Jack Brunelli: “Seguite nei prossimi anni Vinotti, Blasi e Malatesta…Jake Paul non è bluff. In Italia sarebbe tranquillamente campione nazionale”

Da diversi anni è il punto di riferimento, nel ruolo di commentatore ufficiale, quando si parla di sport da combattimento. Nato poco più di 30 anni fa a Desenzano del Garda, per radici territoriali, si sente legato alla Bassa Bresciana. Vive e lavora a Milano. Ha iniziato, come capo redattore, a PureFights.tv, nel 2017, poi il debutto in tv. Oggi lavora per Discovery+ e DAZN, occupandosi principalmente di mixed martial arts e boxe. Per molti appassionati (e non solo) è la “voce” italiana delle MMA. Parliamo di Jack Brunelli (nella foto in primo piano), intervistato di recente e che, orgogliosamente, ha sottolineato di essere anche una “purple belt” di BJJ.

D: Quando e come ti sei avvicinato al commento televisivo? 

R: E’ un’opportunità nata quasi per caso. All’epoca scrivevo per PureFights.tv e ricevetti l’invito a commentare i match di una promotion italiana (la Slam FC di Marco Santi), che, nel febbraio 2019, aveva organizato un evento a Firenze. Inizialmente rifiutai, perchè non avevo esperienza di commento televisivo; poi, non avendo trovato un’alternativa, gli organizzatori mi chiesero nuovamente di farlo e alla fine accettai. Quella mia prima esperienza fu notata dal collega Alex Dandi, che, da più di 15 anni, commenta le MMA in Italia. Lo stesso mi invitò a fare un provino per Dazn, anche perchè, in quel periodo, si divideva tra la tv e il management di alcuni fighter e aveva bisogno di un supporto.

Mi disse: “Hai un certo talento”. Due mesi dopo il primo provino per DAZN. Oggi faccio parte del team di commentatori non solo della piattaforma di streaming di Dazn, ma anche di Discovery+ e scrivo di combat sports su Eurosport (al 90% di mma, nda). Seguo tutti gli sport da combattimento, e, dal 2020, anche la boxe italiana (oltre ad aver commentato le ultime Olimpiadi di Parigi 2024 occupandomi di lotta libera, lotta femminile e lotta greco-romana).

credit photo @OktagonMMA

D: All’inizio della tua esperienza hai dovuto lavorare sulla dizione e come gestisci la tua “voce”?

R: Quando arrivai a Dazn mi dissero che avevo una leggera inflessione bresciana, ma non creava alcun fastidio in fase di commento. La voce, invece, è cambiata molto. All’inizio sprecavo molta energia e, talvolta, rischiavo di arrivare a fine evento senza fiato o con le corde vocali troppo sollecitate. C’è da considerare che parliamo non di 90 minuti (come nei match di calcio), ma di eventi che durano oltre 5 ore. Adesso so misurarmi e ho trovato un metodo perfetto nella gestione della voce. E’ pronta anche per le lunghe dirette tv.

D: Ma esistono tendenze o “scuole” di commento, a seconda della nazione dove si svolgono gli eventi?

R: Esistono diverse scuole influenzate principalmente dalle culture dei paesi di riferimento. Negli USA, da sempre mercato di riferimento se parliamo di eventi di combat sports, c’è una grande attenzione nell’enfatizzare il gesto tecnico, nello spettacolarizzare sempre e comunque il commento. Personalmente mi definisco un “urlatore” e prendo molti spunti dai colleghi statunitensi della UFC, la promotion per eccellenza nel settore delle mma. C’è poi da considerare un aspetto tecnico, che, spesso, molti dimenticano. Rispetto ai primi anni, con riferimento ai programmi tv dedicati alle mixed martial arts, anche il pubblico si è profondamente modificato.

C’è purtroppo un livello di attenzione sempre più basso, anche perchè tutti seguono la tv tenendo tra le mani un second screen, ovvero il telefono mobile. Ecco perchè ho un commento “urlato”, in alcuni momenti. Mi sento di farlo per tenere sempre alta l’attenzione degli ascoltatori. La gente guarda i match, ma anche il proprio telefono. Non è una moda, ormai è una costante.

