Scott Coker (fondatore di promotion di successo come “Bellator“) è tornato. E, come spesso accaduto nella sua carriera, non lo ha fatto per occupare semplicemente uno spazio vuoto nel mercato delle MMA (mixed martial arts). Lo ha fatto, quest’oggi, con un annuncio ufficiale, da New York City, soprattutto con l’ambizione di costruire qualcosa di diverso.
Dopo infatti aver contribuito alla nascita e alla crescita di Strikeforce e aver guidato appunto Bellator (oggi all’interno della statunitense PFL), per quasi un decennio, uno dei promoter più influenti della storia delle MMA ha svelato ufficialmente il nome della sua nuova creatura: si chiamerà “Ki MMA”. Il debutto è previsto, per l’inizio del 2027, e il progetto nasce con un obiettivo dichiarato: riportare al centro della scena la competizione, la costruzione delle stelle e un formato capace di restituire al pubblico quella sensazione di imprevedibilità, che ha accompagnato alcune delle epoche più amate dei combat sports.
Dopo Strikeforce e Bellator, il promoter americano riparte, ancora una volta, dalla ricerca dei talenti del futuro. La struttura societaria e sportiva riunisce diversi nomi già protagonisti della sua esperienza precedente, a cominciare da Rich Chou (anch’egli presente a NYC per il lancio ufficiale di Ki MMA), storico matchmaker che aveva lavorato con Coker proprio ai tempi di Strikeforce e Bellator. Chou, assieme a Coker e a Peter Griffin, del fondo Griffin Gaming Partners, sono i pilastri di questa nuova organizzazione di combat sports. C’è da ricordare gli stessi facevano già parte del board di Strikeforce, la promotion nata da una idea proprio di Scott Coker.
Il torneo come dichiarazione d’intenti
La prima grande scommessa di Ki MMA sarà un World Grand Prix dei pesi piuma (featherweight) a 32 partecipanti. Quattro continenti, Nord America, Sud America, Europa (tra i mercati da toccare la Francia, l’Irlanda, Ungheria e Italia) e Asia, contribuiranno al tabellone, con l’obiettivo di arrivare alla fase finale e incoronare il primo campione dei 145 libbre della promotion di matrice nordamericana. Saranno in media dei prospect con meno di 10 match e una età compresa tra i 18 e i 25 anni (previste comunque anche delle eccezioni). L’obiettivo è costruire, nel tempo, la giovane stella del futura. Sarà un torneo “mostruoso” con atleti, che, nella finale (previsti anche quarti di finali e appunto una finalissima del torneo), lotteranno due volte in una notte. Alla super finale parteciperanno i campioni dei suddetti quattro mercati.
Secondo l’annuncio, Ki MMA dovrebbe essere lanciata ufficialmente nel primo trimestre del 2027 e gli incontri si svolgeranno su un ring anziché in una gabbia (cage). La promozione riporterà inoltre in auge il tradizionale formato del torneo Grand Prix utilizzato dall’UFC negli anni ’90 e dalla Pride FC giapponese negli anni 2000.
È una scelta che dice molto sulle intenzioni di Coker
Il torneo non è soltanto un modo per assegnare una cintura: è il prodotto stesso. Un percorso narrativo nel quale un combattente deve superare avversari diversi, pressione diversa e, in determinate fasi (come appunto nella super finale), persino la necessità di combattere più volte nella stessa serata. Un formato che guarda inevitabilmente alla storia delle MMA e agli anni nei quali i grandi tornei erano parte integrante dell’identità dello sport. UFC, Pride e K-1 sono i riferimenti più evidenti.
Coker, del resto, aveva già lasciato intendere, nei mesi scorsi, che il torneo sarebbe stato uno degli elementi fondamentali della nuova promotion. Il progetto complessivo dovrebbe prevedere 12 eventi nel 2027, combinando tornei e superfights, senza trasformare Ki MMA in una promotion esclusivamente tournament-based.

La gabbia resta fuori dal nuovo progetto
Ma la vera immagine destinata a distinguere Ki MMA dalla concorrenza sarà un’altra: il ring al posto della gabbia. In un mercato dominato dall’ottagono e dalle strutture circolari, Coker ha scelto di tornare a una soluzione che richiama soprattutto la tradizione giapponese e il periodo d’oro del progetto “Pride”. Non è una decisione casuale. Coker aveva già provato a organizzare eventi in un ring durante i primi anni di Strikeforce, ma allora le regole della commissione californiana gli avevano impedito di farlo senza rinviare l’evento di diversi mesi.
Costruire le prossime stelle nella categoria “piuma”
Il progetto poggia inoltre su una dotazione finanziaria iniziale significativa, stimata in 60 milioni di dollari. Tra gli investitori e sostenitori figurano anche nomi provenienti da mondi apparentemente lontani dalle MMA, come la leggenda dello skateboard Tony Hawk. Ma il vero capitale che Coker intende utilizzare è l’esperienza accumulata in oltre vent’anni di lavoro nella organizzazione di eventi sportivi.
Con Strikeforce infatti ha contribuito a costruire le carriere di campioni come Daniel Cormier, Ronda Rousey e Miesha Tate. Con Bellator ha trasformato una realtà nata come alternativa alla UFC in una delle principali organizzazioni mondiali, fino alla successiva acquisizione da parte della PFL.
La strategia, secondo lo stesso Coker, sarà, ancora una volta, quella di costruire dal basso, individuando i talenti prima che diventino superstar e accompagnandoli nella loro crescita. Un approccio che rappresentò una delle caratteristiche distintive sia di Strikeforce, sia della sua gestione in seno alla promotion Bellator.









