(con il contributo di Mario Savo)* – Quando due atlete d’élite si incrociano ai vertici di una divisione competitiva come quella dei pesi mosca femminili UFC, l’esito della sfida si gioca raramente sulla semplice superiorità atletica grezza o sulla purezza stilistica. Piuttosto, a fare la differenza è la capacità di ottimizzare ogni singolo anello della catena cinetica, modulare i sistemi energetici in tempo reale e correggere quelle micro-falle biomeccaniche che l’occhio profano ignora, ma che un occhio clinico individua come determinanti. Il prossimo 12 settembre, l’ex 33enne campionessa messicana (di Guadalajara) Alexa Grasso (17-5-1) tornerà sotto i riflettori contro la 36enne transalpina (originaria di Nizza) Manon “The Beast” Fiorot (13-2-0). Un match dal fascino stilistico straordinario, che richiede un’analisi approfondita e chirurgica delle ultime uscite dell’atleta messicana, in particolare la sua recente prestazione del 29 marzo contro la statunitense Maycee Barber.
Nel suo ultimo incontro, la Grasso ha firmato un successo di impatto devastante, chiudendo la pratica contro una Barber aggressiva ed esplosiva tramite un TKO maturato a soli due minuti e quarantadue secondi del primo round. Se da un lato il risultato numerico suggerisce un dominio assoluto e immediato, un’esegesi attenta delle dinamiche motorie e coordinative messe in campo nei primi centocinquanta secondi di gara rivela dettagli fondamentali sulla traiettoria evolutiva dell’atleta messicana. Analizzare quel successo non serve solo a celebrare un KO da copertina (considerata la “submission” dell’anno da parte della stessa UFC), ma diventa la mappa concettualizzata di ciò che Grasso dovrà perfezionare, sotto il profilo tattico, tecnico, preventivo e metabolico, per disinnescare un enigma atletico complesso come quello rappresentato da Manon Fiorot.
Biomeccanica degli spazi: Il footwork d’angolo e la gestione della distanza
I primi minuti del match dello scorso 29 marzo contro Maycee Barber hanno evidenziato una dinamica ricorrente nella gestione spaziale di Alexa Grasso. Nelle fasi di studio iniziale, di fronte alla pressione aggressiva e diretta della Barber, la Grasso ha tendenzialmente utilizzato una traiettoria di arretramento lineare. Nella fisiologia del movimento applicata agli sport da combattimento, l’uscita in linea retta rappresenta un pattern motorio a potenziale rischio. Quando un’atleta indietreggia lungo l’asse longitudinale dell’ottagono, la sua base di appoggio subisce un restringimento temporaneo che altera il centro di gravità, compromettendo sia la capacità di assorbire l’impatto dei colpi in arrivo, sia la tempestività nel caricare una risposta esplosiva.
Contro un’avversaria come Maycee Barber, abituata a caricare a testa bassa con traiettorie prevalentemente frontali, la Grasso è riuscita a sfruttare la propria superiorità nella scherma pugilistica per incrociare l’avversaria e trovare il varco vincente. Tuttavia, la trasferibilità di questo approccio tattico contro Manon Fiorot presenta criticità evidenti. La lottatrice francese possiede un background di altissimo livello nelle arti marziali orientali, in particolare nel Karate, da cui eredita una gestione della distanza atipica e particolarmente insidiosa. La Fiorot opera su un raggio d’azione più ampio, sfrutta un allungo superiore e fa un uso costante e modulato di calci d’arresto e rientri laterali.
Per preparare l’appuntamento del 12 settembre, lo staff di Alexa Grasso dovrà concentrare gran parte del lavoro tattico sulla ridefinizione della biomeccanica degli spostamenti. Non si tratta semplicemente di “muovere i piedi”, ma di riprogrammare i pattern di pivoting, ovvero la capacità di ruotare sull’avampiede anteriore per creare angoli di uscita a quarantacinque gradi. Creare un angolo di sbieco mentre si rompe la distanza permette di neutralizzare il jab d’arresto della Fiorot, rimuovendo il corpo della Grasso dal canale di attacco centrale e costringendo la francese a resettare continuamente la propria linea di tiro. Questo tipo di footwork dinamico richiede una coordinazione intermuscolare eccellente tra i muscoli stabilizzatori della caviglia, il complesso gastrocnemio-soleo e i rotatori dell’anca, garantendo che la rotazione avvenga senza dispersioni di energia cinetica e mantenendo l’atleta costantemente in equilibrio dinamico per colpire.