D: Ci sono delle linee guide da seguire durante il commento tv e qual è il tuo sogno nel cassetto?

R: In generale tutti i network tv per cui ho lavorato in questi anni, incluso Discovery+, mi hanno sempre lasciato libero di esprimermi al meglio. Non ho mai avuto veti neppure sui termini da utilizzare. L’unica linea guida che devo rispettare è la valorizzazione della lingua italiana. Si cerca sempre di tradurre in italiano qualsiasi termine. E lo ritengo anche giusto, perchè non sempre il nostro pubblico conosce in modo approfondito la lingua inglese.

Sogno nel cassetto? Commentare un italiano che possa vincere, nel futuro, un titolo iridato nella boxe o nella UFC. Sarebbe qualcosa di straordinario oltre che di emozionante.

D: Perchè oggi non abbiamo nelle mma dei campioni del mondo italiani?

R: Il tutto è legato a un insieme di fattori. In Italia, sicuramente, c’è una mancanza di cultura, di tradizione nel fighting, rispetto ad altre nazioni. Ne cito due per tutte: Daghestan e Brasile. Come da noi i giovani giocano a calcio, in questi due Paesi si vive di combattimento, di lotta, di BJJ e muay thai. In Daghestan la lotta è lo sport nazionale di riferimento da sempre, in Brasile il BJJ è una religione. Mancano, sempre nel nostro Paese, anche infrastrutture e organizzazioni di supporto a chi intende cimentarsi nelle mma. E’ vero che in Italia partiamo da un bacino potenziale molto importante, ma non è sufficiente per scovare un talento o costruire un atleta “pro”. Pensate solamente alla Cina: oltre 1,3 miliardi di abitanti, eppure le mma non sono invase da atleti cinesi. Ripeto, cultura e tradizione. Da questo punto di vista l’Italia deve crescere ancora molto, se vuole ambire ad avere, negli anni, uno o più campioni del mondo di mixed martial arts. In Italia attualmente è come cercare un ago nel pagliaio. L’unico “ago” per anni è stato il nostro Marvin Vettori. Ma è l’eccezione, non la regola. E poi ormai nelle MMA bisogna essere forti nella lotta e su questo bisognerebbe investire sempre di più. In Italia ci sono atleti sicuramente bravi, ma bisogna allargare questa filiera. Altrimenti non potremo mai ambire a raggiungere la vetta. 

D: Il fatto che non esistano MMA promotion tricolori è un ulteriore gap da considerare?

R: Certamente. Aiuterebbe molto se esistessero e creassero, con una certa continuità, eventi sul territorio nazionale. Nel 2018/19 abbiamo assistito ad una certa vitalità nel settore tricolore. Penso a sigle come Golden Cage, Slam FC, Venator e Italian Cage Fighting. In quel periodo c’erano eventi ogni mese. Proprio in Venator sono esplosi due ottimi atleti: Marvin Vettori, poi approdato in UFC e Daniele Scatizzi (ha combattuto in diverse promotion, come PFL, e adesso è approdato in Cage Warriors). Poi è arrivato il Covid e questa avanguardia italiana delle mma è stata obbligata a fermarsi. Nessuno di questi, post emergenza sanitaria, è riuscito a rilanciarsi come avrebbe voluto, anzi molti si sono proprio fermati. Oggi servirebbero tanti eventi, perchè gli atleti italiani, per crescere, hanno bisogno di lottare e di confrontarsi con una maggiore frequenza rispetto al recente passato.

credit photo @BeppeMerigo – Jack Brunelli (sx) e Marcel Vulpis (dx) a Rimini Wellness 2025.

D: Ma esiste una ricerca di mercato sul numero di appassionati di mma nel nostro Paese?

R: No, non ne sono a conoscenza, però effettivamente servirebbe sia ai network, sia ai promoter, e, in generale, agli addetti ai lavori. L’unico dato disponibile è quello degli ascolti, ma non è condivisibile all’esterno, come si può immaginare.

Il momento di un K.O. di Alessio Lorusso ai danni del messicano Valenzuela Munoz – credit photp Beppe Merigo.

D: Esistono spazi, nel nostro mercato, per nuove promotion?

