MMA – L’enigma di Tom Aspinall post infortunio all’occhio. Tornerà ad alti livelli nei pesi massimi UFC?.

Nelle arti marziali miste moderne, la categoria dei pesi massimi è storicamente quella in cui la linea sottile tra il trionfo assoluto e l’oblio atletico viene tracciata con maggiore spietatezza. Basta un singolo colpo, una frazione di secondo o una decisione arbitrale discutibile per deviare la traiettoria di una carriera destinata alla leggenda. Tuttavia, ciò che sta vivendo Tom Aspinall (33 anni e uno score di 15-3-0 di cui 11 per T(KO) e 4 per submission – nella foto in primo piano) trascende le consuete dinamiche di vittoria o sconfitta all’interno dell’ottagono. Tom Aspinall (originario di Salford), nell’ultima settimana, ha spiegato la decisione di lasciare vacante il titolo UFC dei pesi massimi dopo i nuovi problemi all’occhio.

Il caso dell’atleta britannico – costretto a rinunciare alla cintura dei pesi massimi UFC a seguito delle devastanti complicazioni dell’apparato oculare derivanti dai traumi subiti nel match contro il francese Ciryl Gane (il match in concomitanza di UFC #321 è terminato per un “no contest”) – rappresenta uno dei capitoli più complessi, drammatici e clinicamente interessanti nella storia recente della medicina dello sport applicata ai combattimenti a contatto pieno.

Per comprendere appieno la portata di questo evento, è necessario abbandonare per un attimo la narrazione puramente sportiva ed entrare nel merito dell’anatomia, della fisiologia della visione e delle severe dinamiche di riabilitazione che regolano il cosiddetto Return To Play (RTP). Quello di Aspinall non è un semplice infortunio da smaltire con qualche mese di riposo, ma una patologia rara e altamente invalidante per un lottatore: la Sindrome di Brown bilaterale traumatica.

LA DINAMICA DEL TRAUMA E L’ETIOLOGIA CLINICA

Tutto ha origine nell’evento UFC 321 dell’ottobre 2025. Nel corso dell’atteso match contro l’élite dello striking dei pesi massimi, Ciryl Gane, Aspinall subisce un eye poke (dita nell’occhio) accidentale ma devastante. Le estensioni involontarie delle dita verso la cavità orbitale dell’avversario sono, purtroppo, un vizio ricorrente nella dinamica dei guantini da MMA, ma la gravità dell’impatto subito dal britannico ha superato di gran lunga la classica abrasione corneale.

Dal punto di vista clinico, un trauma penetrativo o contusivo diretto nell’area supero-interna dell’orbita provoca un insulto alle strutture molli che circondano il bulbo oculare. Nel caso specifico di Aspinall, la forza dell’impatto si è scaricata sulla troclea – una piccola puleggia cartilaginea situata nell’angolo superiore e mediale dell’orbita – e sul tendine del muscolo obliquo superiore che vi scorre all’interno.

Quando questo complesso muscolo-tendineo subisce una lacerazione, un ematoma profondo o un processo infiammatorio acuto con conseguente fibrosi cicatriziale, il tendine perde la sua naturale capacità di scorrere liberamente attraverso il puleggio trocleare. Il risultato clinico è la diagnosi che ha paralizzato la carriera del campione: la Sindrome di Brown acquisita su base traumatica.

LA SINDROME DI BROWN: ANATOMIA E FISIOPATOLOGIA DI UN DEFICIT INVALIDANTE

Per un atleta d’élite, la vista non serve unicamente a “vedere” l’avversario, ma è il pilastro fondante della propriocezione, del tracciamento spaziale e della stima della distanza micro-metrica dei colpi. La Sindrome di Brown colpisce direttamente la motilità oculare estrinseca, provocando una specifica limitazione meccanica: l’incapacità dell’occhio affetto di elevarsi (guardare verso l’alto) quando si trova in posizione di adduzione (ossia quando lo sguardo è rivolto verso il naso).

In condizioni fisiologiche normali, il muscolo obliquo superiore si distende quando l’occhio si muove verso l’alto e verso l’interno. Nella sindrome di Brown, la guina tendinea rigida o danneggiata agisce come un tirante troppo corto, impedendo fisicamente al bulbo di completare la rotazione superiore. Quando questo deficit si presenta in forma bilaterale – come riscontrato in Aspinall a causa del danno subito da entrambi gli occhi – le conseguenze sulla vita quotidiana e sull’attività atletica sono catastrofiche.

Il sintomo primario e più devastante è la diplopia, comunemente nota come visione doppia. Quando il cervello riceve due immagini non allineate dai due occhi a causa dell’incapacità di un muscolo di seguire il movimento coordinato dell’altro, non riesce più a fondere le informazioni in un’unica percezione tridimensionale. Per un fighter di MMA, la perdita della visione binoculare singola equivale alla perdita della percezione della profondità. Senza stereopsi, misurare la distanza di un jab in arrivo, calcolare la traiettoria di un head kick o anticipare un livello di takedown diventa un compito pressoché impossibile.

IL PERCORSO CHIRURGICO E LA FRAGILITÀ DEI TESSUTI

La gestione clinica della Sindrome di Brown traumatica è estremamente complessa. Dopo i primi tentativi di gestione conservativa basati su cortico-steroidi per ridurre l’edema trocleare, la persistenza del blocco meccanico e della diplopia ha reso inevitabile il ricorso alla chirurgia. Nel febbraio 2026, Aspinall si è sottoposto a un delicato intervento di chirurgia strabica e ricostruttiva su entrambi gli occhi, mirato a liberare il tendine dell’obliquo superiore dalle aderenze cicatriziali e a ripristinare il corretto scorrimento trocleare.

