I cartellini dei giudici di Zuffa Boxing #10 parlano chiaro: verdetto all’unanimità, oltre che largamente favorevole, per l’irlandese Aaron McKenna, ieri vincitore, a Dublino (nella infuocata 3Arena) sull’italiano (di origini nigeriane) Etinosa “El Chapo” Oliha. Questi i numeri: 118 a 110; 117 a 111 e 116 a 112 (in totale 18 punti in più, con una media di 6 punti per giudice). Il 27enne pugile di Moneghan (un piccolo borgo, della Repubblica d’Irlanda, di appena 8mila anime) ha avuto così la meglio sul talento tricolore (nato a Torino, ma vive e si allena ad Asti), che ha provato, in tutti i modi, senza riuscirvi ad accorciare le distanze con un avversario superiore per altezza e allungo.
L’irlandese (si allena negli States in California) infatti lo ha sempre tenuto a distanza con il jab, mostrando movimento e combinazioni di qualità superiori. L’italiano, dal canto suo, ha provato ad accorciare, ma McKenna ha mostrato una malizia da veterano. Secondo gli addetti ai lavori italiani, McKenna ha boxato in modo sporco per tutte e 12 le riprese di questo match che valeva la cintura vacante del mondiale pesi medi IBF. Certamente se l’arbitro avesse stoppato questo stile “dirty”, sin dall’inizio, probabilmente, Oliha avrebbe avuto qualche possibilità in più di giocarsela e non si sarebbe frustrato per la condotta irrituale del suo avversario (gli sono stati contestati anche alcuni colpi non regolamentari). Una frustrazione, tra l’altro, che si è acuita, round dopo round, perchè, in molti episodi, aveva addosso McKenna non riuscendo mai a creare continuità nell’azione.
Tecnicamente parlando, però, il numero di colpi che ha subito l’italiano è stato devastante: oltre 230 a 115, praticamente poco più del doppio. Per ogni bersaglio raggiunto ne incassava due dall’opponent. Troppo poco per sperare di vincere alla fine del match. La boxe irlandese si conferma, ancora una volta, di ottima fattura, dura e cinica (così come McKenna sul ring).
Ma vediamo anche gli aspetti positivi. Olisa si è giocato una chance mondiale importante (a detta dello stesso era il suo sogno da sempre). E’ stato inserito nel main event della giovane promotion americana (Zuffa Boxing è stata fondata da Dana White, presidente e AD di UFC) a conferma del suo valore sportivo. Quest’ultimo aspetto è importante, soprattutto in chiave prospettiva, e ne deve essere orgogliosa anche la Federazione Pugilistica Italiana. Questo match di alto livello, ieri a Dublino, è uno spot promozionale, oltre che una medaglia per l’intera scuola italiana di pugilato.
Il pugile astigiano è sicuramente da rivedere (avrà sicuramente altre occasioni per conquistare il titolo iridato), sognando magari una title shot in Italia. Quello che sta emergendo è che all’estero per vincere bisogna chiudere il match prima del limite (magari anche con un KO spettacolare), altrimenti si esce comunque sconfitti. Nella realtà, così come era successo (in Inghilterra), con Michael Magnesi (battuto, un mese fa, da un altro beniamino locale: il britannico Ryan Garner – idolo di Southampton), gli atleti italiani dimostrano combattività, tecnica e anche grande spirito di sacrificio/coraggio. Purtroppo, però, ancora non vediamo un nostro esponente in grado di chiudere il match con un pugno o una combinazione di colpi devastanti. Non abbiamo (forse) dei pugili “one punch” e questo è un bel problema per il presente e, soprattutto, per il futuro. C’è da chiedersi, poi, come mai i manager dei nostri boxeur non riescano mai ad organizzare un evento titolato in Italia. E solo un problema di “borsa” o l’Italia non ha più quell’appeal che aveva un tempo anche nella organizzazione di riunioni pugilistiche di livello internazionale?

Se andiamo esclusivamente all’estero (e questo, ad esempio, succederà anche con Dario “Spartan” Morello (nella foto sopra a destra), il prossimo 22 agosto) diventa tutto più difficile e, come si è visto appunto negli ultimi due casi appena citati, se si arriva al termine dei 12 round è quasi certa la vittoria del padrone di casa.
Speriamo che Morello, con il suo stile e la sua esperienza, riesca a ribaltare questa tesi, alla York Hall di Londra, contro il britannico George Liddard, astro nasce della boxe europea. Il dubbio però, purtroppo, resta.









