DWCS/MMA – Luca Borando battuto per KO (irregolare) ai DWCS dal peruviano Ian Escuza: anatomia biomeccanica e fisica di un secondo di follia.

(con il contributo di Mario Savo)* – Lo diciamo subito, il colpo del KO con cui l’arbitro ha decretato la fine dell’incontro tra l’italiano Luca Borando e il peruviano (originario di Lima) Ian Escuza (nella foto sotto) ai DWCS (season 10/Week 08) era chiaramente irregolare, come affermato anche dal patron di UFC Dana White, ma mettiamo di aver vissuto solo un brutto sogno, o di essere troppo innamorati di questo sport dal punto di vista analitico al punto da voler comunque trovare spunti di riflessione scientifica su quanto abbiamo visto, anche quando il risultato, da italiani, è amaro e immeritato.

L’ottagono si conferma come il più spietato dei laboratori biomeccanici. L’estetica del combattimento, spesso ridotta alla superficie visiva di uno scambio o alla drammaticità di un knock-out, nasconde in realtà una fitta rete di principi fisici, dinamiche neuromuscolari e risposte fisiologiche estreme. Il match che ha visto opposti Luca Borando e Ian Escuza rappresenta un caso studio paradigmatico per chiunque si occupi di scienza applicata alla performance negli sport da combattimento. Trentadue secondi: una durata cronometrica apparentemente insignificante che racchiude, se analizzata con rigore scientifico, una sequenza ad altissima densità biomeccanica, cinetica e neurofisiologica. Attraverso una lente analitica strutturata su principi di cinematica, cinetica applicata e neurobiologia del trauma, è possibile analizzare quanto accaduto nella gabbia per comprendere (o provare ad interpretare) la genesi del verdetto.

La rottura della guardia e la biomeccanica del clinch a parete

Il match si apre con un’aggressione ad alta intensità da parte di Escuza, caratterizzata da un tasso di accelerazione lineare eccezionale. Nel momento in cui un fighter decide di accorciare la distanza in modo esplosivo, la fisica del movimento impone un trasferimento di quantità di moto immediato, in cui la variazione di impulso è direttamente proporzionale alla forza applicata nell’intervallo di tempo. Escuza penetra la guardia primaria di Borando, sfruttando un centro di gravità abbassato per superare la prima linea difensiva degli arti superiori e proiettare la forza contro la rete dell’ottagono.

Dal punto di vista della biomeccanica del contatto, la rete funge da vincolo meccanico rigido. Quando un atleta viene bloccato in isometria contro la parete, il suo sistema muscoloscheletrico si trova ad affrontare una duplice sollecitazione da un lato la forza di compressione diretta, esercitata dall’avversario che applica una pressione costante per immobilizzare il bacino e il tronco, e dall’altro la reazione vincolare della rete, che annulla qualsiasi possibilità di dissipare l’energia cinetica attraverso lo spostamento all’indietro o la rotazione dell’asse corporeo. In questa condizione di blocco isometrico, la capacità di reclutamento delle unità motorie della catena cinetica posteriore e dei muscoli stabilizzatori del core è portata al limite teorico. Luca Borando viene privato dei gradi di libertà articolari necessari per assecondare le traiettorie d’impatto o per impostare un contromovimento elastico. Si tratta dell’inizio di una catena cinetica chiusa in cui l’energia degli impatti successivi si scarica interamente sui tessuti target, senza alcuna possibilità di ammortizzazione dinamica.

credit image social IG – @InkaMMAPro – Una immagine di Ina Escuza.

Impatto toracico, compressione viscerale e dinamica respiratoria

Chiuso il vincolo parietale, la sequenza offensiva si concretizza nel primo colpo ad alto impatto: una ginocchiata ad alta penetrazione indirizzata nella zona compresa tra la regione costale antero-laterale e lo sterno. Per comprendere la gravità biomeccanica di questo colpo, occorre analizzare la trasmissione dell’onda d’urto attraverso la parete toracica. La ginocchiata trasferisce un’ingente energia cinetica su un’area di contatto estremamente ristretta. L’impatto causa una rapida deformazione elastica delle gabbie costali e una compressione transitoria del diaframma.

