Si è spento ieri alle Hawaii, all’età di 86 anni (dopo un improvviso ricovero in una clinica locale di Kauai), Chuck Norris, campione di karatè* e “padre“/icona degli action movie americani diventati “cult” in tutto il mondo (oltre che in Italia). Punto di riferimento della cultura pop globale. E’ difficile parlare di un simbolo delle arti marziali (originario di Ryan in Oklahoma – classe 1940) senza averlo (purtroppo) conosciuto (se non attraverso i suoi film). E’ un tema generazionale assolutamente non risolvibile. Ecco perchè ci siamo affidati alla memoria di Carlo Di Blasi (nella foto in primo piano), il decano dei promoter di combat sports nel nostro Paese (quest’anno festeggerà il 30° anniversario del format Oktagon).
Di Blasi, lei che ha avuto il piacere di entrarci in contatto, può descriverci il personaggio Norris e raccontarci degli aneddoti esclusivi?
“Il Chuck Norris che tutti conoscono come attore non è lo stesso artista marziale che chi ci ha lavorato ha conosciuto . Chuck infatti non è stato solo l’indimenticabile interprete della sfida al Colosseo con Bruce Lee ma anche e soprattutto il campione di karatè, quando il contatto a mani nude era qualcosa di tangibile nei tornei anni ’70 americani (quel periodo storico diede poi origine al karatè full contact). Poi la sua legacy è proseguita con la sua organizzazione di cinture nere distribuite in tutta America, che si riunivano, una o più volte l’anno, con scopi di raccolta fondi per beneficenza (il tutto poi arricchito dall’atmosfera di gare di bambini).
Professionalmente Norris, poi, è conosciuto anche per la sua linea di protezioni per arti marziali, la Century, per la quale le sue foto, che tirava calci al sacco, hanno campeggiato, per anni, sulla mitica bibbia delle arti marziali americane; “Black Belt”. Si narra che il titolare della Century avesse chiuso un accordo di cambio merce, azioni della società contro uso dell’immagine, prima che Chuck sfondasse davvero al cinema, trovandosi poi una superstar testimonial del suo brand.
Ho incontrato Chuck Norris nel maggio del 1997 a San Francisco, grazie al mio mentore Scott Coker (per anni proprietario della promotion americana Bellator), che organizzò il mondiale ISKA tra Chantal Ménard, che allenavo, e la canadese Vanessa Belleguarde.
Scott, uno dei fondatori della ISKA e poi promoter di Strike Force e in seguito, appunto, di Bellator (fusasi poi in PFL), aveva invitato bordo ring le star di allora: “Don the Dragon” Oshino Wilson, Billy “Super Foot” Wallace e lui Chuck Norris. Dei tre conobbi bene i primi due che invitai, poi in Italia, per stage e apparizioni tv a Oktagon, Chuck purtroppo no. Ci provai a più riprese e fummo molto vicini ad accordarci, ma c’era sempre un film da fare o un impegno con la sua associazione di karatè.
Lui, ad onor del vero, simpatizzò molto con la nostra ufficio stampa del tempo e fu molto gentile ed alla mano. Racconto della scena girata al Colosseo, in fretta e furia, perché non era stato concesso il permesso a girare alcunché e quindi loro fecero lo stesso ma in gran fretta….E venne fuori un pezzo di storia delle arti marziali. Di Bruce Lee disse che quando fu chiamato per girare chiese a Bruce chi avrebbe vinto la scena finale e il campione asiatico candidamente rispose: “ehi Chuck , andiamo, sono l’interprete principale…“.
Ultimo aneddoto: non l’ho mai raccontato pubblicamente e ho sempre spiegato che l’origine del nome di Oktagon nasce dal greco: ovvero 8 atleti che combattono. Sì, in effetti, ci sta come spiegazione riferita alla prima edizione del 1996, dove si partiva con una sfida tra “marzialisti” in un torneo ad eliminazione diretta, ma la realtà fu diversa. Al tempo esistevano i negozi Blockbuster, dove si andavano a noleggiare i film per la sera .Io mi aggiravo un pomeriggio in uno di questi e incappo nel famoso suo film “Octagon” (martial arts movie uscito nel lontano 1980, nda) con la lettera “C”. Il nome mi abbagliò…fu come una rivelazione: era il nome per il mio prossimo evento. Cambiai la “C” in “K” e registrai il marchio pochi giorni dopo. Chi avrebbe mai detto che quel marchio mi avrebbe seguito per 30 anni e avrebbe portato fortuna non solo a me, ma a così tanti campioni, e ispirato e fatto sognare tanti giovani…Grazie Chuck ovunque tu sia ora!.
- tra gli anni ’60 e ’70 ha vinto numerosi titoli e aprì scuole specializzate, insegnando karate, judo e Tang Soo Do. Tra i suoi allievi ci furono anche stelle di Hollywood, come Steve McQueen, che lo spinse a tentare la strada del cinema. Strada poi intrapresa brillantemente negli anni a seguire.









