UFC Freedom #250 – Le MMA fanno da spot alla presidenza Trump. Le radici americane collante di tutto l’evento.

Per una notte, al di là di come la si pensi, siamo stati tutti americani e come non esserlo quando vedi i fighter uscire dalla stanza ovale del presidente degli Stati Uniti accompagnati, di volta in volta, fino all’ingresso dell’ottagono di UFC Freedom #250 (evento speciale ideato dal patron UFC Dana White), da due eroi a stelle e strisce che si sono distinti, nella vita o professione, per valore militare/civile. Il tutto poi attraversando la Hall of Fame dei presidenti, dove con l’occhio, per un attimo, cogli l’immagine di Lincoln o più avanti quella di JFK o Obama.

Un evento, quello dello UFC Freedom 250 (fortemente voluto dal presidente Donald J. Trump, che ieri ha festeggiato i suoi 80 anni), che ha saputo coniugare sport, intrattenimento, marketing e storia americana, con video emozionali, in diversi momenti della notte (per noi italiani) di Washington D.C.. Contenuti speciali che hanno toccato profondamente il cuore di tutti gli appassionati di combat sports (si stima che l’evento sia stato seguito nel mondo da oltre 1 miliardo di spettatori tv).

Contenuti come il video introduttivo di UFC Freedom 250 (“The Origin” – realizzato interamente con l’intelligenza artificiale e riuscendo a far rivivere artificialmente alcuni dei momenti più iconici della storia a stelle e strisce), dove il concetto base è che, da 250 anni, esiste un vero e proprio “american fighting spirit“, nel dna di tutti i cittadini americani, sempre rivolti alla difesa della libertà (contro gli inglesi nella guerra di indipendenza o contro i nazisti durante la II Guerra Mondiale o contro il terrorismo dopo il crollo delle torri gemelle di New York) o alla ricerca di nuove sfide/frontiere (come lo sbarco sulla Luna). Al termine del match Gaethje ha chiuso con una frase ad effetto: “Anche 250 anni fa ci davano per sfavoriti…e invece” (riferendosi chiaramente alle battaglie intraprese contro l’esercito inglese per l’indipendenza della nazione).

La sorpresa dell’underdog del Colorado

Il 37enne Justin “The Highlight” Gaethje ha vinto, a sorpresa, da netto sfavorito, sul più quotato e imbattuto (fino a ieri sera) georgiano-iberico Ilia Topuria (tra le novità anche la sua scelta di trasferirsi, per lavoro, nella metropoli di Miami, in Florida) conquistando la cintura dei pesi leggeri. Si era detto che, in caso di sconfitta, si sarebbe ritirato. Nella realtà, post match, non ha fugato tutti i dubbi al riguardo (tenendosi del tempo per decidere, assieme alla madre ier presente anche sul ring, sul suo futuro nell’ottagono).

Gaethje pensa al funerale (ma del suo avversario)

Ma prima dell’analisi del combattimento, nella testa degli appassionati resterà indelebile la walkout di Gaethje (avvolto nella bandiera americana) sulle note di “Ain’t No Grave”, il celebre gospel/folk americano reso famoso da artisti come Johnny Cash e Sister Rosetta Tharpe. La canzone contiene il ritornello “ain’t no grave gonna hold my body down” (letteralmente: “nessuna tomba potrà trattenere il mio corpo“), e durante la diretta molti spettatori hanno commentato proprio quel verso come colonna sonora dell’ingresso di Gaethje.

Il logo ufficiale di UFC Freedom #250 – in programma sul prato della White House a Washington D.C. (USA) – credit image @UFC.COM

Il brano è un tradizionale gospel americano degli anni ’30, spesso descritto come una ballata folk-gospel dal tono solenne e quasi funebre, il che spiega perché diversi fan abbiano scherzato sul fatto che sembrasse “entrare al proprio funerale”. Nella realtà l’unico funerale (sportivo) è stato quello del georgiano-iberico fermato dall’arbitro per tutelare la sua salute prima dell’inizio del quinto round, quando ormai il volto, oltre ad essere segnato, era completamente sfigurato con un occhio (il destro) praticamente chiuso.

L’analisi del match

Nel primo round Gaethje (28-5-0), pur ricevendo dei colpi molto precisi, ha mostrato di saper tenere il ritmo della sfida, anche se c’era un leggero vantaggio a favore dello spagnolo.