R: Al momento non credo. Cage Warriors è sbarcata anni fa in Italia posizionandosi stabilmente nella Capitale, ma non organizza tantissimi eventi (saranno due nel 2026, nda). Per un promoter italiano, oggi, sarebbe un bel problema, soprattutto sotto il profilo della copertura dei costi, perchè bisognerebbe assicurare determinati standard organizzativi/sportivi. Non c’è più spazio per fantasiose iniziative destinate a durare poco nel tempo. Non posso affermare, in senso assoluto, che le mma in Italia non siano cresciute negli ultimi 10 anni, ma all’estero c’è stata una crescita a doppia velocità. 

C’è poi la formula scelta da Cage Warriors di mettere sotto contratto (in esclusiva) il 90% dei propri fighter. Da un lato è una opportunità, perchè gli atleti italiani gareggiano in una promotion di alto livello internazionale, ma il numero medio di combattimenti per questi fighter, nel corso dell’anno, non è elevato. Alla lunga può trasformarsi in un problema, perchè i fighter italiani di mma, a mio parere, devono lottare di più nel corso della stagione agonistica.

D: Vedremo prima o poi UFC sbarcare in Italia?

R: Spesso, durante le conferenze stampa, il patron della UFC Dana White ha sottolineato come avrebbe piacere di esplorare nuovi mercati, inclusa l’Italia, ma per il momento, a mio modesto parere, sono soltanto frasi di circostanza. Nel nostro Paese, al momento, non ci sono le condizioni economico-finanziarie per un big event a marchio UFC.

D: Perchè?

R: Intanto non abbiamo smart arenas hi-tech e con strutture di alto livello per la ospitalità. Mediamente le infrastrutture italiane non sono dello stesso livello di quelle statunitensi o delle grandi metropoli europee (Parigi, Berlino o Londra, nda). E poi c’è il tema del prezzo del biglietto. Negli Stati Uniti seguire dal vivo un evento UFC costa diverse centinaia di dollari.

Chi, in Italia, spenderebbe così tanto per non essere neppure vicino al ring, accontentandosi al massimo di respirare l’atmosfera delle mma? Veramente poche persone. Gli standard organizzativi della UFC sono di altissimo profilo, quindi genererebbero costi gestionali elevati. Probabilmente non sarebbe un evento sostenibile a livello di ricavi, almeno per gli standard economico-finanziari della Ultimate Fighting Champiosnhip.

D: In questo momento chi si avvicina a UFC come promotion?

R: Un ottimo secondo operatore di mercato è un’altra promotion a stelle e strisce: la PFL (Professional Fighters League), oggi PFL/Bellator, ma resta molto distante dal business della “rivale” UFC. Pur tuttavia, gli eventi organizzati sono di ottimo livello oltre che spettacolari. Se guardo all’Europa citerei sicuramente la polacca KSW e la ceca Oktagon MMA. Sempre nella fascia alta organizzativa gli irlandesi di Cage Warriors (il prossimo 21 febbraio presenteranno un evento speciale a Dublino per CW #200 – sotto nella foto la locandina della kermesse irlandese).

D: Sempre sulla UFC cosa pensi dell’edizione speciale in programma sul prato della White House in programma a giugno?

R: Sarà un grande momento mediatico per la UFC e per le mma in generale, ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Per natura non amo la sovraesposizione. Qui ce n’è tanta e c’è anche una chiara colorazione politica, anche per l’amicizia tra Dana White e il presidente Donald Trump. Non so se questa overexposure, nel medio/lungo periodo, farà bene alla promotion e alle mixed martial arts, che, ricordo, fino ad alcuni anni fa, erano vietate in molti stati americani e osteggiate anche da parte di alcune componenti della politica conservatrice americana (in quanto considerate altamente violente da un punto di vista sportivo).

D: Come valuti la crescita degli spagnoli di WOW FC?

