Per una notte assisti a quanto gli sport da combattimento, e in special modo le mixed martial arts, siano diventati uno sport di grande appeal mediatico negli USA tanto da essere ospitati sul prato della Casa Bianca, per la prima volta nella storia, in occasione di UFC Freedom 250. Poi il giorno dopo, in Italia, ascolti, anche un pò basito, i messaggi anti-combat sports andati in onda su Tagadà (La7) nel pomeriggio di oggi.
Sia i commentatori in studio, sia il collega dall’America, hanno sottolineato come si tratti di sport da combattimento, di arti marziali, quindi violente a priori.
Poi la “perla” del pomeriggio che non ti aspetti: UFC Freedom 250, fortemente voluto, questo sì, dal presidente Donald J. Trump, di fatto, secondo una collega ospite di Tagadà, sarebbe solo un evento da dare in pasto al popolo “MAGA” (Make America Great Again) che lo ha sostenuto durante l’ultima tornata elettorale. Quindi uno sport per violenti e trogloditi.
Il fatto poi che l’evento sia stato organizzato sul prato della Casa Bianca è solo la conferma della popolarità delle arti marziali miste su scala planetaria e delle intuizioni marketing di Dana White, n.1 di UFC (progetto di TKO Group Holdings – quotata in Borsa negli States).
Peccato poi che la stima di audience dell’evento sia stata di oltre 1 miliardo di persone (la finale della FIFA World Cup 2022 è stata di poco superiore: 1,2 miliardi di contatti tv) con una distribuzione in 210 Paesi. Praticamente un essere umano su sei, nel mondo, ha seguito l’evento. Sì, avete sentito bene. Neppure l’Olimpiade ha una simile diffusione nelle settimane dei Giochi. Non sapevamo quindi che gli americani fossero diventati un miliardo e che, sempre l’America, avesse annesso alla sua Confederazione, altri 209 nazioni in ogni angolo del pianeta.

Non ci risulta poi che sia uno sport violento, semmai è l’esaltazione delle arti marziali, appunto miste. Qui parliamo esclusivamente di super atleti che si allenano anche e molto di più dei calciatori (soprattutto quelli italiani), che sono supportati e seguiti da staff medici/tecnici che la metà delle squadre di Serie A non potrebbe permettersi, di campioni fortemente coinvolti in messaggi e attività in ambito sociale, molto più di tanti altri (sempre a livello sportivo) e di sportivi che coltivano un modello sano di vita e di alimentazione.
In sintesi dei grandi professionisti. L’unica differenza è che il loro sport, che un giorno diventerà anche olimpico (magari sul tatami), come la boxe, il taekwondo o il judo, prevede il contatto fisico durante l’intero match. Le mma, ma più in generale i combat sports, sono molto meno pericolosi di tante altre discipline e, nella stragrande maggioranza dei casi, ci sono tantissimi gesti di fair play all’interno della gabbia o del ring.
Quindi non chiamiamoli sport violenti, per favore, perchè è veramente una banalizzazione giornalistica (e questo non è concepibile nel 2026), e non etichettiamoli più sotto il profilo politico, solo perchè l’evento è stato “sponsorizzato” da Donald J. Trump. Anche questo lo trovo molto banale e privo di una lettura approfondita del fenomeno mma, che, invece, da ieri, è entrato di diritto nel “mainstream” sportivo (alla pari di calcio, basket, baseball o del popolare football americano).



