Le MMA metafora della vita e simbolo (in gabbia) della meritocrazia sportiva

Ripropongo un editoriale che, nel giugno 2020 (più di 5 anni fa), scrissi sulle pagine web di Sporteconomy.it, a conferma del mio interesse (che parte appunto da lontano e in tempi non sospetti) sul mercato dei combat sports. Ancora oggi è assolutamente attuale e porta ad una serie di riflessioni da parte di media, sponsor e istituzioni. Lo ripropongo adesso su TheDailyCage, perchè è perfettamente in linea con i contenuti di questo sito.

credit photo @Oktagon MMA

La vita è una maratona in cui bisogna saper dosare le forze, dopo essersi allenati duramente, ma è anche, secondo me, duro combattimento. Bisogna sapersi prima difendere, ma anche saperle dare. L’importante è che ciò avvenga, in un luogo uguale per i contendenti, davanti alla figura di un arbitro e nel rispetto delle regole. Ecco perchè mi piace l’ottagono, gli sport da combattimento e le MMA. Alla fine del match, dalla gabbia, può uscire un solo vincitore e non c’è possibilità di trovare scorciatoie. Vince sempre il migliore. Non c’è spazio per tattiche o strategie di piccolo cabotaggio. Il KO, ad esempio, è inequivocabile e, in tutti gli altri casi, chi ha tirato più colpi l’ha fatto nel modo migliore prevale. Trovo nella “Mixed Martial Artsla sublimazione di questo pensieroMetafora della vita, ma anche di quello che è il tema più alto: il rispetto delle regole in gioco. In altri ambienti, a partire da quello lavorativo, non trovo tutto questo rispetto. La cosa incredibile è che molti sponsor, ad oggi, non si avvicinano ancora a questo sport (le MMA) perchè lo considerano (dicono) violento. Trovo molto più violente, invece, altre pratiche che viviamo nella nostra vita, senza poterci difendere e senza neppure poter avere il piacere di lottare ad armi pari. Trovo l’ipocrisia, la furbizia, il giocare sporco in ogni aspetto della propria vita, o ancora il non rispettare le regole molto più “violento” di un pugno in faccia o di un head-kick. Il tema è anche un altro. Si è “fighter” non solo perchè si decide di entrare su un ring, o su un ottagono, ma perchè lo si è dentro, nell’intimo, nel proprio dna. Ci vogliono gli attributi e gli uomini e gli sport con gli attributi fanno sempre paura (a chi chiaramente non li ha – e sono tanti credetemi). (fonte: Marcel Vulpis/Sporteconomy)

Un’immagine di muay thai (Fighting Spirit by Gianluca Colonnese) in un fermo immagine del fotografo lombardo Beppe Merigo.
Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

Romano, 57 anni, giornalista professionista, specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha fondato nel 2004 l’agenzia nazionale online “SportEconomy” (dedicata al mondo dello sport business a 360 gradi) dirigendola fino ad oggi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nel calcio e nel ciclismo. Docente universitario a contratto per le più importanti università italiane (con focus su comunicazione/uffici stampa e marketing). Opinionista televisivo, editorialista e scrittore. Nel 2017 ha scoperto casualmente gli sport da combattimento (Combat Sports) e da lì è nata una grande passione che ha portato alla nascita del progetto di sports-news “TheDailyCage.it”.

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