(con il contributo di Mario Savo)* – Il match tanto atteso, da parte dei fan italiani delle mma, è in programma per martedì 29 settembre 2026 a Las Vegas (Meta Apex arena), in Nevada, all’interno del format Dana White’s Contender Series (DWCS). In caso di una vittoria spettacolare, davanti al n.1 della UFC, Luca Borando potrebbe conquistare un contratto ufficiale nella Ultimate Fighting Championship (UFC).
In vista dell’imminente e cruciale scontro tra l’imbattuto peruviano Ian Escuza (7-0-0) e il 26enne italiano (originario di Casalvolone in Piemonte) Luca Borando (9-1-0), uno studio integrato che unisce l’analisi video clinico-sportiva, la biomeccanica del movimento e la fisiologia della performance offre chiavi di lettura fondamentali per il fighter tricolore Luca Borando, per comprendere come disinnescare uno dei profili più esplosivi della categoria dei piuma.
Soprannominato non a caso “El Especimen“, Ian Escuza è un atleta 30enne dal background eminentemente venato di Muay Thai (nato negli Stati Uniti vive e si allena a Lima). Il suo record professionale parla chiaro: una striscia di vittorie in cui la rapidità d’esecuzione e la letalità dei primi minuti di combattimento sono diventate la sua firma distintiva. Tuttavia, per costruire un piano tattico che sia realmente efficace e non basato sulla semplice reattività, occorre vivisezionare le sue prestazioni recenti mediante una griglia multilivello che abbracci l’aspetto strikologico, il wrestling, il grappling, la condotta comportamentale automatica e la tenuta metabolica.
L’evoluzione dello striking: biomeccanica e gestione dello spazio
L’analisi visiva degli ultimi tre incontri disputati da Escuza (come Borando ha vinto tra l’altro negli ultimi cinque incontri) – contro Octavio Lopez ad Inka FC 58, Nonato Junior ad Inka FC 47 e Joackim Pedro Neto Ferreira ad Inka FC 43 – evidenzia una struttura di striking estremamente definita, figlia della scuola muay thai adattata alla gabbia. Il campione peruviano si è diviso tra la promotion locale INKA FC e la organizzazione britannica Full Contact Contender (FCC).
Osservando il match contro Octavio Lopez, salta subito all’occhio la postura d’impostazione. Escuza combatte prevalentemente in guardia orthodox, mantenendo una base con un baricentro tendenzialmente alto. Questo assetto biomeccanico gli consente una rapida trasmissione dell’energia dal suolo verso l’alto, favorendo l’esplosività delle sue armi balistiche. Il colpo risolutore dell’incontro, un calcio al corpo che porta al TKO, è un manuale di catena cinetica posteriore: la rotazione del bacino sull’asse dell’anca destra avviene con un minimo pre-carico visibile, sfruttando la torsione del tronco per scaricare una forza d’impatto elevatissima al fegato dell’avversario.
Tuttavia, dal punto di vista dello spazio e della distanza, la guardia alta presenta dei costi. Escuza è un chiaro aggressore di pressione che lavora al meglio quando può orchestrare il ritmo dal centro della gabbia. La sua distanza preferita è la media-corta. Quando si trova a gestire l’out-fighting, tende a non utilizzare un footwork circolare complesso, preferendo accorciare la distanza in linea retta per scatenare combinazioni brevi ma devastanti.
Il reel del performance scientist Mario Savo dedicato al match del piemontese Luca Borando
Wallwork, clinch e la fase di transizione
Spostando l’attenzione sul secondo match prescelto, la sfida contro Nonato Junior a Inka FC 47, si nota chiaramente come Escuza utilizzi la fase di transizione non per cercare proiezioni tradizionali da wrestling, ma come prolungamento dello striking.
Nel clinch, l’atleta peruviano sfrutta leve corte e un’eccellente coordinazione intermuscolare per isolare la testa dell’avversario tramite una thai plum rigida. Le ginocchiate che precedono i pugni del TKO definitivo dimostrano una spaventosa capacità di generare potenza in spazi ristretti. Ciononostante, dal punto di vista della prevenzione dei takedown al centro della cage, il suo baricentro alto e la tendenza ad avanzare a busto eretto rappresentano un potenziale punto di vulnerabilità per un lottatore dotato di un solido leg-tackling o di un timing di rientro preciso. Quando viene spinto a parete, la sua prima reazione biomeccanica non è la ricerca immediata di un sotto-gancio opposto per riposizionare l’asse del bacino, bensì la creazione di spazio tramite la spinta del tronco, un automatismo che espone la fascia addominale e la zona costale a ritorsioni d’incontro.
Lotta a terra e pattern comportamentali inconsci
Analizzando il terzo scontro, contro Joackim Pedro Neto Ferreira ad Inka FC 43, emerge la costante del suo gioco: la ricerca spasmodica del finishing tramite Ground and Pound immediato. Escuza non è un grappler che lavora per il controllo sistematico o per un posizionamento metodico da Jiu-Jitsu; quando il combattimento va a terra, la sua priorità è mantenere la postura eretta per scaricare colpi pesanti, come dimostra la sequenza di pugni che chiude la contesa.
