Una delle figure più ricercate e pericolose del narcotraffico mondiale è caduta, nelle ultime ore, per mano del governo messicano. Il Dipartimento della Difesa messicano ha confermato, ufficialmente, la morte (nella notte tra il 21 e il 22 febbraio) di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho“, leader del potentissimo Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Su di lui c’era una taglia di 15milioni di dollari negli USA e di 300milioni di pesos in Messico. Considerato dalle autorità statunitensi alla stregua di un “terrorista” di caratura internazionale.
Le sue attività di traffici illegali erano stimate nell’ordine di 50 miliardi di dollari (il suo cartello era considerato la “centrale” mondiale del Fentanil). Aveva a disposizione un vero e proprio esercito con una divisione specializzata in droni per il trasporto della droga.
Il blitz delle forze speciali (supportate, a livello di intelligence, da gruppi speciali statunitensi) è scattato a Tapalpa, nello stato di Jalisco, a circa due ore di distanza dal centro di Guadalajara. Venticinque membri della Guardia Nazionale messicana sono stati uccisi in sei attacchi separati a seguito della cattura del leader del Cartello di Jalisco Nueva Generacion.
Disordini e violenze per le strade in tutto il Paese
L’escalation di violenza, soprattutto a Guadalajara, scatenata dall’uccisione di uno dei capi dei cartelli della droga messicana, sta scuotendo anche il campionato di calcio in Messico (la “Liga MX”), dove sono state sospese diverse partite, anche in quello femminile, e un’amichevole con l’Islanda. Problemi anche negli aeroporti messicani e in altre città del Paese, dove scuole, ristoranti e uffici pubblici sono stati chiusi per il timore di raid da parte dei componenti malavitosi appartenenti al CJNG. Secondo quanto riportato dalla agenzia internazionale Reuters, al raid militare delle forze messicane avrebbe partecipato anche il Joint Interagency Task Force-Counter, che coinvolge diverse agenzie governative degli Stati Uniti. Quest’ultima “centrale” è stata fondata formalmente, un mese fa, con l’obiettivo di mappare le reti dei membri del cartello della droga su entrambi i lati del confine tra Stati Uniti e Messico.
“UFC FIGHT NIGHT” toccata dal rischio di violenze post uccisione di “El Mencho”?
La situazione ha toccato anche la capitale Città del Messico, dove ci sono state scene di panico per le strade con scene di guerriglia urbane, sull’onda degli scontri e delle violenze scatenati dal cartello di El Mencho, ormai in guerra con il governo messicano. Diversi media (non solo messicani) consiglierebbero di cancellare l’evento UFC alla Arena CDMX di Città di Messico, proprio perchè la situazione non è ancora ben definita. La UFC ha costruito una fight card di livello, che ruota attorno al main event Moreno (MEX) vs. Kavenagh (ENG). Sicuramente l’organizzazione americana sarà costretta ad alzare il livello della sicurezza dell’evento. Anche perchè a Puerto Vallarta un attacco militare, da parte di membri del CJNG, al locale carcere di massima sicurezza, ha favorito una maxi evasione di criminali che rischia però di generare una nuova fase di instabilità nel Paese (a causa di tanti detenuti a piede libero). Blocchi, incendi di veicoli e attacchi sarebbero una risposta di cellule criminali per seminare caos, frenare le forze dell’ordine e mostrare la loro capacità di “disturbare”. Ucciso il boss El Mencho resta però la “piovra” in grado di riorganizzarsi e di seminare il panico per le strade, soprattutto di Jalisco, come sta già succedendo da ore (i cittadini sono stati invitati a non lasciare le abitazioni per timori di rappresaglie).
Certamente adesso l”americana” UFC potrebbe diventare un target interessante, così come gli spettatori a stelle e strisce attesi sabato prossimo 28 febbraio per la Fight Night alla CDMX Arena (di Città del Messico). Un problema di “pubblica sicurezza” che sicuramente sarà stato già attenzionato dal Ceo della UFC, il manager-imprenditore Dana White.









