D’Ambrosi (FPI) analizza i numeri della Federboxe (FPI). Politiche di bilancio e autofinanziamento in consolidamento.

A pochi mesi dalla fine dell’anno 2025, il presidente della Federboxe (FPI) Flavio D’Ambrosi ha fatto un’analisi  approfondita sui alcuni numeri che aiutano a misurare lo stato di salute del movimento pugilistico tricolore nel suo complesso.

Di seguito il post pubblicato anche sulla pagina ufficiale di Linkedin della Federazione:

“…Se volessimo misurare la “produttività”del pugilato italiano in termini aziendalistici, dovremmo determinare quanta “attività pugilistica viene praticata nel corso di un’unità temporale” che per comodità convenzionale può essere fissata in un anno solare.

Tale misurazione si basa su tre indici fondamentali: affiliazioni, tesseramenti ed eventi pugilistici. Quest’ultimi forniscono un ulteriore indice “il numero di match” e quindi la partecipazione degli atleti all’attività pugilistica di alto livello.

Al riguardo, al 30 settembre 2025, si sono registrati 1.132 società affiliate, oltre 72.000 tesserati complessivi, circa 1.000 eventi pugilistici e 10.192 match combattuti. Tali numeri ci dicono che al 31 dicembre supereremo di gran lunga i dati del 2024 che già avevano segnato un record storico per la FPI. 

Mai negli ultimi 35 anni, la Federazione pugilistica italiana ha raggiunto livelli così alti in termini di società affiliate e tesserati. Parimenti, la stessa attività pugilistica (eventi e match), registra un trend di aumento straordinario che il nostro movimento non ha mai conosciuto.

Il progressivo aumento della produttività pugilato – legata certamente ad efficienti politiche promozionali della Federazione – si sta riversando positivamente sull’equilibrio economico e finanziario della FPI. Insomma, l’industria pugilato produce come non mai grazie ai nostri straordinari artigiani – i tecnici e le società – che quotidianamente forgiano atleti.

Peraltro, la promozione del pugilato come strumento di recupero ed inclusione sociale, sta aumentando la credibilità e l’affidabilità della Federazione – a tutto vantaggio delle palestre che vedono aumentare i loro bacini d’utenza – e gli sponsor che indirizzano le loro risorse verso il movimento pugilistico.  

Ad eccezione del periodo del Covid, gli ultimi due bilanci consuntivi (2023 e 2024) si dirigono verso un avanzo che accompagnato da giuste politiche di razionalizzazione di spesa ed autofinanziamento – che saranno introdotte nel bilancio preventivo 2026 – porteranno, nei prossimi anni, ad una minore dipendenza dai contributi pubblici.

Se il trend sarà confermato e le politiche di bilancio ed autofinanziamento si consolideranno, tutto ciò sarà prodromico, già dal 2027, ad una cospicua ridistribuzione di risorse tra le società affiliate ed a sostegno dell’attività pugilistica olimpica e Pro. Così, tutto il movimento pugilistico potrà contare su più risorse da erogare a pugili tecnici e società, realizzando un circuito virtuoso.

Vorrei chiudere con una precisazione: aumentare la quantità del prodotto pugilato non vuol dire incrementare, di pari passo, la qualità dello stesso prodotto ovvero i risultati e le medaglie che dipendono da chi intercetta ed allena i giovani pugili, dai processi selettivi a cui partecipano gli atleti e dalla impeccabilità delle valutazioni degli ufficiali di gara.”

TDC Contributor

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