GLORY ha annunciato, nelle ultime ore, la sospensione del 38enne campione lituano Sergej “Kuvalda” Maslobojev per violazioni delle Regole Antidoping di GLORY (“ADR”) a seguito di due campioni risultati positivi, raccolti sia fuori competizione, che in competizione, il 14 giugno 2025 a GLORY #100 (quando fu opposto al marocchino Tarik Khbabez, sconfitto prima del termine del R4 dopo aver subito 3 K.D.). Tutti i campioni sono stati analizzati presso un laboratorio accreditato dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA).
Maslobojev è risultato positivo a un metabolita dello stanozololo, una sostanza proibita appartenente alla classe degli Agenti Anabolizzanti nella Lista delle Sostanze Proibite della WADA, che è incorporata nelle ADR di GLORY.
Sulla base delle prove fornite e delle circostanze del suo caso, inclusa la sua idoneità a una riduzione della sanzione grazie alla sua piena e completa collaborazione, Maslobojev ha ricevuto una sospensione di 12 mesi a partire dal 14 giugno 2025, data in cui è stato raccolto il campione.
Sebbene il lituano Maslobojev avesse già rinunciato al titolo dei pesi mediomassimi conquistato a GLORY 100, i risultati dell’evento sono stati ora ufficialmente dichiarati “no contest”. Inoltre, GLORY ha imposto conseguenze finanziarie in conformità con il regolamento.
Chiaramente, essendo arrivato il verdetto del controllo anti-doping con così forte ritardo (rispetto alla data del match: 14 giugno 2025), il campione lituano vedrà scadere il proprio “stop forzato” tra meno di 90 giorni, visto che il 14 giugno 2026 è proprio il termine ultimo dei 12 mesi di sospensione. Forse avrebbe avuto più senso far partire i 12 mesi dal momento della conferma dei risultati del test anti-doping di verifica. Non è stato poi comunicato il valore economico della multa che Maslobojev dovrà pagare all’organizzazione internazionale di kickboxing. Fronte atleta lituano lo stesso si dichiara ancora oggi totalmente “clean” e proprio per questo ha condotto autonomamente una serie di analisi anti-doping, presso un laboratorio londinese (accettando anche di testare i proprio capelli) per dimostrare la propria innocenza e di non aver mai usato sostanze dopanti.