L’analisi dei pattern comportamentali sottostanti rivela tuttavia compensazioni motorie ed abitudini inconsce fondamentali in chiave strategica. Esaminando il fotogramma per fotogramma degli scambi di braccia, si nota come Escuza, nell’istante in cui lancia la sua combinazione principale jab-diretto, tenda ad abbassare leggermente la mano sinistra di copertura mentre inclina il tronco verso destra. Si tratta di un riflesso condizionato tipico degli striker abituati a caricare l’esplosività del colpo arretrato sbilanciando la catena crociata. Inoltre, sotto pressione o durante una fase di finta prolungata, il suo vettore d’uscita è quasi invariabilmente lineare o leggermente indirizzato verso il suo lato destro, portandolo a camminare potenzialmente contro i colpi circolari d’incontro di un avversario attento.
Profilo fisiologico, valutazione metabolica e tenuta psicologica
Dal punto di vista dell’osteopatia sportiva e della fisiologia della prestazione, Ian Escuza si configura come un atleta fortemente sbilanciato verso le fibre muscolari a contrazione rapida di Tipo IIb. La sua produzione di potenza anaerobica alattacida e lattacida nei primi 180 secondi di gara è di livello assoluto, permettendogli di chiudere i match prima che il debito d’ossigeno diventi un fattore limitante.
Tuttavia, questo profilo “fast-twitch” comporta un costo metabolico elevato. L’accumulo di metaboliti e la potenziale saturazione del lattato ematico nelle fasi di sforzo isometrico prolungato – come un clinch forzato contro la parete o la difesa continuata da tentativi di takedown – possono provocare un drastico decadimento della soglia di efficienza neuro-muscolare. Psicologicamente, Escuza si nutre del dominio tattico iniziale. Quando riesce ad imporre il suo ritmo e a far indietreggiare l’avversario, la sua sicurezza motoria cresce, rendendolo estremamente fluido e pericoloso. Viceversa, se il match viene trascinato in acque profonde e la sua prima ondata di pressione viene neutralizzata, la perdita di lucidità biomeccanica può portare a un irrigidimento della catena cinetica e a una conseguente apertura di brecce difensive.
Il Game Plan strategico per Luca Borando
Alla luce di questa disamina integrata, la preparazione che il team di Luca Borando deve strutturare per affrontare Ian Escuza si fonda su tre direttrici clinico-tattiche ben definite.
In primo luogo, la gestione degli angoli e della catena cinetica d’attacco. Borando (talento del circuito “AURORA” seguito dall’head coach capitolino Lorenzo Borgomeo) non deve assolutamente accettare lo scambio frontale sulla linea centrale. L’obiettivo primario è la rottura degli schemi lineari di Escuza mediante un footwork laterale costante, muovendosi verso la sinistra del peruviano per disattivare il caricamento del suo devastante calcio al corpo destro e costringerlo a riposizionare continuamente il bacino.

In secondo luogo, lo sfruttamento degli automatismi difensivi. Quando Escuza porta il jab di preparazione, l’inclinazione del tronco e l’abbassamento della guardia sinistra offrono la finestra temporale ideale per inserire un gancio sinistro d’incontro sopra la sua spalla o un gancio destro al corpo sulla catena addominale scoperta.
In terzo luogo, la manipolazione del carico metabolico. Borando deve imporre un lavoro di wrestling asfissiante nei primi minuti, prediligendo il clinch a parete e i cambi di livello per ingaggiare i grandi gruppi muscolari di Escuza in contrazioni isometriche. Trascina l’atleta peruviano oltre la prima metà del combattimento significa spostare la sfida da un terreno di esplosività pura a uno di resistenza aerobica e tenuta neuro-muscolare, dove la precisione biomeccanica di Escuza tende fisiologicamente a sgretolarsi, spalancando la strada per il successo dell’italiano.

*Mario Savo (nella foto sopra) – Sport Scientist nello sport d’elite, esperto di massimizzazione della performance, prevenzione e riabilitazione infortuni.
Con oltre 15 anni di esperienza internazionale nel calcio professionistico, ha lavorato con Manchester City, Lazio, Pisa e Al Faisaly, in Italia, Inghilterra e Arabia Saudita. E’ Presidente dell’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) e docente di Analisi di Prestazione e Football Medicine in diversi istituti italiani ed esteri. Oltre al Calcio é esperto di massimizzazione della performance nel Football Americano e in contesti Tattico-Militari (atleti tattici: forze armate, forze speciali e first responders).
In seguito all’iniziale formazione in qualità di Preparatore Atletico sta concludendo un secondo percorso di laurea in Osteopatia, Massoterapia e Tecniche Manuali Complementari per la riabilitazione nello Sport.Da sempre appassionato di Arti Marziali, ha praticato Kung Fu Shaolin e al momento pratica Jujitsu tradizionale giapponese.