Nel secondo Topuria ha alzato il ritmo ed è riuscito anche a tenerlo a terra dopo una proiezione velocissima (ancor prima aveva prodotto una serie di colpi al corpo per fiaccarlo nel fisico). Per molti, in questa fase dell’incontro, l’americano ha rischiato concretamente di soccombere, ma si è difeso molto bene e, seppur stanchissimo (si è notato un suo calo sempre dopo il quarto minuto), è riuscito a non essere sopraffatto dal suo rivale, che, nel frattempo, mostrava un evidente taglio all’altezza di un occhio.

Nel terzo round il fighter americano (originario di Arvada City nel Colorado) ha provato più volte ad aumentare il numero dei colpi. Questi ultimi arrivavano sempre a bersaglio (magari più sporchi, ma con una profondità maggiore, potendo sfruttare leve più lunghe e una reach migliore. Sin dall’inizio il colpo più devastante è stato il jab accompagnato da un montante sempre molto duro e veloce nel movimento. Il tutto accompagnato da cambi di stile, passando dallo striking a tentativi di body lock al centro dell’ottagono, per poi tornare a colpire con i pugni. 

Lo stop medico prima del round5

Alla fine del terzo round Topuria è stato visitato dal medico che avrebbe voluto fermarlo, ma il referee ha dato la possibilità al campione di carica di proseguire nel quarto, dove Gaethje ha prodotto una serie di colpi durissimi al volto (al termine della sfida il georgiano di passaporto spagnolo è stato accompagnato all’ospedale dove gli hanno riscontrato una frattura dell’osso orbitale) e al corpo, come le ultime due ginocchiate alle costole dell’avversario (non a caso il 29enne iberico è uscito dall’ottagono con il supporto del suo staff mostrandosi molto provato). Poi lo stop del match, mentre era all’angolo in attesa dell’ultimo round, con una vittoria del fighter americano per TKO.

La nuova giovinezza di “The Highlight”

Topuria ha perso a sorpresa, ma soprattutto, dopo il ferimento all’occhio, è sembrato distrutto, come se non potesse credere che stava rischiando, per la prima volta, di perdere. Una sconfitta che peserà molto sotto il profilo psicologico del fighter originario di Alicante. Aveva promesso di posare una rosa speciale sul corpo a terra del suo avversario (in caso di vittoria), esce invece distrutto fisicamente dalla potenza dei colpi di Gaethje apparso determinato come mai prima in carriera. Pur avendo ben 37 anni il campione a stelle e strisce sembra voler vivere una nuova giovinezza sfruttando la grande esperienza maturata in tutti questi anni nel mondo dei combat sports.

I dubbi sul futuro di Gaethje e il ritorno di Conor

Dopo aver resistito e vinto contro “El Matador” (da ieri con uno score record di 17-1-0) la divisione pesi leggeri è totalmente rivoluzionata e cerca un nuovo re che stabilmente possa governarla nel futuro. Sicuramente una divisione da seguire con molta attenzione nei prossimi eventi UFC, anche se adesso la attenzione è per il prossimo 11 luglio (alla T-Mobile Arena di Las Vegas) per il ritorno tanto atteso nell’ottagono della stella irlandese Conor McGregor (opposto alla leggenda del fighting americano: Max Holloway). Sarà il main event di UFC #329. 

UFC dominatrice assoluta nei combat sports

La UFC ha confermato, ieri sera, di essere la più grande promotion di combat sports al mondo, con una magnificenza in termini di setting, luci, strutture led (la struttura aerea visibile sopra l’ottagono è stata qualcosa di unico) e scelta delle musiche (come la colonna sonora del film “I Pirati dei Caraibi” al momento del “tale of the tape“). Dana White ha dimostrato di essere il promoter più bravo, oltre che il più creativo, puntando su un format dove storytelling, marketing e matchmaking vanno a braccetto. Nessun’altra promotion al mondo, in questo momento, è in grado neppure di avvicinarsi al livello organizzativo della UFC. Ha trasformato, da ieri, le mma in mainstream (mai la White House infatti aveva ospitato un evento sportivo sul suo prato).

Riusciranno i nostri organizzatori italiani a trarre spunto da questo “special event” per migliorare i propri format?

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

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