Quando si parla di UFC il primo nome che viene in mente è quello di Marvin Vettori, fighter originario di Mezzocorona (Tn), che, da diversi anni, rappresenta l’Italia (ad alti livelli) in quella che è considerata la “Champions League” delle mixed martial arts. Ma nella realtà c’è un altro rappresentante dell’Italia che. non tutti conoscono: parliamo del 33enne pesarese Jordan Valdinocci (nella foto in primo piano), che, oltre ad essere un kickboxer “pro” di profilo internazionale, può vantare esperienze importanti anche nell’organizzazione di eventi di combat sports (come nel caso della prima edizione di “Striking League”, andata in scena sabato 15 novembre 2025 all’Auditorium Scavolini di Pesaro) ed è coach di striking (e non solo) a supporto di diversi atleti della promotion americana Ultimate Fighting Championship. Un profilo a 360 gradi che pochi italiani, attivi in questo specifico settore, possono vantare.
TheDailyCage l’ha intervistato a 360 gradi per conoscere il suo “pensiero”/“visione” sul mondo degli sport da combattimento in Italia e all’estero, con l’occhio rivolto chiaramente alla UFC, punto di riferimento, come spiegavamo, dell’intero settore.

D: Valdinocci, partiamo da una curiosità. Quando organizzerà nuovamente Striking League? Ci sono delle novità che può anticiparci?
R: La data ufficiale prevista è il 24 ottobre 2026. E la organizzeremo sempre all’Auditorium Scavolini, un luogo dove si respira lo sport. E’ il palazzetto storico di Pesaro, dove ha giocato la mitica Scavolini basket, ma dove aveva la propria sede anche la Berloni boxe (nei primi anni ’90, agli ordini del maestro Mattioli, era un assoluto punto di riferimento a livello nazionale, nda). Manterremo il binomio kickboxing-muay thai, vero punto centrale del format. Nel futuro vi aggiungeremo anche match di pugilato. Vogliamo appunto enfatizzare lo striking, da cui prende il nome l’intero evento (Striking League). Vogliamo essere un vero e proprio “contenitore” degli sport da combattimento. Più in generale, è nato dalla passione/idea di un gruppo di imprenditori che avevano voglia di riportare i combat sports nella città di Pesaro. Personalmente continuerò a lavorare solo sulla parte tecnico-sportiva della kermesse.

D: Nella prima edizione ha combattuto e vinto conquistando il titolo WKU (nei -67kg.). Quando sarà nuovamente sul ring?
R: Al momento non ho combattimenti in programma. Anche perchè sto lavorando all’interno del sistema UFC (facendo da coach a diversi atleti “pro”). Così come sto lavorando, sul territorio, assieme alle forze dell’ordine, in uno specifico progetto di difesa personale operativa, come ultimamente, ad esempio (ma non solo), a supporto dei vigili urbani di Pesaro.

D: Nella UFC con chi sta lavorando e quando è iniziata questa avventura?
R: A livello temporale nel 2020, come nel caso del team Grasso. Al momento, sto lavorando direttamente con: il 32enne artista marziale americano Kyle Daukaus (team The Forge MMA, Philadelphia/Pennsylvania – nella foto sopra a sin.). Per lui ho preparato la strategia e il programma di allenamento per gli ultimi due match (l’ultimo a New York, il 15 novembre scorso, in concomitanza, tra l’altro, con la 1a edizione della Striking League). Questa volta sarò al suo angolo, a Miami, l’11 aprile 2026 (in passato lo sono già stato come ad Orlando nel 2022). Sto lavorando anche con la 32enne fighter messicana Alexa Grasso e il suo team omonimo. Da poco poi ho iniziato a collaborare anche con Marvin Vettori. Nel frattempo, sto collaborando con tanti team a stelle e strisce, per i quali preparo fight plans (destinati agli atleti) e programmi didattici di striking (per le palestre). Ad esempio, nel prossimo mese di giugno, sarò a Salisbury (nel Maryland) per tenere seminari e fare formazione ai coach di MMA di diverse palestre statunitensi. Come striking coach, chiaramente, mi occupo di tutta la parte del combattimento in piedi. Più in generale. come allenatore, sono stato il primo italiano all’angolo di atleti stranieri in UFC (ad esempio ad Orlando e a Las Vegas 2022) e primo anche all’ interno del reality made in UFC “The Ultimate Fighter “ e, sempre in TUF, nelle vesti di allenatore di Alexa Grasso. Tornando all’Italia, sono head coach e fondatore della palestra Fight House Pesaro, ma i risultati più importanti li ho raggiunti all’estero. Come coach infine ho tenuto seminari in tutto il mondo sullo striking per MMA (USA, Germania, Spagna, Colombia , Messico o ancora Repubblica Dominicana).
Come atleta sono stato 4 volte campione del mondo di K-1 cat -67kg:
° 2021 WKU a Monaco di Baviera;
° 2023 ISKA a Campione d’Italia – @TheArena #4;
° 2024 ISKA a Parigi;
° 2025 WKU (cat. di peso -67kg./kickboxing) a Pesaro.
Oltre ad essere stato, nel 2020, vincitore del “Tournoi du Dragon” (Pessac, Bordeaux/FRA) – 71 kg e ad aver partecipato al K-1 World GP di Tokyo nel 2019.