Tuttavia, la chirurgia oculare negli atleti da contatto presenta un paradosso strutturale. Se da un lato l’atto chirurgico mira a restituire la motilità e ad eliminare la diplopia nella vita di tutti i giorni, dall’altro crea un tessuto cicatriziale neoformato che richiede tempi lunghi per raggiungere la necessaria stabilità tenosinviale e resistenza agli stress meccanici.

Il drammatico risvolto dell’estate 2026 risiede proprio in questa dinamica. Nel tentativo di accelerare i tempi per un rientro a fine anno, Aspinall ha ripreso le sessioni di sparring ad alto impatto. Durante una fase di contatto, un impatto secondario sull’orbita destra ha provocato una deiscenza o una riacutizzazione del processo infiammatorio a carico del tendine in fase di guarigione, causando un brusco regresso clinico.

Questo evento dimostra una verità nota alla medicina dello sport specialistica: le strutture tendinee e legamentose dell’orbita oculare hanno una vascolarizzazione limitata e processi di rimodellamento tissutale estremamente lenti. Sottoporre un tendine operato a micro-traumi ripetuti prima della completa maturazione della cicatrice espone l’atleta a un rischio elevatissimo di danno permanente e irreversibile.

I CRITERI CLINICI DI “RETURN TO PLAY” NEI COMBAT SPORTS

Di fronte a un quadro clinico così compromesso, la decisione dell’UFC e del team medico di Aspinall di dichiarare la cintura dei pesi massimi vacante nel settembre 2026 non è stata una mera scelta di gestione delle storyline sportive, ma un atto dovuto sotto il profilo della tutela medico-legale e della salute dell’atleta.

Nel protocollo scientifico di Return To Play per i traumi oculari ad alto rischio, l’idoneità agonistica non si basa sul semplice desiderio dell’atleta di combattere o sulla sua tolleranza al dolore. Esistono parametri quantitativi stringenti che devono essere soddisfatti:

In primo luogo, si richiede la totale assenza di diplopia nel campo visivo primario e secondario, confermata attraverso test ortottici strumentali come lo Schermo di Hess-Lancaster. L’atleta deve dimostrare un allineamento oculare perfetto in tutte le nove posizioni di sguardo.

In secondo luogo, deve essere documentato il completo ripristino del campo visivo perimetrico e della sensibilità al contrasto, uniti a un recupero del 100% della percezione della stereopsi (visione tridimensionale della profondità).

Infine, sotto il profilo strutturale, l’integrità della troclea e del tendine dell’obliquo superiore deve mostrare un’assoluta stabilità alle sollecitazioni. Il protocollo prevede una progressione rigida dell’allenamento: si parte dal lavoro cardiovascolare senza contatto, si passa al lavoro ai colpitori con protezione oculare, per poi approdare allo sparring condizionato e solo alla fine allo sparring libero ad alta intensità. Il re-infortunio subito da Aspinall nello sparring dimostra che l’atleta si trovava ancora in una fase di spiccata vulnerabilità biomeccanica.

Il reel dello sport-specialist Mario Savo sui tempi di recupero del britannico Tom Aspinall

LE PROSPETTIVE FUTURE E IL FUTURO DEI PESI MASSIMI

L’assenza prolungata di Tom Aspinall e la rinuncia al titolo lasciano la divisione dei pesi massimi UFC in uno stato di profonda riorganizzazione. Ma al di là delle dinamiche dei ranking e dei prossimi incontri titolati, la domanda fondamentale riguarda il futuro a lungo termine dell’atleta britannico. Aspinall potrà mai tornare nell’ottagono ai livelli che lo avevano reso il peso massimo più devastante ed evoluto della sua generazione?

Dal punto di vista medico, le possibilità di un rientro agonistico rimangono aperte, ma richiedono un cambio radicale di approccio temporale. Il processo di guarigione delle strutture trocleari dopo un re-infortunio necessita di un lungo periodo di scarico meccanico totale dai contatti alla testa, stimato dai chirurghi oculisti in non meno di 9-12 mesi di stabilizzazione clinica.

Tom Aspinall possiede doti atletiche eccezionali, una coordinazione fuori dal comune e un’età biologica ancora favorevole per la categoria dei pesi massimi. Tuttavia, il nemico più grande sulla strada del suo Return To Play non sarà Ciryl Gane, né qualunque altro rivale nell’ottagono, bensì la pazienza. Accettare di fermarsi completamente per permettere alla complessa puleggia dell’obliquo superiore di rigenerarsi è l’unico modo per garantire che la sua carriera non si chiuda prematuramente.

La vicenda di Tom Aspinall rappresenta un importante case study per la medicina dello sport moderna applicata alle MMA. Evidenzia la necessità di rivedere i regolamenti sull’attrezzatura di protezione – come l’introduzione di guantini con curvatura anatomica pre-sagomata per prevenire l’estensione delle dita – e ribadisce un principio clinico inconfutabile: quando la funzione oculare e la visione binoculare sono compromesse, la prestazione atletica cade in secondo piano. La priorità assoluta deve rimanere la tutela dell’uomo prima ancora che del lottatore.

Lo sport scientist/analista sportivo Mario Savo

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.

Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri.

In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

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