Questa violenta compressione porta a precise conseguenze neurofisiologiche e respiratorie. La sollecitazione meccanica sulle strutture nervose viscerali del plesso celiaco evoca un’immediata risposta vagale ipereffattrice (detta anche crisi vagale). Ciò si traduce in un riflesso di inibizione respiratoria, una brusca caduta della pressione arteriosa sistemica e un’istantanea perdita di tono posturale muscolare. Parallelamente, il riflesso nocicettivo e la necessità biologica di proteggere i visceri addominali costringono il tronco dell’atleta a una flessione anteriore involontaria. Luca Borando si piega in avanti non per un cedimento volontario o strutturale, ma come risposta fisiologica riflessa e inevitabile a una drammatica decompressione toracico-addominale. Questa flessione forzata posiziona la testa su un piano spaziale drasticamente ribassato e temporaneamente privo di protezione attiva.

Il reel su IG del performance-scientist Mario Savo

La fisica del trauma vestibolare e la dinamica dell’impatto

Arriva dunque una seconda ginocchiata, questa volta al volto, e Luca si inginocchia. È in questo preciso istante che si verifica l’episodio chiave dell’incontro, ovvero la seconda ginocchiata diretta al volto (la terza in totale). Si tratta di un colpo sferrato con una traiettoria dal basso verso l’alto su un bersaglio fisso e in fase di flessione. La dinamica di questo impatto richiede un’attenta analisi clinico-sportiva, avvalorata anche dalle dichiarazioni pubbliche di Dana White, il quale ha apertamente riconosciuto la natura irregolare del colpo in relazione alla posizione dell’atleta e alla dinamica del contatto.

Quando la ginocchiata impatta il viscerocranio, la testa dell’atleta subisce una repentina accelerazione angolare e traslatoria. L’energia dell’impatto si trasmette direttamente all’interno della scatola cranica, generando due fenomeni fisici distinti ma convergenti. In primo luogo si verifica il fenomeno del coup-contrecoup, in cui il cervello, sospeso all’interno del liquido cerebrospinale, subisce uno spostamento relativo rispetto al cranio osseo; l’impatto primario genera una compressione parenchimale nella zona d’impatto, seguita da una decompressione e da un secondo impatto sul lato opposto. In secondo luogo si manifesta un’inerzia endolinfatica che causa un marcato deficit vestibolare; l’accelerazione rotazionale improvvisa scuote i canali semicircolari e gli organi otolitici dell’orecchio interno, dove il movimento fluido dell’endolinfa stimola in modo caotico e massivo le cellule ciliate inviando segnali incoerenti ai nuclei vestibolari del tronco encefalico.

La conseguenza di questa tempesta neuro-sensoriale è il tilt vestibolare. L’atleta perde istantaneamente il senso di orientamento nello spazio, il riflesso vestibolo-oculare viene temporaneamente disattivato e il controllo posturale riflesso crolla. L’arbitro, rilevando l’impossibilità oggettiva dell’atleta di difendersi in modo intelligente, interrompe il match per preservarne la salute.

Valutazione della prestazione e persistenza degli adattamenti atletici

Di fronte a un epilogo così rapido e condizionato da un fattore di irregolarità tecnica, la domanda che sorge spontanea riguarda la reale capacità di trentadue secondi di definire il valore, il percorso o il futuro di una carriera professionale. Dal punto di vista della preparazione atletica e della scienza della performance umana, la risposta è nettamente negativa. Nel modello di prestazione degli sport da combattimento d’élite, il risultato di un singolo evento ad altissima variabilità rappresenta un dato statistico isolato, non l’indicatore complessivo dello stato di forma o del potenziale biomeccanico di un atleta.