Il reel del video di Mario Savo sulla preparazione della fighter messicana Alexa Grasso
Catena cinetica, trasferimenti di forza e prevenzione degli infortuni articolari
La sequenza decisiva che ha portato al KO di Maycee Barber nel primo round rappresenta un libro di testo di biomeccanica applicata al punching power. Il colpo che ha fatto vacillare la Barber non è nato dalla forza isolata del deltoide o del pettorale di Alexa Grasso, ma dall’attivazione sequenziale di una catena cinetica perfetta. Il movimento si è originato dalla spinta del piede posteriore, è risalito attraverso la tripla estensione di caviglia, ginocchio e anca, è stato amplificato dalla rotazione del bacino e dalla rigidità torsionale del core, per poi scaricarsi lungo l’arto superiore fino al punto d’impatto.
Questo fenomeno di trasferimento dell’energia, spesso descritto nel condizionamento sportivo come il principio della “frusta cinetica”, è la chiave per generare massima potenza con il minimo dispendio metabolico. Nella prospettiva del match contro Manon Fiorot, la capacità di replicare questa efficienza meccanica diventa un imperativo non solo prestazionale, ma anche preventivo e terapeutico. La Fiorot è una combattente fisicamente imponente, dotata di una struttura ossea e muscolare che le permette di imporre scambi d’impatto a distanze ravvicinate e di gestire con autorità i momenti di clinch a parete.
Quando un’atleta tenta di generare potenza o di contrastare la spinta di un’avversaria fisicamente più prestante affidandosi unicamente alla forza della parte superiore del corpo, sottopone il cingolo scapolo-omerale a sollecitazioni sproporzionate. In ambito di riabilitazione sportiva e prevenzione degli infortuni, lo stress ripetuto sulle strutture capsulo-legamentose della spalla, sulle cuffie dei rotatori e sul complesso della spina dorsale durante le fasi di wrestling o d’impatto male impostate è la causa principale di infiammazioni croniche e deficit di stabilizzazione. Per l’incontro previsto a Noche UFC del 12 Settembre, il condizionamento atletico di Grasso dovrà focalizzarsi sul rafforzamento della catena posteriore e sulla capacità di reclutamento coordinato dei glutei e del grande dorsale. Un core stabile e un trasferimento di forza ottimizzato dalle gambe al tronco permetteranno a Grasso di scaricare colpi devastanti e di resistere all’impatto fisico della Fiorot senza sovraccaricare il complesso articolare della spalla, preservando la salute strutturale dell’atleta sia nel breve che nel lungo termine.
Fisiologia dell’esercizio: condizionamento metabolico e tolleranza al lattato
Uno degli aspetti più insidiosi della vittoria rapida ottenuta lo scorso 29 marzo risiede nel fatto che essa non ha testato la tenuta metabolica di Alexa Grasso sulla lunga distanza. Un KO nei primi tre minuti offre una dimostrazione cristallina di potenza e reattività neuromuscolare al massimo dei riserve fosfagene (sistema ATP-CP), ma lascia non esplorata la capacità dell’atleta di gestire l’accumulo di sottoprodotti metabolici quando la gara si prolunga.
Manon Fiorot è nota all’interno della comunità dell’MMA per la sua eccezionale capacità di sostenere un output metabolico elevato ed omogeneo per tutta la durata dei cinque round. La francese impone un ritmo martellante, caratterizzato da un volume costante di colpi e tentativi di avanzamento che costringono l’avversaria a lavorare stabilmente al di sopra della propria soglia anaerobica. Di conseguenza, il piano di condizionamento fisico di Grasso dovrà essere strutturato con scientifica rigidità attorno allo sviluppo della tolleranza al lattato e all’innalzamento del massimo consumo di ossigeno.
