(con il contributo di Mario Savo)* – Il prossimo main event di UFC Fight Night (sabato 31 ottobre al Meta Apex di Las Vegas in Nevada), tra il 37enne fighter brasiliano Renato Moicano (21-7-1) e il 26enne “aussie” (originario di Brisbane) Tom “Big Train” Nolan (11-1-0), rappresenta un caso studio paradigmatico. Da un lato abbiamo un veterano di altissimo lignaggio tecnico, raffinato nel controllo posturale e nella gestione del pacing; dall’altro un prospetto longilineo, portatore di un vantaggio antropometrico imponente per la categoria dei pesi leggeri. Sarà un complesso scontro tra vettori geometrici, tassi di spesa energetica e finestre di cedimento neuromuscolare.
Per comprendere la chiave di volta di questo match (valevole per la divisione “lightweight”), bisogna partire dall’analisi strutturale e antropometrica di Tom Nolan. Con i suoi 191 centimetri di altezza, Nolan incarna il prototipo del fighter moderno longilineo, capace di imporre una zona di interdizione balistica a lunga gittata grazie a leve scheletriche notevoli. Tuttavia, dal punto di vista biomeccanico, l’allungamento dei segmenti corporei impone un dazio geometrico ben preciso quando l’avversario riesce a violare la prima linea di difesa dello striking. I corpi lunghi possiedono baricentri mediamente più alti e richiedono un controllo tonico-posturale del tronco straordinariamente dispendioso per mantenere l’equilibrio dinamico nei cambi di livello e nei duelli sulla corta distanza. Quando un atleta alto subisce la pressione all’interno della tasca o a ridosso della recinzione, i suoi bracci di leva lunghi si trasformano in uno svantaggio meccanico: i torques generati dalle anche e dalle ginocchia avversarie incontrano angoli di tenuta meno efficienti, esponendo l’articolazione coxo-femorale e il rachide a una vulnerabilità strutturale nei confronti dei tentativi di atterramento e di clinch orientato al controllo.
La strategia di Moicano
È qui che entra in gioco la maestria tattica e biomeccanica di Renato Moicano. Il brasiliano non tenta mai di vincere la gara di velocità sulla lunga distanza balistica, dove Nolan primeggia per volume nei primi minuti. Moicano adotta una strategia di tassazione energetica e geometrica, sfruttando la geometria specifica della gabbia – una struttura che agisce come un moltiplicatore di pressione per il lottatore aggressivo. Riducendo lo spazio di fuga, Moicano costringe Nolan a indietreggiare linearmente o a subire il fence wrestling. Quando un atleta longilineo viene spinto contro la recinzione, la gabbia stessa agisce come un vincolo estrinseco che impedisce la dissipazione della forza all’indietro; di conseguenza, il vettore d’attacco del takedown o del body lock scarica interamente il proprio peso sulla struttura muscolo-scheletrica del difensore. Con una percentuale di difesa agli atterramenti che si attesta intorno al 58%, Nolan mostra storicamente una faglia strutturale proprio in quella transizione in cui il duello in piedi si muta in lotta corpo a corpo. Per un terapista e uno scienziato della performance, quel dato non è un semplice numero percentuale, ma il sintomo di una difficoltà biomeccanica nel gestire le forze di taglio e di spinta quando il baricentro viene sistematicamente abbassato sotto la linea dei fianchi.
Il reel del performance scientist Mario Savo sul match in esame
Il punto debole di Nolan
Dal punto di vista della fisiologia dello sforzo e del metabolismo energetico, la contesa si sposta su un piano altrettanto critico: il costo energetico del volume di scambi e la cinetica della fatica. I dati di match analysis evidenziano chiaramente il profilo di erogazione di Tom Nolan: un atleta estremamente attivo nei primi due round, capace di produrre picchi elevati di colpi significativi, ma la cui curva di rendimento subisce un decremento marcato con il progredire dei minuti, specialmente in termini di precisione e di reattività difensiva nel terzo round.
Questo fenomeno trova una spiegazione diretta nella bioenergetica cellulare e nella fatica neuromuscolare. Sostenere un volume elevato di striking con una struttura corporea imponente richiede un massiccio impegno dei substrati energetici glicolitici e un costante lavoro di stabilizzazione del core per preservare l’equilibrio posturale. Quando la riserva di glicogeno muscolare si riduce e l’accumulo di metaboliti di scarto altera l’omeostasi cellulare, il sistema nervoso centrale riduce la frequenza di scarica delle unità motorie per proteggere il tessuto muscolare da danni strutturali irreversibili. Il risultato visibile sul piano clinico e della performance è il rallentamento dei vettori di spinta, la caduta dei gomiti nella guardia e, fattore ancor più critico, il ritardo nei tempi di reazione neuromuscolare necessari a intercettare i cambi di livello dell’avversario.
Renato Moicano (brasiliano come passaporto ma profondo conoscitore degli States, visto che si allena a Coconut Creek in Florida), forte di un’esperienza decennale nei piani alti della divisione e di un bagaglio di match sulle 5 riprese, è maestro nel gestire il pacing metabolico. La sua capacità di distribuire le energie permette al suo sistema cardiorespiratorio e neuromuscolare di mantenere un’efficienza costante mentre il motore dell’avversario comincia a perdere colpi. Non è un caso che la danger zone di Moicano si apra con il passare dei minuti: quando il volume di Nolan decade e la sua difesa agli atterramenti si ammorbidisce per via dell’affaticamento neuromuscolare, il brasiliano converte la superiorità nella lotta a terra e nella ricerca delle sottomissioni in una sentenza ineluttabile.
La lettura previsionale del match
Dal punto di vista della prevenzione e dell’integrità fisica, un match strutturato su queste coordinate mette in luce l’importanza cruciale di una preparazione basata sulla resilienza dei tessuti molli e sulla stabilità articolare. Negli sport da combattimento, la capacità di esprimere forza esplosiva in condizioni di ipossia e accumulo di acido lattico dipende interamente dalla qualità del controllo neuromuscolare e dalla biomeccanica del recupero tra una fase di massimo sforzo e la successiva.
Moicano contro Nolan non è soltanto lo scontro tra generazioni o stili differenti, ma un vero e proprio scontro tra modelli di efficienza fisica. Se Nolan riuscirà a imporre la propria geometria e a proteggere i propri angoli nei primi due round, sfruttando l’allungo per mantenere il match sul piano della percussione a distanza, potrà scrivere un esito favorevole. Ma se la contesa dovesse varcare la soglia critica della seconda metà dell’incontro, la superiorità di Moicano nella gestione metabolica, unita alla capacità di sfruttare le vulnerabilità biomeccaniche dei baricentri alti attraverso la lotta alla gabbia, trasformerà la fisica e la fisiologia in armi letali. La scienza della gabbia, ancora una volta, non ammette approssimazioni: vince chi sa gestire meglio l’energia e lo spazio prima che il corpo chieda il conto.
Mario Savo (nella foto sotto) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport. Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.









