Il coraggio di Magnesi non è stato sufficiente a fermare l’idolo di Southampton. Quando Ryan Garner, 28enne imbattuto beniamino locale, è apparso sulla passerella con degli shorts speciali (rappresentavano la maglia del Southampton FC, attualmente in Football Champiosnhip) e sulle note iniziali di “When The Saints Go Marching In” (celebre brano spiritual strettamente legata alla squadra biancorossonera, da cui deriva lo storico soprannome dei “Saints”) si è capito subito che il pugile del sud-est dell’Inghilterra avrebbe avuto dalla sua i 32mila spettatori (sì avete capito bene…32 mila paganti) del St. Mary’s Stadium (impianto dove, proprio il Southampton, gioca le partite interne). Al suo ingresso infatti si è sentito un enorme boato tanto da far tremare l’impianto. L’imbattuto Garner (19 successi su altrettanti incontri, da ieri sera 20 su 20) aveva di fronte il n.1 della suddetta classifica, il romano Michael “The One Wolf” Magnesi (arrivato sul ring britannico con uno score di 26-2-0). Oggi probabilmente, al di là della categoria di peso (i superpiuma) e, al netto di quest’ultima sconfitta, il migliore interprete “pro” della boxe italiana assieme ad un altro laziale: Guido Vianello (nella categoria heavyweight).
Magnesi non ha affatto deluso le aspettative anche se durante il match avrebbe dovuto cambiare più volte stile di combattimento anche per spiazzare il suo avversario, che, invece, sin dalla prima ripresa (delle 12 previste), è partito con un ritmo elevatissimo. Sembrava di assistere ad un match di un torneo olimpico. Garner non ha mai rallentato, se non forse in 2-3 riprese, dove effettivamente Magnesi è riuscito a fare qualcosa in più (anche se i giudici hanno assegnato 11 delle 12 round esclusivamente all’atleta britannico).
Troppo statico il pugile italiano nel confronto con “The Piranha”
L’errore principale, da parte dell’azzurro, è stato quello di accettare, per l’intero match, gli scambi a corta distanza, con Garner, che era, comunque, per velocità e reattività in grado di produrre un numero maggiore di colpi (oltre che più precisi). Magnesi, dal canto suo, ha puntato, sul “faccia a faccia”, sulla potenza, ma la mobilità di tronco dell’avversario, così come la sua capacità di schivare i colpi ed uscire velocemente dalle corde (a parti invertite l’atleta romano è rimasto troppo spesso vittima del pressing del suo rivale), hanno fatto purtroppo la differenza (proprio a favore del britannico). Il footwork e la capacità di boxare, anche a distanza, hanno fatto poi la differenza. Magnesi non ha assolutamente sfigurato, mostrando un coraggio fuori dal normale, ma Garner più giovane (28 anni contro i 31 dell’italiano) non ha sbagliato niente ieri sera (non a caso è soprannominato “The Piranha”) e l’onda emotiva del pubblico l’ha trascinato alla vittoria round dopo round.
Una vittoria ai punti per decisione unanime dei tre giudici. Un successo che celebra il boxeur britannico che ha conquistato così l’interim vacante WBC dei “superpiuma”.
Magnesi è da rivedere sicuramente, ma deve essere più mobile, non accettare scambi ravvicinati da parte di chi è più preciso e/o in grado di fiaccarlo con un numero maggiore di colpi e deve, soprattutto, essere in grado di cambiare game plan (o studiarne più di uno) durante il match, altrimenti rischia di essere troppo prevedibile e di trasformarsi in una vittima sacrificale del campione locale di turno.
Magnesi meriterebbe la rivincita (in Italia)
Sarebbe sicuramente interessante un rematch per il titolo WBC “superpiuma magari in Italia (o almeno in campo neutro), per capire quanto Garner è in grado o meno di capitalizzare la spinta del pubblico. Ieri, bisogna ammetterlo, assolutamente l’”uomo in più” volendo fare un paragone con il mondo del calcio. Più in generale, Garner ha però mostrato una forma atletica migliore, non essendo mai calato, mentre Magnesi è cresciuto alla distanza, ma ci ha messo troppo tempo per poi ribaltare il verdetto dei giudici. Entrambi infine hanno mostrato innate e innegabili doti da incassatori (non hanno avuto timore a scambiare da vicino rischiando magari il colpo singolo) ed è per questo che prevediamo, per Ryan Garner, un futuro molto roseo, anche nei prossimi anni, all’interno di questa divisione WBC.
Il confronto con il mercato della boxe britannica
Ultima annotazione: ieri erano presenti oltre 32 mila spettatori in uno stadio abitualmente utilizzato per eventi di calcio professionistico. Il pubblico che ama il pugilato c’è (non solo in UK), bisogna, però, saper lavorare sul matchmaking, sull’idea di format, sulla comunicazione e sul marketing. Centrale il supporto del Southampton FC, che ha saputo fare co-marketing con Garner, spingendolo anche sui social e sul sito ufficiale del club. Cose lontane anni luce rispetto a ciò a cui assistiamo in Italia, dove la parola “contaminazione” tra sport è un’eresia in termini. E infatti si vedono i risultati poi al botteghino (dove per fare 3-4 mila spettatori è una vera e propria impresa). In Inghilterra invece 3-4 mila biglietti venduti sono risultati da promotion di medio/basso livello (non come Queensberry ieri a Southampton).