Durante fasi di scambio prolungate ad alta intensità, la concentrazione di ioni idrogeno all’interno delle miofibrille muscolari aumenta, determinando un abbassamento del pH cellulare. Questo stato di acidosi metabolica compromette l’efficienza delle contrazioni muscolari, rallenta la velocità di conduzione nervosa e induce una rapida sensazione di affaticamento periferico. Per contrastare questo fenomeno, la preparazione della campionessa dovrà prevedere sessioni di allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT) specificamente modellate per simulare le metriche di sforzo e recupero di un match di MMA professionale. L’obiettivo è abituare il sistema vascolare a tamponare ed eliminare l’acido lattico con la massima celerità possibile durante i brevi intervalli di transizione, permettendo ai muscoli di mantenere la loro capacità contrattile esecutiva anche nei round finali.
La componente neuropsicologica: gestione dell’ipossia decisionale
Il condizionamento fisico e l’efficienza biomeccanica sono strettamente interconnessi con la dimensione psicologica e cognitiva della prestazione sportiva. Nelle arti marziali miste moderne, la stanchezza fisica non si limita a rallentare i pugno o i calci, ma altera drammaticamente la capacità di elaborazione delle informazioni da parte del sistema nervoso centrale. Quando la frequenza cardiaca supera costantemente l’ottantacinque-novanta per cento della frequenza massima e l’apporto di ossigeno ai tessuti diventa precario, l’atleta entra in uno stato fisiologico che la neuroscienza dello sport definisce come “ipossia decisionale”.
Nei primi due minuti del match contro la Barber, prima che arrivasse la soluzione definitiva, Grasso ha dimostrato una lucidità e una freddezza esemplari, mantenendo lo sguardo fisso sulle aperture dell’avversaria e cogliendo l’istante esatto in cui sferrare il colpo decisivo. Mantenere questo livello di chiarezza mentale e di percezione visuo-spaziale in condizioni di riposo o nei primi istanti di gara è relativamente semplice per un’atleta professionista. La vera sfida tecnica e psicologica contro Manon Fiorot consisterà nel preservare la medesima capacità di lettura tattica quando il corpo sarà sferzato dalla fatica cumulata al quarto o al quinto round.
Se Grasso dovesse trovarsi in una situazione di debito d’ossigeno sotto la pressione costante della francese, il rischio è che la sua risposta motoria regredisca verso pattern difensivi primari e non automatizzati, come l’arretramento in linea retta o la chiusura statica a guardia alta. Per evitare questa trappola cognitiva, il processo di allenamento integrato per il match del 12 Settembre dovrà includere protocolli di allenamento neuro-cognitivo sotto stress metabolico. Sottoporre l’atleta a compiti di reazione visiva, decision-making tattico e risoluzione di problemi motori complessi mentre si trova in uno stato di forte affaticamento cardiovascolare permette di condizionare il cervello a rimanere calmo, analitico e iper-reattivo anche nei contesti di massima pressione fisiologica.
Pianificazione tattica e periodizzazione verso Noche UFC del 12 settembre
L’analisi del match vinto contro Maycee Barber lo scorso 29 marzo offre uno spaccato perfetto delle enormi qualità di Alexa Grasso, ma fissa al contempo i parametri minimi sui quali la campionessa dovrà costruire la propria difesa titolata. La transizione dal combattimento breve ed esplosivo contro la Barber a una potenziale guerra di attrito e distanza contro Manon Fiorot richiede una periodizzazione dell’allenamento meticolosa, guidata dai principi della fisiologia e della biomeccanica.
Sotto il profilo tattico, l’integrazione del pivoting d’angolo negli spostamenti permetterà di disinnescare la portata e l’allungo della Fiorot, trasformando l’aggressività della francese in un’opportunità di contrattacco. Sul piano tecnico e preventivo, la cura della catena cinetica e il reclutamento coordinato del core garantiranno massima potenza d’impatto, proteggendo le strutture articolari della spalla e del rachide da sovraccarichi funzionali durante i clinch. Infine, sotto l’aspetto metabolico e neuropsicologico, la costruzione di una solida capacità di lavoro ad alta intensità fornirà a Grasso la riserva energetica e la lucidità mentale necessarie per dominare ogni fase del match, indipendentemente dal round in cui si deciderà il destino della cintura. Noche UFC si avvicina: la risposta dell’ottagono sarà, come sempre, il verdetto definitivo sul lavoro svolto dietro le quinte della prestazione atletica.

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri.
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.









