L’anatomia di Alexander il Grande: biomeccanica e fisiologia di Alexander Volkanovski dal match con Diego Lopes verso la sfida con Movsar Evloev.
(con il contributo di Mario Savo)* – Il match del 1° febbraio 2026, che ha visto Alexander Volkanovski contrapposto all’esplosivo Diego Lopes, rappresenta uno studio di caso paradigmatico per chiunque si occupi di preparazioni atletiche ad alto livello, prevenzione degli infortuni e fisiologia della prestazione.
Dall’analisi di questa sfida emergono chiare risposte sullo stato di salute neuromuscolare di Volkanovski, ma si delineano anche sottili margini di vulnerabilità che, in vista di uno scontro stilisticamente opposto come quello contro il grappler asfissiante Movsar Evloev, richiedono una programmazione precisa tra preparazione fisica, osteopatia e strategie di return to play.
L’evento è previsto nella notte italiana di sabato (24 ottobre 2026) dalla Etihad Arena di Abu Dhabi (UAE). Sarà il main event della serata nella categoria di peso dei “piuma”. Il fighter australiano con uno score record di tutto rispetto (28 successi e appena 4 sconfitte) vi arriva da detentore della cintura, il russo potrebbe essere visto come la vittima sacrificale ma ha dalla sua diversi aspetti a favore: la giovane età (32 contro 38), l’altezza/allungo, e il fatto di essere attualmente imbattuto (20-0-0). Arriva tra l’altro da una terra (l’Ingushetia) dove ci sono ancora oggi continue crisi a livello geopolitico. E’ un atleta abituato alla vita dura e a saper lottare. Certamente non intimorito dal fatto di avere davanti a sè una leggenda come Volkanovski. Quest’ultimo al di là della bandiera rappresentata (l’Australia) ha radici greco-macedoni (Macedonia del Nord).
Stabilità centrale e gestione della catena cinetica: la biomeccanica del baricentro
Una delle caratteristiche fisiologiche e strutturali che hanno reso Alexander Volkanovski uno dei featherweight più dominanti della storia risiede nella sua eccezionale capacità di modulare il centro di gravità. La sua anatomia — caratterizzata da un tronco relativamente compatto rispetto all’allungo delle braccia — gli garantisce un vantaggio meccanico innato nel controllo della base di appoggio.
Durante la sfida contro Diego Lopes, la biomeccanica di Volkanovski si è mostrata brillante nelle fasi di transizione verticale-orizzontale. Quando Lopes ha provato a spezzare il ritmo con accelerazioni dirette o tentativi di accorciare la distanza, la risposta di Volkanovski si è basata su una repentina attivazione della catena cinetica posteriore, guidata da un reclutamento coordinato del grande gluteo e del complesso muscolare del core. La stiffness addominale (la rigidità isometrica del tronco) manifestata dall’australiano gli permette di trasferire l’energia dalle arti inferiori alla parte superiore senza dispersioni torsionali a livello della colonna lombare.
Tuttavia, un’analisi cinematica approfondita di alcuni scambi più avanzati e a parete evidenzia un dettaglio posturale cruciale. Sotto la spinta isometrica e prolungata di Lopes, nei momenti di stanchezza cumulativa a metà e fine round, Volkanovski tende a compensare la pressione riducendo l’estensione della colonna toracica. Questa leggera flessione anteriore del tronco, associata a una protrazione del cingolo scapolare, è un meccanismo di difesa istintivo per proteggere il mento e abbassare ulteriormente il baricentro. Dal punto di vista osteopatico e funzionale, però, questa postura altera la meccanica diaframmatica, limitando l’espansione della gabbia toracica e riducendo l’efficienza ventilatoria negli scambi prolungati. In vista di un match contro Evloev, un lottatore che fa del controllo asfissiante a parete e della pressione costante il proprio marchio di fabbrica, la capacità di mantenere la colonna toracica neutra durante i contrasti isometrici diventerà determinante per evitare l’affaticamento prematuro dei muscoli respiratori accessori.
Il reel del performance scientist Mario Savo sulle future prestazioni di Alexander Volkanovski
Fisiologia dello sforzo e gestione metabolica nei contrasti isometrici
Dal punto di vista del condizionamento fisico, la prestazione di Volkanovski contro Lopes ha confermato una capacità aerobica di base straordinaria, sostenuta da un VO2 max elevato e da una spiccata capacità di smaltimento del lattato nei brevi periodi di pausa tra i round. L’abilità di resettare la frequenza cardiaca nei 60 secondi di riposo evidenzia un sistema nervoso autonomo ben bilanciato, con un tono vagale capace di riattivarsi rapidamente per ottimizzare il recupero.
Nonostante questa base d’élite, lo scontro con Lopes ha fatto emergere la complessa dinamica della fatica neuromuscolare periferica. Gli sport da combattimento impongono un continuo turnover tra contrazioni isotoniche esplosive (colpi, schivate, scatti) e contrazioni isometriche ad alta intensità (clinch, prese, difesa dai takedown). Quando un atleta entra in una fase di lavoro isometrico prolungato, l’aumento della pressione intramuscolare occlude temporaneamente i vasi sanguigni, riducendo l’apporto di ossigeno e accelerando l’accumulo di metaboliti locali come ioni idrogeno e fosfati inorganici.
