Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di parlare delle polemiche scoppiate al termine del match Mazzon vs. Faraoni, durante la serata di sabato scorso a Milano (co-main event di TAF#12), che ha visto il boxeur milanese vincere il titolo italiano dei medi per split decision nei confronti del rivale romano. Fin qui la fredda cronaca della sfida sportiva, che abbiamo analizzato, nei giorni scorsi, concordando sulla vittoria finale, dove Francesco Faraoni ha pagato lo scotto dell’inesperienza. Ha incontrato (forse troppo presto) un pugile esperto (con match importanti anche all’estero), che ha saputo impressionare i giudici molto di più del fighter capitolino.
Nel secondo round, tra l’altro, con un gancio al mento, Christian Mazzon ha mandato giù Francesco Faraoni costringendolo ad un match con handicap) Ma, poche ore dopo il termine della sfida, si è aperto un altro capitolo che ha generato più hype del risultato stesso. Rovinando, questo bisogna dirlo, quanto di buono si era visto sul ring.
Ma andiamo per gradi. Christian Mazzon, post match, ha dichiarato di aver accusato un forte malessere e di essere stato esortato, dal medico presente all’interno dell’Allianz Cloud, a recarsi all’ospedale per un doveroso controllo. Corretto farlo? Assolutamente. La salute dell’atleta viene, secondo noi, prima di qualsiasi cintura o risultato sportivo. Fin qui siamo perfettamente allineati con Mazzon. Poi, però, è emerso che la visita all’ospedale ha portato, di fatto, ad un mancato controllo a livello di anti-doping.

Lo statement ufficiale
E’ stata la stessa promotion TAF a confermarlo in una news ufficiale pubblicata sul sito: “Christian Mazzon non ha effettuato il controllo antidoping della NADO (Organizzazione Nazionale Antidoping)”.
Anche qui vogliamo essere molto chiari: i controlli non spettano a Mazzon, ma al personale delegato a questa tipologia di attività. Non si capisce, tra l’altro, perchè non sia stato accompagnato per eseguire in loco i controlli del caso. Detto questo, però, al posto di Mazzon, sarei stato io il primo (post ospedale) a chiedere che il controllo in esame venisse effettuato quanto prima. Siamo a mercoledì sera e, per il momento, non abbiamo notizia di ciò, ma magari è avvenuto e ancora non è stato comunicato ai media. Ce lo auguriamo! Sarebbe una bella notizia e la fine di una querelle molto spinosa…

Il parallelo con il calcio
Voglio sottolineare un ulteriore aspetto rispetto a questo tema: nel 2021-2022 sono stato vicepresidente di Lega Pro e da noi, nel calcio professionistico, non si tornava sul pullman-squadra se prima non erano terminati i controlli anti-doping. Nel calcio, ve lo assicuro, un caso del genere non sarebbe mai avvenuto. La boxe deve crescere e, forse, deve anche imparare proprio dal mondo del pallone, tanto vituperato, ma sempre sport n.1 se parliamo di controlli medici e/o anti-doping.
Ad Edoardo Germani, giovane patron di “The Art of Fighting”, mi permetto di dare un consiglio: nel futuro, nei contratti che firmerà con i boxeur, inserisca una piccola clausola di tutela per evitare nuovi casi del genere. Perchè le polemiche scoppiate, immediatamente dopo, non hanno fatto bene alla sua promotion. E questo è un peccato!
Perchè Godot…
Qualche lettore potrebbe chiedermi: ma perchè Godot? E soprattutto chi è o cosa è Godot? Intanto, permettetemi, è una citazione dotta. Un pò di cultura, anche nei combat sports, non fa mai male. Ma entrando nello specifico, “Aspettando Godot” è un’opera teatrale del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, nel quale due personaggi, Vladimiro ed Estragone, si intrattengono in una varietà di discussioni mentre attendono il “signor Godot”, che non arriva mai.
Nel caso specifico, per chi ancora non l’avesse capito, “Godot” è il controllo anti-doping che ancora attendiamo pazientemente.









