Ieri sera (sabato 16 maggio), Netflix ha ospitato il suo primo evento di MMA (mixed martial arts) della sua recente storia, l’MVP MMA 1, che si è tenuto all’Intuit Dome di Inglewood, in California (USA). L’evento inaugurale di MVP MMA è stato costruito su un perfetto mix di recenti leggende del passato e di talenti emergenti (come nel caso del fighter Salahdine Parnasse). Riflettori puntati soprattutto sull’ex icona UFC la 39enne Ronda Rousey (tornata a combattere nella gabbia dopo diversi anni) e sul 41enne bad boy californiano Nate Diaz (opposto a Mike Perry, uscito vincitore dal match dopo uno scontro durissimo). L’evento più seguito (dai fan) è stato proprio quello di Ronda Rousey, che, in appena 17 secondi, ha finalizzato, con un armbar (dopo essere andata in ground and pound), la 44enne rivale texana Gina Carano (nome storico delle mma in “rosa”).
Cachet miliardari, ma a quale prezzo per il pubblico?
Incredibile, però, che l’opponent della Rousey (con un passato nelle mma ma anche nello starsystem) sia riuscita a malapena a tirare un calcio basso alla gamba alla sua avversaria, prima di essere portata a terra e appunto finalizzata. Secondo diversi portali specializzati americani Rousey incasserà un cachet di 2,2 milioni di dollari (anche se ci sono fonti che parlano anche di oltre 3,5 mln), mentre Carano più di 1,05 milioni di dollari. Tanto, forse troppo, considerato che è riuscita (forse) ad abbozzare un calcio (neppure così devastante) alla vincitrice del match.
Oltre 1 milione di dollari per un solo colpo in gabbia è anche questo un record. C’è da sperare che nel futuro i contratti delle promotion, con questi atleti-icone, siano più rigorosi, perchè, dal punto di vista del pubblico, non è stato molto entusiasmante. Non si può attendere mesi per poi “accettare” un match che si conclude in soli 17 secondi (anche se Ronda Rousey, anche nella UFC, l’ha fatto più volte – ma certamente non a queste cifre). Il pubblico vuole pathos e battaglia, soprattutto se parliamo di combat sports.
Il match infatti della serata di Inglewood è stato quello che ha visto Nate Diaz soccombere nei confronti di Mike Perry, ma dopo un combattimento senza esclusioni di colpi (con “Nate” uscito con un viso sfigurato per i colpi).
Un commento tecnico, ma con l’occhio rivolto alla parte organizzativa, è arrivato da Diego Famulari, ground manager (e non solo) di tanti grandi eventi di combat sports in Italia (da Oktagon, passando per Petrosyanmania, fino a Torino Boxing Show). Il founder della Wide srl (con sede a Gallarate – in provincia di Varese) ha pubblicato questo interessante post rivolto agli addetti ai lavori:

L’evento MVP Most Valuable Promotions su Netflix non è interessante solo per chi segue gli sport da combattimento. È interessante per chi lavora su eventi, media, brand e business. Perché quello che Jack Paul e Most Valuable Promotions stanno costruendo non è semplicemente una promotion sportiva. È un ecosistema. Atleti. Storytelling. Distribuzione globale. Piattaforma streaming. Sponsor. Contenuti social. Personaggi capaci di generare attenzione anche fuori dalla nicchia.
Ed è qui che cambia tutto. Negli eventi moderni non basta più “mettere in piedi una card”. Serve costruire un prodotto media. Un evento deve vivere: → prima, nella narrazione → durante, nella produzione → dopo, nei contenuti e, nella conversazione, Netflix, con gli eventi live, sta dimostrando che lo sport può diventare contenuto globale, non solo appuntamento televisivo. Jake Paul, piaccia o no, ha capito una cosa prima di molti altri: l’attenzione è una parte fondamentale del prodotto. In Italia, oggi, un’operazione di questa scala sarebbe difficilissima da replicare. Non solo per budget o mercato. Ma perché servono: → piattaforme forti → sponsor con visione media → atleti/personaggi capaci di uscire dalla nicchia → produzione di livello internazionale → strategia contenuti prima e dopo l’evento → una distribuzione che superi il pubblico già appassionato.
La vera domanda secondo me è questa: gli eventi sportivi, anche in Italia, devono continuare a essere pensati come “serate” o iniziare a essere costruiti come ecosistemi media? – ha dichiarato Famulari sul suo profilo Linkedin.