Nel match del 1° febbraio, la risposta metabolica di Volkanovski alla pressione di Lopes in fase di clinch ha mostrato un leggero decremento nella velocità di reazione delle anche subito dopo il rilascio della presa. Quando il muscolo viene sottoposto a uno sforzo titanico prolungato, si verifica una temporanea inibizione della conduzione nervosa periferica. Ai fini della prevenzione infortuni e della massimizzazione della performance, la preparazione atletica verso il match con Evloev dovrà concentrarsi su protocolli di condizionamento specifico per la resistenza alla forza isometrica nei distretti del cingolo pelvico e scapolare, simulando le occlusioni vascolari tipiche della lotta per migliorare la tolleranza al debito di ossigeno locale.
Analisi posturale e integrazione osteopatica: trattamento del cingolo scapolo-omerale e pelvico
Un aspetto che un preparatore atletico specializzato e un osteopata sportivo non possono trascurare riguarda l’asimmetria funzionale legata all’assetto da combattimento. Volkanovski adotta un’impostazione che sottopone a uno stress asimmetrico prolungato la catena crociata anteriore e posteriore. Il lavoro di piedi e i continui cambi di direzione richiedono una flessibilità dinamica estrema dell’articolazione coxo-femorale e un perfetto controllo della stabilità della caviglia.
Nel corso del match contro Lopes, le uscite dalle situazioni critiche hanno messo a dura prova le strutture capsulo-legamentose dell’atleta. Nello specifico, quando Volkanovski è stato costretto a ruotare il bacino per liberarsi dalle offensive di Lopes, l’articolazione sacro-iliaca e i muscoli rotatori profondi dell’anca (come il piriforme e gli otturatori) hanno subito carichi torsionali elevatissimi.
Nel quadro di una strategia integrata di recupero e Return to Play dopo un match di questa intensità, l’intervento osteopatico deve mirare primariamente al ripristino della mobilità articolare del bacino e alla decontrazione delle catene muscolari accorciate. La massoterapia profonda, associata a tecniche di rilascio miofasciale e mobilizzazioni articolari ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA), risulta fondamentale per desensibilizzare i recettori del dolore, ridurre il tono muscolare residuo e prevenire compensi patologici. Una limitazione anche minima nella rotazione interna dell’anca destro o sinistro si tradurrebbe infatti in una minore reattività nello sprawl, rendendo l’atleta vulnerabile alle proiezioni ad entrata bassa di Evloev.
Allo stesso modo, la cintura scapolare richiede una profonda attenzione. L’assorbimento dei colpi in guardia alta e lo sforzo di spinta accumulato durante le fasi di clinch tendono a generare restrizioni di mobilità a livello della prima costa e della cerniera cervico-toracica. Ripristinare il corretto scivolamento della scapola sulla gabbia toracica non è solo un fattore di prevenzione contro la sindrome da impingement della cuffia dei ruotatori, ma è la chiave per mantenere la massima velocità di allungo e precisione nei colpi d’incontro.
Aspetti psicologici e controllo neuromuscolare sotto stress
La prestazione di un fighter di livello mondiale è inestricabilmente legata alla sua efficienza neuro-cognitiva. Volkanovski ha costruito la sua carriera su una gestione della distanza pressoché perfetta e su una capacità di lettura delle intenzioni dell’avversario basata su micro-segnali posturali. Dal punto di vista psicofisiologico, questa abilità richiede un livello costante di vigilanza e una lucidità mentale che dipende direttamente dal bilanciamento metabolico del sistema nervoso.
Contro Lopes, la stabilità emotiva e la fiducia nei propri mezzi di Volkanovski sono emerse chiaramente nei momenti di maggiore incertezza tactica. Anche quando Lopes è riuscito a connettere con colpi significativi o a bloccare l’azione a parete, Volkanovski non ha mostrato alterazioni nel pattern respiratorio o segni di panico motorio. La risposta neuromuscolare è rimasta fluida, priva di quelle rigidità muscolari parassite che spesso colpiscono gli atleti sotto stress emotivo e che consumano preziose riserve di glicogeno.
Tuttavia, la gestione dell’attenzione diventerà ancora più complessa di fronte a Movsar Evloev. Mentre Diego Lopes offre un ritmo discontinuo ma caratterizzato da picchi di esplosività e tentativi improvvisi di sottomissione, Evloev impone una pressione continua, monotona ed estenuante. Questo tipo di scontro non mette a dura prova solo la forza fisica, ma applica un carico cognitivo ininterrotto. Se il cervello recepisce un costante stato di minaccia di takedown, la risposta neuromuscolare tende a irrigidire la muscolatura flessoria della catena posteriore, aumentando il dispendio energetico generale. Il lavoro psicofisiologico per questa preparazione dovrà quindi integrare tecniche di biofeedback e controllo respiratorio diaframmatico, abbinate all’allenamento atletico, per insegnare all’atleta a mantenere la muscolatura rilassata fino al momento esatto dell’impatto o della difesa.
La vittoria di Alexander Volkanovski contro Diego Lopes ha dimostrato che il campione possiede ancora tutti gli attributi atletici e mentali per rimanere al vertice della disciplina. Tuttavia, l’analisi biomeccanica avanzata rivela che la differenza tra una difesa del titolo con successo e un passaggio di consegne risiede nella capacità di affinare i minimi dettagli della catena cinetica e del recupero integrato. Con una programmazione che unisce la fisiologia dello sforzo alla precisione dell’osteopatia sportiva, il “Great” ha tutte le carte in regola per neutralizzare la pressione di Evloev e confermare ancora una volta la superiorità della scienza applicata alla prestazione umana, a patto che la carta di identità lo permetta…
*Mario Savo (nella foto sotto) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport. Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.