R: Molto intelligente e astuto l’ingresso di soci di peso come l’ex campione del mondo UFC (pesi leggeri), il georgiano-iberico Ilia “El Matador” Topuria, e il n.1 del calcio mondiale il portoghese Cristiano Ronaldo, quest’ultimo tra l’altro, grande appassionato di mixed martial arts. Con questi capitali freschi possono diventare un punto di riferimento in Spagna, dove tra l’altro, è bene ricordarlo, c’è una grande tradizione giornalistica legata al fighting. Il quotidiano sportivo “Marca“, sulla sua radio, ha un suo podcast (“El Ultimo Asalto”) con numeri significativi (oltre 60 mila visualizzazioni di media) per ogni puntata. Un segnale di assoluta vitalità e interesse per il fighting.

Lenny Blasi (a dx) – in azione a “The Arena” – credit photo Wagner Mela.

D: Più in generale, negli sport da combattimento, quali sono i talenti futuri italiani?

R: Mi vengono in mente subito tre nomi: Eddy Vinotti (19 anni- Team Tsunami Petrosyan), Lenny Blasi (21 anni – The King Fight Club) e Alessio Malatesta (24 anni). Possono essere sicuramente degli ottimi prospect. Non so se alcuni di loro raggiungeranno i livelli top di un’icona come Giorgio Petrosyan, che ha vinto tutto nella kickboxing in oltre 24 anni di attività, ma, sicuramente ,mi aspetto di trovarli sempre nella fascia top del ranking, (nelle diverse categorie di peso della kickboxing/muay thai mondiale).

Eddy Vinotti in azione a Petrosyanmania-The Last Fight 2025 – credit photo Beppe Merigo

Se parliamo poi di “certezze” c’è il 29enne l’italo-canadese Jonathan Di Bella, premiato di recente da ONE FC come uno dei campioni di riferimento nella sua specialità (cat. di peso oltre 56 kg./pesi “paglia”).

Una immagine del portale della promotion asiatica One Championship – @Onefc.com

Nelle MMA abbiamo, nei pesi medi, il campione del mondo livornese Dario Bellandi, che combatte attualmente in Cage Warriors. E’ duro, coriaceo, ma deve ancora crescere e fare qualcosa di più per poter entrare in UFC, ricordando, tra l’altro,  che ormai l’80% dei nuovi ingressi arriva dalle Dana White’s Contender Series (UFC), dove bisogna vincere, ma anche in modo spettacolare.

D: Questi tre fighter triciolori sono la “meglio gioventù” nei combat sports?

R: Assolutamente e poi hanno un vantaggio competitivo non trascurabile. Pur essendo molto giovani, appena sopra i 20 anni, hanno già combattuto e fatto esperienze importanti in promotion di prima fascia internazionale come One FC, Senshi, K-1, ecc..

La locandina del prossimo evento di Jake Paul vs. Anthony Joshua – credits @MVP

D: Un passaggio su Jake Paul e sulla sua boxe è dovuto. Dopo il K.O. di “AJ”  cosa farà?

R: Il colpo ricevuto è di quelli che si sentono e lasciano il segno anche per il futuro. La mia impressione è che il progetto che aveva messo in piedi rischi adesso di fermarsi. Dopo l’ultima sfia, qualcosa nel giocattolo si è rotto.

D: Ma ti piace questa nuova forma di boxe con youtuber/influencer che combattono sul ring? Non rovina l’immagine seria della “noble art“?

R: La boxe è tremendamente seria e, per certi versi, bisogna trattarla con grande attenzione. Ne sa qualcosa proprio Jake Paul. Sicuramente ha lanciato una nuova forma di boxe-spettacolo, a metà tra sport ed entertainment. A livello mediatico e in termini business è bravissimo. Unico nel suo genere.  Non solo combatte sul ring ma è anche promoter con la sua MVP. Però, attenti, Jake Paul, al netto del K.O. subito per mano (pesante) di Anthony Joshua, è un bravo pugile. Non è assolutamente scarso.

D: Cosa vuoi dire? Spiegati meglio…

R: Jake Paul ha preso molto seriamente quello che sta facendo, soprattutto la parte di questa disciplina legata alla preparazione e all’allenamento. Ha un team di coach, preparatori e nutrizionisti di prima fascia. Sono pochi i pugili, nel mondo che hanno un’organizzazione come la sua. Ha molti soldi e anche tantissimo tempo a disposizione per allenarsi. Lo ha fatto sempre molto seriamente e infatti era arrivato a ricoprire anche il n.14 della WBA nella sua categoria di peso. Attenzione! Se Jake Paul fosse italiano e si fosse allenato per competere nel nostro mercato sarebbe tranquillamente campione nazionale.

