioni posturali e squilibri muscolari si riduce drasticamente, garantendo un ritorno alla massima efficienza atletica anche dopo sessioni di sparring ad altissimo volume.
Resilienza metabolica e stabilità del core sotto stress estremo
La fase di combattimento a terra o la lotta a parete mettono a dura prova l’efficienza fisiologica dell’atleta, imponendo una richiesta metabolica mista, fortemente dipendente dal sistema anaerobico lattacido. Mantenere l’integrità posturale e la precisione tecnica mentre i livelli di lattato ematico e la concentrazione di idrogenioni all’interno delle cellule muscolari aumentano esponenzialmente è una qualità che distingue gli atleti d’élite da tutti gli altri. Patrizi dimostra una straordinaria resilienza metabolica, riuscendo a mantenere una stabilità del core impeccabile anche nelle fasi di prolungato lavoro isometrico e dinamico.
Nel wrestling e nel grappling applicati alle MMA, la pressione addominale intrinseca, regolata dal diaframma, dal trasverso dell’addome e dal pavimento pelvico, funge da vero e proprio scudo biologico. Un core stabile e condizionato permette a Patrizi di resistere ai tentativi di sbilanciamento dell’avversario, mantenendo il controllo della posizione superiore e garantendo una base d’appoggio solida per la generazione di forza esplosiva nelle fasi di ground and pound. Attraverso protocolli mirati di recupero funzionale, massoterapia decontratturante e trattamenti osteopatici volti a ripristinare la corretta mobilità diaframmatica e fasciale, si garantisce che le catene respiratorie e posturali rimangano decompresse, accelerando l’eliminazione dei cataboliti metabolici e riducendo al minimo i tempi di Return to Play tra i vari cicli di allenamento ad alta intensità.

L’Integrazione tattica e psicologica nella gestione della gabbia
L’efficienza meccanica e la potenza fisica sarebbero prive di valore senza un’adeguata architettura cognitiva e tattica. La gestione dello spazio attorno all’ottagono richiede una costante elaborazione delle opzioni tattiche sotto condizione di stress acuto e affaticamento. Patrizi evidenzia un’elevata intelligenza motoria, traducibile nella capacità di adattare istantaneamente il proprio pattern d’attacco in base alle reazioni dell’avversario, alternando fasi di pressione asfissiante a fasi di decompressione per ripristinare la frequenza cardiaca e ottimizzare l’erogazione dell’energia.
Dal punto di vista della psicologia dello sport e della tenuta mentale, l’integrità psicofisica è strettamente legata alla consapevolezza corporea. Un atleta che percepisce il proprio corpo come una struttura solida, priva di compensi antalgici o limitazioni articolari, affronta l’ingresso in gabbia con un livello di fiducia e concentrazione superiore. La prevenzione degli infortuni non è soltanto un mezzo per preservare i tessuti, ma è il pilastro su cui si fonda la sicurezza psicologica del combattente. Sapere di poter spingere il proprio motore biologico al limite senza il timore di cedimenti strutturali permette a Simone Patrizi di esprimere appieno la mentalità dello “Squalo Bianco”, trasformando ogni scontro in una dimostrazione di dominio fisico e tattico.
Verso Cage Warriors #211 a Roma: costruire la performance perfetta
L’imminente appuntamento a Cage Warriors 211 Roma (in programma sabato 17 ottobre al PalaPellicone di Ostia) rappresenta il momento in cui la scienza della preparazione atletica incontra la realtà del combattimento ai più alti livelli europei. La sfida contro l’ultra trentenne irlandese Dylan Logan (con uno score di 5-5-0 e una esperienza in gabbia di oltre 12 anni) richiederà una sinergia impeccabile tra velocità, forza esplosiva, resistenza e precisione biomeccanica. La combinazione di un’analisi tecnica rigorosa, di un monitoraggio costante dei carichi di lavoro, di interventi manuali di recupero fasciale e di una programmazione incentrata sulla massimizzazione della performance pone Simone Patrizi nelle condizioni ideali per esprimere la sua versione migliore. Roma si appresta ad assistere a un combattimento di altissimo livello.
*Mario Savo (nella foto sotto) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport. Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.