D: Perchè ha investito tanto, e per primo, sulla formazione applicata allo striking?
R: Intanto ho adattato lo striking della kickboxing alla MMA. Ho capito, lavorando all’estero, inclusi gli Stati Uniti, che c’erano dei grandi spazi professionali da coprire.
D: Mi colpisce però un fatto. Gli Stati Uniti, da sempre, sono uno dei mercati di riferimento della boxe, quindi lì si dovrebbero trovare comunque dei “super coach”.
R: Intanto boxe e striking sono due cose completamente diverse. A partire dalle protezioni adottate: il guantone nella boxe e il guantino nelle mma. Qui ti devi difendere e attaccare in modo assolutamente diverso, proprio perchè non puoi contare sulla protezione del guantone. E poi c’è un tema di metodo di lavoro che ho introdotto. Nei team americani, ad esempio, c’è una vasta presenza di coach, ma, non sempre, questi insegnanti sono a disposizione del singolo combattente durante l’intera fase di preparazione al match. Lavorando con tutti è difficile che si possa ricevere un lavoro “dedicato”. Ed è quello che faccio ogni volta che mi affianco and un fighter della UFC, quando offro le mie consulenze specifiche nello striking.
D: Torniamo a parlare di combat sports. Cosa manca nel nostro settore per raggiungere i livelli raggiunti in altre promotion internazionali?
R: Posso essere sincero? Il nostro sistema (ovvero quello dei “combat sports”, nda) è molto chiuso e lo è da molti anni. Questi due aspetti combinati non sempre hanno consentito una crescita costante. A mio modesto parere prima ancora bisogna crescere molto a livello di coaching.

D: Ma perchè non abbiamo tanti atleti italiani che riescono a centrare l’ingresso in UFC?
R: Nella realtà in questa fase storica della promotion americana non è impossibile centrare questo obiettivo ambizioso, che, per molti atleti italiani, è un vero e proprio “sogno“. Calcolate che, ormai, il roster della UFC ha superato i 700 atleti (secondo alcuni addetti ai lavori forse è vicino anche alle 1.000 unità). Per quello che sto vedendo come coach, ci sono tanti atleti di livello medio. Il vero problema non è entrare nella promotion a stelle e strisce, quanto piuttosto restarvi. Oggi quello che conta di più è avere un record pulito: già con un 5-0 o un 6-0 si può ambire ad entrarvi…Come ho spiegato lavoro da tempo all’estero. E’ stata una scelta di campo, oltre che professionale. Bisogna anche iniziare a lavorare uscendo dai vecchi schemi. E’ importante avere rapporti diretti con la UFC e saper leggere come si sta muovendo nel mercato. Un esempio: oggi il record “pulito”, ovvero senza sconfitte o al massimo con una soltanto, è un paletto di ingresso. Questa è una scelta specifica che non troviamo nella kickboxing. In quest’altra disciplina si può ambire a calcare palcoscenici importanti anche quando si arriva da un periodo di flessione…E poi, più in generale, bisogna uscire dal “corto circuito” della ricerca del risultato fast-food. La crescita dell’atleta deve essere progettata e studiata a tavolino. Coach e manager devono lavorare assieme. Oggi in Italia ci sono molti coach, pochi manager.

D: Degli attuali prospect tricolori chi segue?
R: Due soprattutto: Stefano Paternò e Michael Pagani. Hanno degli ottimi score record. Lo meriterebbero assolutamente. Quello che posso dirvi è che l’Italia è seguita dagli americani molto di più di quanto si possa immaginare. Siamo considerati un “mercato del futuro”, anche perchè siamo considerati molto forti, a livello tecnico, proprio sullo striking. Ci manca, secondo me, completamente la parte di grappling, dove dobbiamo crescere molto di più se vogliamo essere competitivi. Però, ripeto, vedo ancora tante cose strane nella costruzione delle carriere di molti nostri atleti. E vedo ancora troppi pochi italiani che hanno il desiderio di confrontarsi all’estero, anche soltanto partecipando ad un camp per il potenziamento delle tecniche di combattimento. Personalmente ho girato tantissimo in questi anni, quella che un tempo si chiamava “gavetta”. Non vedo poi tutta questa “fame” in giro. Molti si focalizzano troppo sulla leadership in ambito domestico, ma la vera competizione è all’estero, non all’interno dei nostri confini nazionali. Prima lo si capisce, prima si farà il definitivo salto di qualità che tutti si aspettano o che più semplicemente anelano.
D: E nella tua specialità, la kickboxing?
R: Ci sono diversi talenti italiani da seguire nei prossimi anni. Mi piacciono molto Michael Samperi (sbarcato da poche settimane in GLORY), Alessio Malatesta, Eddy Vinotti, Lenny Blasi e, con un pizzico di orgoglio, segnalo anche un atleta locale che sto seguendo personalmente: parlo di Adam Stroppa attualmente imbattuto (score record di 4 vittorie su 4 match). Sempre nella kickboxing stimo molto Lorenzo Di Vara, sta lavorando benissimo e quest’anno parteciperà nella sua categoria di peso alle finali del K-1 World Max a Tokyo (il prossimo luglio). Una bella opportunità per lui e per l’Italia.
D: Chi di questi si avvicina al profilo della “leggenda” Giorgio Petrosyan?
R: Parlare di Giorgio mi emoziona ancora oggi, perchè tante volte ho avuto l’onore di fare sparring con lui a Milano. Era in grado di fare 6 round di sparring su base quotidiana: un “GOAT” della kickboxing. Proprio per questo non è possibile fare un confronto con un atleta di questo livello. Non è paragonabile con nessuno. Parliamo di un atleta in grado di raggiungere, in carriera, le 108 vittorie in giro per il mondo. Sono numeri “monstre” difficilmente replicabili nel breve periodo!.