Gli adattamenti fisiologici e strutturali ottenuti attraverso mesi e anni di allenamento sistematico non vengono minimamente scalfiti da un episodio del genere. In termini metabolici e neuromuscolari, le modificazioni strutturali come l’aumento della densità minerale ossea, la rigidità tendinea sviluppata per massimizzare il ciclo stiramento-accorciamento e l’ipertrofia selettiva delle fibre muscolari rapide rimangono intatte. Allo stesso modo, le capacità aerobiche e tampone, comprese le soglie lattacide, la massima potenza aerobica e l’efficienza mitocondriale costruite nei camp di preparazione, continuano a costituire la solida base biologica dell’atleta. Anche l’architettura motoria, che comprende i pattern di movimento, la velocità di reclutamento delle unità motorie e la coordinazione intermuscolare, resta un patrimonio acquisito che necessita soltanto di essere ricalibrato.

Il protocollo multidisciplinare di recupero e Return to Play

La gestione del post-match per un atleta come Luca Borando deve focalizzarsi su un piano di lavoro multidisciplinare scientificamente validato. Integrando l’approccio della preparazione atletica con l’osteopatia e la massoterapia, la tabella di marcia per il rientro in sicurezza si articola attraverso fasi terapeutiche e di condizionamento ben precise.

La prima priorità risiede nel reset neuro-vestibolare e cervicale. L’accelerazione subita dal capo richiede una rigorosa valutazione osteopatica per individuare e trattare le disfunzioni somatiche a carico delle vertebre cervicali alte e della cerniera cervico-toracica, solitamente sottoposte a forte stress da colpo di frusta. A questo si affianca una riabilitazione oculo-motoria e vestibolare con esercizi mirati alla ricalibrazione del riflesso vestibolo-oculare per eliminare qualsiasi residuo di vertigine posizionale o ritardo nella fissazione del bersaglio.

Successivamente, il protocollo prevede la decompressione tessutale e la massoterapia clinica per gestire la violenta contusione subita a livello toracico-addominale. Attraverso la massoterapia miofasciale e decontratturante si lavora sul rilascio delle catene muscolari anteriori, in particolare del retto dell’addome, degli obliqui e del grande pettorale, rimasti in stato di ipertono difensivo post-impatto. A ciò si unisce il trattamento manipolativo osteopatico del diaframma per ripristinare la corretta meccanica respiratoria e ridurre la stimolazione simpatica di fondo.

Infine, il percorso si completa con il ricondizionamento e l’analisi biomeccanica predittiva. Attraverso l’analisi dei fotogrammi video si studiano minuziosamente le fasi di approccio alla parete per implementare strategie di framing e deviazione delle traiettorie di attacco avversarie. In fase di campo, si lavora sullo sviluppo della forza esplosiva elastica e reattiva in spazio ristretto per garantire un’uscita laterale rapida dalla linea di pressione prima del consolidamento del clinch isometrico a parete.

Prospettive e continuazione del percorso agonistico

Nelle arti marziali miste la linea che separa il trionfo dall’avversità è estremamente sottile, e gli sport da combattimento chiedono un conto altissimo in termini di dedizione, sudore e sacrificio personale. Luca Borando ha dimostrato il coraggio di chi sceglie di varcare la soglia dell’ottagono per misurarsi al livello più alto del panorama internazionale. Un colpo irregolare e una decisione arbitrale possono fermare un match, ma non fermano l’evoluzione di un atleta moderno supportato da una metodologia scientifica all’avanguardia.

Questo momento costituisce uno stop strategico e un’opportunità per analizzare i dettagli biomeccanici, perfezionare la gestione delle fasi a parete, rafforzare le strutture difensive e tornare nella gabbia con una versione ancora più completa ed evoluta. I miglioramenti atletici sono consolidati e la determinazione agonistica rimane inalterata. La community delle MMA sa che i veri campioni si giudicano dalla precisione e dalla sistematicità con cui affrontano il processo di crescita e il rientro alle competizioni. Il percorso prosegue con la consapevolezza del lavoro svolto e la preparazione per le prossime sfide nell’ottagono.

Lo sport scientist/analista sportivo Mario Savo

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.

Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).

In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

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