D: Ma è una provocazione finale?

R: Per niente, anzi. Attualmente vi sono pochi boxeur italiani decenti come lui sul ring e non è una provocazione. Jake Paul non è un bluff. Da noi sarebbe sicuramente titolare di una cintura. So che questo pensiero farà discutere tra gli addetti ai lavori, ma ne sono convinto al 100 per 100.

Alessio Lorusso durante l’intervista di Puppo-Duran post match a Torino Boxing Show – credit photo Beppe Merigo.

D: Approfitto della tua particolare vena per una ultima riflessione. Non ci sono (forse) troppe cinture in giro nei combat sports?

R: Questa, credimi, è un’annosa questione, che la boxe vive da anni senza trovare (per il momento) una soluzione. Rischi di aprire un vaso di Pandora. E’ vero, ci sono troppe cinture e troppi campioni e questo chiaramente non fa bene al mercato. E’ anche vero, però, che alla fine è il mercato che fa la differenza. L’unica grande novità che sta per arrivare è il progetto di Dana White (Ceo di UFC) e il saudita Turki Al-Sheikh nel pugilato. Ha creato la nuova promotion Zuffa Boxing e vuole replicare il modello di cambiamento che ha introdotto nelle mma trasformandole in una vera industria del business. Vedremo se alla fine ci riuscirà!

D: Spiegati meglio. 

R: Sì, certo. Parliamo di mma così è tutto più semplice. Anche nelle mixed martial arts ci sono tantissime sigle e cinture, ma alla fine, quando parliamo di questo specifico settore tutti pensiamo, in un secondo netto, solo al pinnacle, ovvero alla UFC. Tutto il resto è sotto e al massimo l’ambizione di molti promoter è di diventare satelliti della promotion americana. Lo stesso se ci spostiamo nel lato-atleti. Molti di loro combattono, per anni, in tante sigle locali/nazionali ma l’ambizione è soltanto una: entrare dalla porta centrale in UFC. Quindi, quando c’è l’evento titolato di turno, chi indossa la cintura UFC si sente per definizione campione del mondo. E nessun’altra promotion ha lo stesso appeal nei confronti dei propri atleti. E’ il mercato che, alla fine, fa la differenza.

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO!

RESTA AGGIORNATO

Iscriviti alla nostra newsletter per non perderti nulla del mondo dei combattimenti.

ARTICOLI CORRELATI

La città di Rimini si prepara a diventare il cuore pulsante degli sport da combattimento. Sabato 22 febbraio 2026, il Palasport Flaminio ospiterà "KING OF THE RING" #11, un evento che segna il debutto ufficiale del Bare Knuckle Boxing (BKB) targato BTF – Bareknuckle Top Fighters. La manifestazione (sotto l'egida di FederKombat) coinvolgerà circa 100 …

Notte di scintille e sangue all’UFC #324, disputatosi ieri, sabato 24 gennaio, alla leggendaria T-Mobile Arena di Las Vegas (in Nevada/USA): un evento che già si candida ad entrare nella storia dell’ottagono a stelle e strisce per intensità, sorprese e spettacolo (dal primo all’ultimo secondo). Nel main event della card principale, Justin“The Highlight” Gaethje, quasi 38enne …

Tutti prevedevano un messaggio diretto di Ilia Topuria, ex campione del mondo "leggeri" in UFC, e, infatti, post vittoria di Justin "The Highlight" Gaethje, a sorpresa, sul super favorito inglese Paddy Plimbett (nell'evento numerato #324 alla T-Mobile Arena di Las Vegas) è arrivare via "X" in modo dirompente, come una sassata sul vetro, coinvolgendo entrambi …

E' stato un match a due facce quello combattuto stasera da Tenuun Gantushig (nella foto in primo piano) ad Aigrefeuille d’Aunis, in Nuova Aquitania (Francia), contro il campione locale (originario proprio di Aigrefeuille) Vincent Galvan (con oltre 31 combattimenti all’attivo, per un totale di 25 vittorie, inclusa l'ultima di poche ore fa), già detentore del …